Dopo il post di sabato, un po’ di geopolitica ci sta tutta. Riprendendo un discorso che lo Strano Attrattore affrontava fin dagli albori di questa sua ultima incarnazione, parliamo di energia e di rivoluzione energetica, quella annunciata e perseguita da Barack Obama con la sua Amministrazione. La nuova America si prefigge l’obiettivo di arrivare entro il 2030 a un 20% del suo fabbisogno energetico coperto da energia eolica e solo nell’ultimo anno ha installato complessivamente 8.300 MW di nuovi impianti.

Come ci spiega Federico Rampini in questo articolo per Repubblica, il settore delle energie rinnovabili è la chiave per uscire dalla crisi: e oltre all’America lo ha capito anche la Cina, che ambisce al ruolo di Dragone Verde con i suoi 220 miliardi di dollari stanziati per sostenere lo sviluppo dell’industria verde. E già il 2008 è stato un anno decisivo, forse di non ritorno: per la prima volta i capitali privati investiti nelle fonti rinnovabili hanno superato quelli dedicati ai combustibili fossili. 140 contro 110 miliardi di dollari. Merito in gran parte dei colossi emergenti, Cina e Brasile in testa.

I numeri in gioco sono importanti. E allora è lecito chiedersi cosa - materialmente - sostituirà il petrolio e l’oro negli equilibri dei mercati internazionali. La risposta ci arriva da questo articolo di Emanuele Perugini, apparso su L’espresso lo scorso 14 gennaio. Gli elementi del futuro sarebbero silicio, platino, uranio e litio. E la caccia ai giacimenti è già partita, a volte con la tutela degli organismi governativi preposti, altre no. Esemplare il caso della Bolivia di Evo Morales e della sua prudenza in merito alle attività di estrazione del litio, essenziale per la realizzazione delle batterie che alimentano computer, cellulari, palmari e lettori portatili, ma destinato a diventare strategico anche per le nuove auto elettriche (“La Chevrolet Volt, l’auto ibrida annunciata per il 2010, avrà una batteria al litio, come pure modelli annunciati dalla Nissan e dalla Mercedes”).

 “Lo sfruttamento secolare delle nostre risorse è finito”, ha avvertito Luis Alberto Echazu, ministro delle Miniere della Bolivia. Per evitare gli errori e gli orrori del passato - nelle miniere di argento e di stagno di Potosì, a qualche decina di chilometri dal Salar di Uyuni, in cinque secoli di sfruttamento coloniale sono morti otto milioni di Indios - il governo di Evo Morales ha avviato un progetto pilota che una volta a regime porterà all’estrazione di circa 1′200 tonnellate di litio all’anno per arrivare nel 2012 a 30 mila. Cifre alla mano gli analisti delle principali aziende automobilistiche hanno cominciato a storcere il naso. “Anche se nei prossimi anni il mercato delle auto elettriche dovesse rimanere di nicchia”, spiega Eichi Maeyana, rappresentante della Mitsubishi a La Paz, “ci sarà bisogno di almeno 500 mila tonnellate di litio all’anno”.

L’impatto di questo collo di bottiglia nella produzione del litio non potrà non avere ripercussioni sul prezzo di questo minerale. “Temiamo che il prezzo del litio, senza un aumento della produzione da parte della Bolivia, possa diventare proibitivo, con aumenti anche del 500 per cento nei prossimi cinque anni”, aggiunge Maeyana. Oggi la SQM, la società cilena che produce un terzo del litio del mondo, pretende per il suo oro bianco 12 mila dollari a tonnellata, nel 1996 era quotato duemila dollari a tonnellata. Con una domanda di litio per l’elettronica portatile che cresce al ritmo del 25 per cento l’anno, si calcola che per il 2015 saranno disponibili solo 300 mila tonnellate di litio per l’industria dell’auto. Un quantitativo sufficiente per un milione e mezzo di veicoli del tipo della Chevrolet Volt ricaricabile annunciata dalla GM.

D’accordo, non sono più gli anni della dottrina Truman e della guerra fredda, ma come ogni transizione anche questa si troverà a essere agitata da correnti e spinte sotterranee. Proprio come quelle che portarono alla rimozione di Enrico Mattei.

[Nella foto della NASA, veduta satellitare del deserto di Salar de Uyuni, che con i suoi 12mila kmq è la più vasta distesa salina al mondo. Qui si stima che sia concentrato un terzo delle riserve mondiali di litio.]