Da un paio di settimane a questa parte, mi sto gustando in terza visione la prima stagione di questa anomala serie televisiva americana, approfittando dell’ennesima replica programmata da MTV (ogni sera, poco dopo le 20.00) per colmare gli episodi bucati nelle due o tre precedenti visioni. E devo ammettere che lo spasso raggiunge ancora vertici notevoli, esorcizzando così il rischio assuefazione.

Breve digressione. Mi accorgo, dopo la bellezza di 364 post, di non avere mai speso una parola sulla televisione. Sarà che ormai tipicamente uso lo strumento un po’ come generatore di rumore di fondo e un po’ come lava lamp per far scaldare i pensieri, mentre le orecchie assimilano musica dalle cuffie e gli occhi ballano tra lo schermo della TV e quello del SuperToshiba in cerca di ispirazione. Sarà che generalmente i palinsesti meritano allo strumento proprio questo uso collaterale, alternativo allo spegnimento definitivo. Ma negli ultimi tempi mi è capitato di consolidare vecchie infatuazioni (Scrubs) e di contrarne di nuove (lo stupefacente Life on Mars e, in misura minore, Jericho e Californication), quindi può valere la pena creare una nuova categoria ad hoc, destinata di certo a restare poco sfruttata, ma utile per archiviare le impressioni dello spettatore che è in me. Il nome scelto è abbastanza autoesplicativo: In the air. Questa è la prima puntata.

Reaper - In missione per il Diavolo è una commedia nera con risvolti sovrannaturali del 2007 e alla prima stagione di 18 episodi (13 + 5, a causa dello sciopero degli sceneggiatori che in quel periodo bloccò l’industria cinetelevisiva americana) ne è seguita una seconda di 13, prima che lo scorso maggio la rete The CW ne annunciasse la chiusura. La seconda stagione verrà trasmessa in Italia a partire dal prossimo giovedì 8 ottobre (ore 22.00) e in effetti non è difficile intuire la funzione di lancio assolta dalla ri-programmazione di queste repliche.

Sam Oliver (Brett Harrison) vive nei suburbi di Seattle e lavora in un superstore dell’immaginaria catena Work Bench. La sua vita si divide tra la routine del commesso, le ragazzate che lo vedono coinvolto con gli amici/colleghi Sock e Ben e le serate alcoliche in loro compagnia. Sembrerebbe destinato a questa esistenza di magre soddisfazioni, sennonché al suo ventunesimo compleanno apprende dai genitori che la sua anima è stata venduta al Diavolo in un patto scelerato stretto prima del suo concepimento. E il nemico giurato del Supremo-nell’Alto-dei-Cieli non tarda a manifestarsi per esigere il suo credito: sfoggiando il ghigno luciferino di Ray Wise (indimenticabile nel ruolo del sinistro Leland Palmer in Twin Peaks) il Diavolo comunica a Sam di averlo scelto come suo inviato sulla Terra. Da questo momento in poi, vestirà i panni del Tristo Mietitore, per “raccogliere” le anime dei dannati fuggiti dall’Inferno e ricondurle sotto la custodia del loro legittimo responsabile. Naturalmente, all’inizio Sam è alquanto riluttante di fronte a questa sua nuova mansione, ma il Diavolo sa dimostrarsi all’occorrenza molto convincente.

A partire da qui si snoda una storia tesa come una corda di violino per tutte le 18 puntate della prima stagione. Le situazioni in cui incappano Sam e i suoi amici vanno dall’arruolamento “coatto” al tentativo di ribellione contro il Diavolo, nell’ambito di un complotto ordito da una banda di demoni esiliati tra gli umani. E Ben si ritrova costantemente costretto a barcamenarsi tra gli incarichi del suo datore di lavoro sovrannaturale (una routine che si conclude con la consegna dell’anima catturata a una custode infernale, in uno dei posti più infernali della Terra: gli uffici della Motorizzazione), le scorribande “sabotatrici” ai danni della direzione organizzate tra gli scaffali del Work Bench da Sock (Tyler Labine, il cui talento comico merita una menzione particolare) e il principio di una relazione con Andi (interpretata da Missy Peregrym, e anche qui ci sta bene una menzione, unita alla speranza di vederla presto coinvolta anche in altri progetti di spessore analogo).

Un ritmo senza cali di tensione capace di alternare bene azione e commedia e un cast di ottimi attori al servizio di situazioni sospese tra il grottesco e il tragicomico, con una sfumatura di fondo malinconica anche quando gli eventi sembrano prendere una piega esilarante, fanno di questo prodotto un piccolo gioiello per chi, come il sottoscritto, resta affascinato dalle zone marginali dell’Impero che ha venduto al Dio-Mercato la sua anima. Gli elementi di critica in effetti non mancano, ma restano tranquillamente nascosti nel tessuto narrativo: possono così essere colti o meno, senza compromettere il gusto della visione per chi fosse in cerca di un prodotto di mera evasione.

Particolarmente efficace la caratterizzazione dei personaggi. Tra le massime che costellano i discorsi del Diavolo, vale forse la pena ricordarne un paio:

“I francesi hanno inventato l’amore soltanto per dare un aspetto civile a un bisogno primario”.

Sam: “Se le fai del male, giuro su Dio…” Il Diavolo: “Giuri su chi?! Come se ci fosse solo lui…”

Ideato dagli sceneggiatori di Law & Order Michele Fazekas e Tara Butters, Reaper (questa la sua pagina wiki) si è avvalso per la regia del primo episodio di un autore d’eccezione come Kevin Smith (Clerks, Dogma), poi associato alla serie nel ruolo di consulente. Dispiace che l’avventura sia durata solo il tempo di due stagioni. Ma anche in questo il Diavolo deve averci infilato lo zampino…