Archive for Giugno, 2009

Ballardian Blues

Posted on Giugno 12th, 2009 in Connettivismo, Fantascienza, Letture, Proiezioni, ROSTA | 2 Comments »

Prontamente segnalato dal compagno Fernosky, approda sulle pagine elettroniche di Delos il nostro articolo su La Mostra delle Atrocità (il libro e il film) scritto lo scorso anno, di questi tempi, per il cineforum milanese e ripresentato adesso per iniziativa del curatore Carmine Treanni.

Il cantore dell’uomo moltiplicato/atomizzato/disintegrato è morto.

Lunga vita a Jim Ballard!

In memoria del compagno Berlinguer

Posted on Giugno 11th, 2009 in Agitprop | 7 Comments »

Una società più austera può essere una società più giusta, meno diseguale, realmente più libera, più democratica, più umana. [da Austerità, occasione per trasformare l'Italia, Roma, 1977]

La questione morale esiste da tempo, ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico.

Enrico Berlinguer (25 maggio 1922 - 11 giugno 1984)

Iron Man: Extremis

Posted on Giugno 5th, 2009 in Fantascienza, Futuro, Graffiti, Postumanesimo, ROSTA, Transizioni | 5 Comments »

Mi piace parlare delle cose che contano. Mi piace parlare delle vere scoperte scientifiche. Non di aspirapolvere assassini e telefoni satellitari che nessuno comprerà mai. Perché parlare sempre in termini di merce? Perché pensare che il futuro sia solo un’opportunità per vendere? Non mi piace.

Tony Stark

La verità essenziale — e cioè che oral’america è governata da un conglomerato post-politico di multinazionali — è dura da digerire. E’ più facile pensare che la strada per la libertà richieda di starsene in piedi su una gamba sola per un’ora. Siamo di fronte al futuro, ma non riusciamo a vederlo.

Sal Kennedy

Scritto con la consueta attenzione per l’immaginario fantascientifico e la tecnologia da Warren Ellis, illustrato con tecniche da iperrealismo cinestetico da Adi Granov, trovate in tutte le edicole raccolta in un solo volume Extremis, la saga postcyberpunk dedicata al più fantascientifico dei supereroi Marvel: Iron Man. Già cyborg, personaggio controverso nella Guerra Civile che ha stravolto le sorti dell’universo Marvel, industriale di successo e figura politica, Tony Stark veste ora i panni del prototipo del postumano, senza perdere le sue ossessioni e le sue ambiguità.

In una storia dinamica che non manca di lampi speculativi illuminanti, sul futuro e sull’utilizzo delle tecnologie, sull’importanza del progresso scientifico e sulla simbiosi tra conoscenza e società, Warren Ellis ci mostra Iron Man sulla soglia dell’ennesima rivoluzione paradigmatica. Ottimizzate le caratteristiche dell’armatura red and gold, non gli resta che agire sull’unico campo che gli lascia ancora margini di miglioramento: l’uomo che la veste. E l’opportunità gli viene offerta da un virus tecno-organico che qualcuno ha già pensato di iniettarsi per diventare una macchina biologica da guerra. Nanotecnologie, psichedelia, mutazioni e augmented reality saranno per Iron Man gli ingredienti del salto verso una Singolarità molto umana.

“Sono giunto a considerare l’LSD un’abrasione psichiatrica” sostiene a un certo punto Sal Kennedy, guru e futurologo a cui Stark finirà per rivolgersi ancora in futuro. “Attinge alla tua memoria con un criterio casuale. Il DMT e i funghi sono più vivaci e interessanti. Il DMT mi interessa perché ti porta al di là di quello che è la tua memoria. Sai che il sessanta percento delle persone hanno le stesse allucinazioni con il DMT? Terence McKenna li chiamava elfi frattali. Piccoli artefatti tecnologici saltellanti che si esprimono con un codice elementare che, qualunque sia la loro lingua, tutti possono capire. Lui pensava di aver raggiunto l’Aldilà. Io credo sia il sistema operativo del corpo umano.
Il cervello è progettato per assorbire e processare il DMT, lo sapevi? Credo che siamo fatti per assumerlo. Che siamo fatti per vedere i nostri stessi sistemi operativi. Forse dobbiamo modificarli. Forse dobbiamo cambiare i nostri stessi corpi.
Le droghe sono tecnologie, Tony. Nei luoghi in cui è sorta la civiltà, c’erano funghi psichedelici. E’ dimostrato che quei funghi aumentano la percezione visiva. Questo rendeva gli uomini di allora cacciatori migliori.
L’armatura di Iron Man che hai costruito, Tony… ha sensori, zoom e così via? [...] Stessa cosa. [..] Non vi siete allontanati molto dal branco, no?”

E questo è solo un assaggio di quello che può fare Ellis, che con le sue storie proprio come Sal Kennedy cerca ripetutamente di “inculcarci una visione del futuro”, senza risparmiarci i richiami all’attualità. Extremis era già stata pubblicata nel 2006 da Panini Comics e in quell’occasione Ivan Lusetti gli dedicò una recensione su Fantascienza.com. Adesso i ritardatari potranno recuperarlo in “Supereroi. Le Grandi Saghe”, la collezione riproposta da Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport.

Star Trek

Posted on Giugno 2nd, 2009 in Fantascienza, Proiezioni | 6 Comments »

Spazio, ultima frontiera. Eccovi i viaggi dell’astronave Enterprise durante la sua missione quinquennale, diretta all’esplorazione di nuovi mondi, alla ricerca di altre forme di vita e di civiltà, fino ad arrivare laddove nessun uomo è mai giunto prima.

Queste parole pronunciate con tono solenne sulle note inconfondibili di Alexander Courage (Where No Man Has Gone Before) segnavano poco più di una decina di anni fa l’inizio dell’ora-cuscinetto interposta tra i compiti a casa (e le imprecazioni annesse) e la cena in famiglia. Con la serie classica di Star Trek ci sono in pratica cresciuto, dopo che in età non ancora del tutto consapevole avevo consumato grandi quantitativi della Next Generation (ma era stato ai tempi in cui poteva passarmi sotto gli occhi una sequenza di Blade Runner lasciandomi del tutto impassibile, mentre potevo trascorrere serate intere a contemplare le fughe nel deserto di Tremors…). Per scoprire le carte fin da subito, non sono mai stato un grande esperto della serie creata da Gene Roddenberry, perché non ho mai avuto la costanza richiesta all’appassionato per addentrarsi con cognizione in un mondo tanto complesso e variegato come quello che fa da sfondo alla missione quinquennale della USS Enterprise e alle vicende delle generazioni successive, fino al grandioso Deep Space Nine che trovai all’epoca stupefacente per la commistione di atmosfere noir e scenari interplanetari.

Ciò premesso, sono riuscito a vedere Star Trek sul grande schermo per un pelo. Lo Star Trek che avrebbe dovuto essere l’XI episodio cinematografico della longeva quanto travagliata saga, lo Star Trek che J.J. Abrams ha trasformato in una rifondazione dell’immaginario trekker: un punto zero in linea con i tempi che corrono e con i nuovi mezzi. Ne sono uscito soddisfatto e sorpreso. Alex Kurtzman e Roberto Orci hanno fatto un ottimo lavoro sul materiale originario, senza tradirne lo spirito, dedicando a ciascun personaggio della serie classica il doveroso approfondimento psicologico, esagerando forse solo un po’ nell’asservire il finale alla gloria di James T. Kirk (ma la megalomania è comunque una caratteristica del personaggio, spaccone come è sempre stato). I set ridonano smalto al futuro, attualizzandolo nell’estetica e nell’architettura, tanto nello spazioporto tra i campi dell’Iowa quanto su Vulcano o nella San Francisco minacciata dai romulani transfughi nel tempo. Le soluzioni registiche di Abrams sono da manuale, molto studiate ma realizzate con grande maestria e senza che il tocco del regista risulti mai invadente, ma sempre funzionale al risultato. Abrams è stato in grado di massimizzare la resa spettacolare delle scene e di regalarci un punto di vista insolito in sintonia con l’estraneità dell’ambientazione spaziale: camera quasi mai ferma, inquadrature prese secondo angolazioni oblique e inconsuete.

Per un assaggio di quanto detto sul piano estetico, si rimanda al trailer. Qualche difetto lo si può comunque trovare in alcuni buchi di sceneggiatura (come la necessità di coinvolgere Spock nell’abbattimento della trivella, non giustificata sul piano narrativo se non nell’economia degli equilibri della trama), nella scarsa verosimiglianza di alcuni scontri a fuoco in spazio aperto (pur nella sontuosità iconografica) e in una manciata di momenti che diventano particolarmente fumosi in coincidenza con le fasi più concitate della pellicola. Niente, comunque, che impedisca di apprezzarne l’essenza e - dopo Watchmen mi sembra davvero di ripetermi - la fedeltà allo spirito del prodotto originario. Con in aggiunta il pegno doverosamente pagato all’immaginario abramsiano, con lo slusho servito nei bar e le creature aliene che tradiscono la loro somiglianza con l’incubo mutante di Cloverfield. Intromissione ingiustificata per qualcuno, valore aggiunto per chi come il sottoscritto crede nell’intreccio dei riferimenti, nella rete sotterranea che connette il nostro immaginario oltre la soglia del Terzo Millennio.

Non dirò nulla sulla trama per non guastare la visione a chi non ne avesse ancora avuto il piacere. Basti sapere che nella pellicola anche un appassionato non particolarmente edotto come il sottoscritto troverà richiami espliciti agli eventi o anche solo agli accenni che puntellano la mitologia trekkie; che i personaggi principali ci sono tutti: Spock, McCoy, Chekov, Uhura, Sulu e Scottie; e che l’iniziazione allo spazio di Kirk e del suo equipaggio avviene rinnovando l’espediente del viaggio nel tempo già utilizzato a più riprese in passato dagli autori della saga, tanto sul piccolo quanto sul grande schermo. Poco male: il meccanismo funziona e la chiusura sui titoli di coda che riprende il tema di apertura della serie classica ha il sapore dell’omaggio, suggellando questo antefatto e concedendo allo spettatore - fuori dal film - un viaggio nella memoria.

In estrema sintesi, credo che al di là dei suoi meriti intrinseci, questo Star Trek firmato da J.J. Abrams renda giustizia al genio e all’opera di Roddenberry e che lo faccia con grande rispetto, mettendo al servizio dell’immaginario trekker e della sua tradizionale sensibilità nel bilanciare tensione morale, speculazione sociologica e spirito dell’avventura, quella tecnologia degli effetti che, per necessità o ingenuità, al franchise in passato è sempre difettato.

Lunga vita e prosperità.

 

Debiti e impegni

Posted on Giugno 2nd, 2009 in Connettivismo, Fantascienza, ROSTA | No Comments »

Devo un enorme ringraziamento a Vittorio Catani per avere speso parole sul Connettivismo e sul mio conto in un lungo intervento sui rapporti tra scienza e cultura umanistica nella fantascienza italiana (qui la prima parte). Si tratta dell’annoso dilemma delle Due Culture, che come giustamente rileva Catani è già stato affrontato in innumerevoli occasioni nelle liste di discussione a tema e altrove. Ma trovarmici dentro per interesse terzo è un’esperienza nuova, lo ammetto.

Dalla mia esperienza personale, posso solo aggiungere che mi interessa parlare di tecnologia e scienza nella misura in cui esse possano tornarmi utili per sviluppare un discorso di un certo tipo sull’uomo, che si tratti di prospettiva sociologica oppure dell’interesse per scenari che vanno inevitabilmente ad alimentarsi di suggestioni allegoriche poco cambia. La trasfigurazione e la metafora sono le dimensioni con cui cerco sempre di confrontarmi.

Ricevere l’attenzione di un Maestro, verso cui già ho maturato in passato debiti enormi, mi lusinga e inorgoglisce. Ritenevo quindi doveroso che il ringraziamento fosse espresso in forma pubblica.