A proposito di Google, nei giorni scorsi Dario Tonani mi segnalava questa notizia, richiamando la mia attenzione sulla notizia nella notizia rappresentata dalla menzione della SFWA e della sua adesione alla Open Book Alliance per porre un freno al Google Books Settlement. Un passo indietro. Anzi due.

Cosa è la SFWA? La Science Fiction and Fantasy Writers of America è l’associazione di scrittori che assegna ogni anno i premi Nebula. Fondata nel lontano 1965 da Damon Knight e James Blish come Science Fiction Writers of America, di cui conserva l’acronimo, con il tempo è cresciuta in adesioni e influenza, fino a raccogliere 1.500 autori professionisti di fantascienza e fantasy (ma anche editori, artisti e altri addetti al settore) da tutto il mondo e guadagnarsi un’influenza ormai largamente riconosciuta. In effetti, non ricordo se ha anche membri italiani, ma, qualora capitassero da queste parti, il S*ommo o il Gran Mastro Catalogatore potrebbero fornirci ragguagli.

L’Accordo di Transazione di Google Books Search (il cosiddetto Google Book Settlement) a cui l’Open Book Alliance si oppone è invece l’accordo raggiunto da Google con la Authors Guild e la Association of American Publishers dopo che questi nel 2005 avevano denunciato la grande G per “massiccia violazione del diritto d’autore” in merito al Google Books Library Project, con cui Google, d’accordo con alcune tra le principali biblioteche al mondo, si propone di digitalizzare e rendere disponibili alla consultazione on-line milioni di testi, in varie modalità (estratti parziali, riproduzione integrale, preview, file scaricabili) a seconda del diverso grado di copyright vigente sull’opera. La filosofia dietro questa iniziativa tende alla massima promozione e condivisione del sapere, ma già le associazioni che avevano fatto causa a Google intravedevano una possibile perdita di profitti come conseguenza dell’operazione. L’accordo, siglato lo scorso ottobre, prevede ora una remunerazione ai detentori del copyright pari al 63% degli introiti derivati a Google da annunci ed e-commerce associati al loro titolo e, in compenso, la libertà per Google Books di pubblicare in anteprima on-line fino al 20% del testo di un’opera coperta da diritti.

L’accordo non ha però messo d’accordo tutti e così si è venuto a creare il fronte anti-Google che, sotto l’insegna dell’Open Book Alliance, raccoglie tra gli altri Amazon, Microsoft, Yahoo!, Internet Archive e, dal 2 settembre scorso e a seguito di questa deliberazione dell’8 agosto, anche la SFWA. In breve, pur riconoscendo le buone intenzioni dell’iniziativa di Google, la SFWA ha deciso di aderire alla Open Book Alliance per:

• prevenire la creazione di un monopolio che potrebbe garantire a Google il pieno controllo sul mercato dei libri fuori catalogo;

• contestare il metodo di tutela del copyright proposto dall’accordo;

• ribadire il tema della violazione di copyright che era al centro della causa intetata a Google nel 2005.

La convergenza di interessi da parte di compagnie tecnologiche (Microsoft e Yahoo!) e del più grande rivenditore on-line di libri (Amazon) in realtà lascia intravedere anche un ulteriore bordo d’attacco, che riguarda il mercato dei libri digitali e degli e-book reader.

E da queste parti, cosa ne pensiamo? Me lo chiede Dario e in effetti potrebbe essere interessante mettere in piedi una bella discussione sul tema. Non mi sento particolarmente ferrato sull’argomento, in effetti, soprattutto per quanto attiene a tutto il background legale e ai risvolti tecnologici relativi ai lettori digitali, ma da profano avanzo una considerazione che fa presa soprattutto sul mio essere “consumatore” di opere, in prima istanza, e solo in seconda battuta - passatemi il termine - “autore”. La reticenza da parte delle associazioni di autori ed editori, a mio modesto parere, denuncia una mancata trasparenza degli autori di fronte al valore delle proprie opere e intravedo una volontà di preservare quel meccanismo di “offuscamento” (per riprendere un termine utilizzato dalla SFWA nel suo comunicato di adesione alla Open Book Alliance) della qualità dell’opera, su cui oggi si regge il mercato editoriale nella sua interezza.

La mia posizione si spinge istintivamente ancora più in là del Library Project e si può articolare nei seguenti punti:

• digitalizzazione integrale di tutte le opere, da rendere disponibili on-line in modalità preview o in download (a seconda del meccanismo di tutela dell’opera adottato dall’autore); free download per le opere fuori diritti;

• costituzione di un’autorità di vigilanza sui prezzi e di un mercato editoriale “sociale” (vogliamo chiamarlo welfare editoriale?) che garantisca la piena possibilità di accesso al sapere (e quindi parlo sia di fiction, che di saggistica, che di testi scolastici, universitari e tecnici) da parte di qualsiasi cittadino, a prescindere dal ceto e dalla disponibilità economica; siccome parlare di tessere richiama alla mente l’URSS e i diavoli rossi, un’alternativa potrebbe essere un sistema con fasce di prezzo: 1. minima (e-book e supertascabili); 2. media (le edizioni economiche da libreria); 3. alta (rilegati); 4 superiore (edizioni deluxe). I titoli dovrebbero tendere a seguire sempre una propagazione bottom-up (in altre parole: la pubblicazione dovrebbe tendere a salire la scala di prezzo, e mai a scenderla, garantendo in questo modo la piena possibilità di acquisto a tutte le tasche), fatta eccezione per alcune categorie che potrebbero essere inquadrate in fasce di prezzo precise: per esempio, i testi scolastici e alcuni testi tecnici (manuali) nella fascia media; i testi universitari e altri testi tecnici nella fascia alta. In ogni caso dovrebbero esserci tetti di prezzo e l’autorità predetta dovrebbe vigilare sul rispetto del meccanismo.

Come si vede, mi sono già spinto ben oltre i termini della questione. Il problema è che sono un comunista che scrive fantascienza. Quindi, adesso, se volete, facciamo un passo indietro insieme, torniamo al Library Project e al Google Book Settlement e, se vi interessa, parliamone.