Di Pynchon è finalmente approdato in Italia da qualche mese il mastodontico Contro il giorno (1136 pagine in edizione cartonata, ad un prezzo che mi costringe a varare una manovra finanziaria sul mio bilancio trimestrale - cascando per di più in un periodo che mi obbliga a rimandarne la lettura), mentre il 4 agosto scorso è uscito in America l’ultimo Inherent Vice, una detective story psichedelica e scanzonata accolta come la più leggibile tra le opere del bardo di Glen Cove e, addirittura, come “la più gradevole lettura da spiaggia dell’estate” (stando a quanto riferisce Tim Martin del Telegraph). I soliti preteriti che tengono in vita il prezioso portale Thomas Pynchon dot Com ne hanno già predisposto una guida wikipedica. E come se questo non bastasse, Inherent Vice rischia pure di trasformarsi in un film

Carmilla on line ripropone oggi questa densa prefazione di Pynchon al libro Stone Junction di Jim Dogde (1989), in cui si parla di frontiere elettroniche e mentali, cyberspazio, ribellione, resistenza, magia, universi paralleli, archetipi, iniziazioni e non solo.

Ne riprendo un paio di passaggi fulminanti.

Se accettiamo la nozione che l’utilizzo del potere contro chi non dispone di potere è sbagliato, ne consegue una serie di corollari sufficientemente chiari. Per esempio entriamo in possesso di un criterio che permette di distinguere, come hanno fatto del resto tutti i popoli (ma non sempre i loro governanti), tra fuorilegge e agenti del male, tra extralegalità e peccato. Non è necessaria un’analisi approfondita in merito, è un qualcosa che si avverte nella sua immediatezza drammaticamente impellente. “Ma sono banditi!” gemono indignati i custodi della legge, “banditi motivati unicamente dalla fame di denaro!”. Certo. Salvo che, disponendo da un’eternità del criterio di distinzione tra furto e riequilibrio, comprendiamo perfettamente i termini di una transazione in cui i fuorilegge, in qualità di broker dei poveri, risultando molto più esperti nelle arti e nelle tecniche del riaggiustamento karmico, operano un ricarico non superiore a una semplice Iva, ricarico talmente leggero per i loro clienti da risultare a tutti gli effetti accettabile per costoro e tuttavia abbastanza cospicuo da coprire i rischi estremi che si sono assunti, e insomma noi finiamo per amare questa gente, noi adoriamo Rob Roy, Jesse James, John Dillinger, con un’intensità di passione che di solito si riserva ad atti di tifoseria sportiva.

Secondo estratto:

Un metodo di resistenza abbastanza popolare è sempre stato quello di continuare a muoversi, cercando non tanto un posto in cui stare riparati, un luogo sicuro e stabile, bensì realizzando una sorta di stato di ambiguità dinamica in cui si ha la possibilità di essere presenti un po’ ovunque, lungo le linee del principo di indeterminazione di Heisenberg. Le moderne macchine digitali, tuttavia, si comportano con una velocità sufficiente a individuare con precisione le incertissime ellissi della libertà umana, con una certezza superiore a quella con cui si lascia stabilire la costante di Planck.

Iperbolico e pindarico come piace a noi. Sempre su Pynchon, segnalo questo intervento di Tommaso Pincio su L’incanto del lotto 49: una lettura critica che non condivido al 100%, ma che trovo perversamente intrigante. E adesso, siccome l’estate sta finendo, pronti per un salto indietro agli anni ‘70 narrati da Pynchon? Cliccate qui oppure sul booktrailer qui sotto… e buon ascolto!