Il 17 settembre dello scorso anno moriva James Crumley. Me ne sono ricordato tardi, ma un ricordo tardivo è pur sempre preferibile al silenzio. E allora lo richiamo qui, mentre mi accingo a completare il pezzo con cui lo ricorderemo sul primo numero di Next Station versione web magazine (ancora un po’ di pazienza…), dopo avere appreso attraverso il blog di Luca Conti che da qualche giorno è on-line anche il sito ufficiale dedicato allo scrittore di Missoula.

In qualche modo, tra le atmosfere immortalate da Albert Watson e la riproposizione di Sfumature di grigio a Philipsburg (la poesia di Dick Hugo che ispirò il suo titolo più celebre), nelle ultime settimane Crumley l’ha comunque fatta da padrone anche su queste pagine. Forse la fotografia più fedele, in questo momento, ce la regala un passaggio proprio de L’ultimo vero bacio, recitato per bocca dello scrittore scapestrato Abraham Trahearne, memorabile figura di una nullità di successo.

Porca puttana, certe volte mi domando se non mi sono già trombato l’ultima vera donna, scolato l’ultimo vero drink, spremuto dalle meningi l’ultima vera riga. E il bello è che non riesco a ricordarmi quando sarebbe successo, tutto questo.
 

 

Albert Watson, The road to nowhere, Las Vegas (2001).