La “città del futuro”, come titolava un pezzo del Corriere.it di qualche giorno fa: ecco Pittsburgh, la sede designata da Barack Obama per ospitare il summit del G-20. Già Steel City, con la crisi dell’industria pesante Pitts divenne negli anni ‘80 l’emblema del collasso e della catastrofe urbana, giustificando il suo secondo soprannome, Smoky City. Oggi, amministrata da uno dei sindaci più giovani d’America (il ventinovenne democratico Luke Ravenstahl), dopo avere beneficiato di un programma di riqualificazione forse senza precedenti, Pittsburgh ha saputo lasciarsi alle spalle il declino delle acciaierie scoprendo una vocazione per la ricerca: nanotecnologie e bioingegneria le chiavi di volta, centro ospedaliero tra i più importanti degli USA e incubatoio per 300 start-up nate nel settore dell’informatica. I record le hanno meritato il nuovo appellativo di Roboburgh da parte del Wall Street Journal e il titolo di “città più vivibile d’America” nel 2009 da parte dell’Economist. Con questa parabola inversa rispetto a quella toccata in sorte a Detroit e ad altre american acropolis, Pittsburgh ha dimostrato come un’alternativa sia sempre possibile. Non meraviglia quindi che Obama abbia guardato in questa direzione, per lanciare il suo messaggio a un mondo che ancora brancola nelle tenebre della crisi.

Pittsburgh Brigde, picture by Briantmurphy
Pittsburgh Brigde, picture by Briantmurphy.

Pittsburgh, Pennsylvania. 312.819 abitanti stimati nel 2006, quasi due milioni e mezzo la popolazione nell’area metropolitana. Una città che è un patchwork di popoli, con la comunità italiana seconda sola a quella tedesca. Nei suoi suburbi i luoghi che fecero da sfondo all’epopea di Michael Cimino sul dramma del Vietnam, nella pellicola di culto Il Cacciatore; nei suoi paraggi le badlands sospese tra incubo e magia di Lucius Shepard, nella sorprendente novella Le stelle senzienti. Ma pur nella varietà delle rappresentazioni che la hanno interessata, per quanto in maniera marginale, non mi risulta che nessun autore, per quanto visionario o lungimirante, sia mai riuscito a prefigurarne la rinascita che oggi permette di additarla come il fiore all’occhiello di quella Nuova America che Obama non ha vergogna di mostrare al mondo, come un segnale di rottura con il passato e di cambiamento.

“Qui non si vedeva niente, i lampioni erano accesi anche di giorno, il fumo degli altiforni offuscava tutto, i fiumi erano neri e putridi” è la testimonianza di Tony Buba, ex operaio figlio di minatori e dagli anni ‘70 filmmaker che non ha mai smesso di documentare la quotidianità di Braddock. “Poi le fabbriche hanno chiuso i cancelli, la città s’è fermata, la nebbia ha cominciato a diradarsi e pian piano è comparso il sole. A quel punto la gente ha scoperto di vivere in una città meravigliosa, ha deciso che bisognava farla rinascere. Ed eccoci qui, con l’Economist che dichiara Pittsburgh addirittura la città più vivibile d’America. Sto cucinando un luccio che ho pescato stamattina, passa pure”.

Pittsburgh view, by Evad310
Veduta di Pittsburgh, di Evad310.

Anche Vernon, il protagonista di Stelle senzienti, pesca lucci dalle acque torbide dei fiumi di Black William, località fittizia che potremmo situare da qualche parte qui intorno, ma sotto il pelo dell’acqua sembrano annidarsi creature ostili e terribili. A Pittsburgh, invece, si vive la primavera di un nuovo Rinascimento, in cui la Upmc, provider ospedaliero leader nel settore dei trapianti, ha preso il posto dei colossi dell’acciaio.

Il segreto di una transizione riuscita, proprio nel cuore della Rust Belt, è rimasto insondabile per tutti. Naturale che venga spontaneo chiedersi come sia stato possibile. Com’è che una città che vent’anni fa versava in condizioni analoghe a Detroit ha saputo risollevarsi e risalire la china, mentre molte altre hanno continuato il loro inesorabile declino? Scoprire la storia della rinascita di Pittsburgh a così breve distanza dalla lettura di quel libro mi ha lasciato inizialmente spiazzato, ma poi mi è sovvenuto il ricordo del finale di Shepard, che quantomeno lascia aperto più di uno spiraglio su un domani migliore.

Credo che la grandezza degli scrittori di fantascienza risieda proprio nell’intuire una possibilità di cambiamento. L’onestà dei politici, invece, nel non temere il buon esempio.

City Sunrise, by Ireland4517
City Sunrise, picture by Ireland4517.