In effetti avrei potuto intitolare il post “Bosoni e…”, ma preferisco concentrare la volgarità nel corpo del testo. Vedete, come qualcuno di voi già saprà, poche cose mi fanno incazzare di più di sentire gente senza le specifiche competenze parlare a vanvera di qualcosa, fregiandosi della leggerezza dei grandi esperti. Quando poi la gente proviene da un’estrazione umanistica e la cosa su cui pretende di sentenziare è invece un argomento scientifico, l’indignazione raggiunge la stratosfera, dove per fortuna ci pensa Harlan Ellison - parafrasando il buon vecchio sommo Albert Einstein - a ricordarmi che, dopotutto, l’idrogeno deve spartirsi il dominio dell’universo con l’idiozia degli uomini. E un po’ mi aiuta a sbollire l’insofferenza.

La macchina del Big Bang si blocca. Per una briciola di pane, titola oggi l’articolo del Corriere scritto da Severgnini. E dentro ci troviamo un distillato purissimo, per quanto - voglio concedere all’autore il beneficio della buona fede - del tutto inconsapevole, del pregiudizio che in Italia avvolge ogni materia scientifica. Si parla del più grande e importante esperimento concepito dagli scienziati per darci qualche elemento sull’origine e la natura dell’universo, svelando l’esistenza o meno del famigerato bosone di Higgs, e il noto giornalista non trova di meglio da fare che sminuire la portata dell’esperimento richiamandosi a una notizia che sta facendo il giro del mondo in queste ore, malgrado manchi ancora una pronuncia ufficiale da parte del CERN.

Quindi, giù con il divertimento a buon mercato, rifacendosi per altro a un articoletto inglese che cita come sua fonte il Brisbane Times, testata sicuramente rispettabilissima, ma non accreditata - a quanto mi risulta - tra le pubblicazioni di rilevanza scientifica internazionale. Il che mi ricorda un po’ gli show di alcuni comici nostrani, tutti incentrati sulla comicità del banale, al limite della stupidità. Per esempio, nessuno studente all’ultimo anno di liceo scientifico (italiano, pre-riforma Gelmini, se non altro) si sognerebbe di attingere senza il minimo scrupolo critico a una voce di Wikipedia per riprodurre fedelmente la seguente descrizione di LHC: “una macchina studiata per accelera­re protoni e ioni pesanti fino al 99,9999991% della velocità del­la luce, e scoprire l’origine del­l’universo”. Perché uno studente con nozioni elementari di chimica sa che cos’è un protone e cosa è uno ione pesante e, benché sia vero che LHC sia nato per produrre collisioni tanto tra fasci di protoni quanto di ioni pesanti, l’energia richiesta per accelerare gli uni non è comparabile con quella necessaria per accelerare gli altri, con la conseguenza che la stessa energia di picco dell’acceleratore del CERN non può produrre la medesima accelerazione nei due casi. E non ci vuole una laurea per questo, in quanto fatte due proporzioni tutti sanno benissimo che la spinta necessaria per portare da 0 a 100 km/h un camion o un’utilitaria non è la stessa.

Il diavolo si nasconde nei dettagli, dice Severgnini. E non possiamo che dargli ragione. Non c’è nessuna differenza tra l’informazione spacciata per scientifica in questo modo e le trasmissioni sensazionalistiche e disinformative di un Giacobbo qualsiasi, pagato con il canone dei contribuenti. Ma dopotutto devo ringraziare articoli come questo per fornirmi un inesauribile bacino di dimostrazioni empiriche alla mia teoria sullo stato della cultura e la salute dell’Italia in questo scorcio di XXI secolo. Che, for the dummies, è così riassumibile:

L’Italia non è mai guarita dalla sua sindrome delle Due Culture.

Malgrado tutti i finti progressismi, le aperture di facciata, le celebrazioni di convenienza. E questo porta con se due conseguenze. La prima, particolare, è che non dobbiamo meravigliarci per il pregiudizio imperante verso la fantascienza. La seconda, generale, è che non dobbiamo meravigliarci per lo stato in cui versa il Paese.

Infine, per chi volesse capire davvero cosa si nasconde dietro l’ipotesi di retrocausalità - che, caro Severgnini, no, non è stata lanciata da Dennis Overbye sul NYT, e basterebbe aver letto l’articolo per saperlo - consiglio di partire da questo ottimo post di Amedeo Balbi. La faccenda è molto più affascinante, nel suo essere comunque paradossale e borderline, della favola dell’uccellino e della briciola di pane.