Il compagno Fernosky sembra essersi imbattuto nei giorni scorsi in un’autentica chicca: una sequenza video identificata da una sigla alfanumerica e legata a un blog (georemote.blogspot.com) di recente avviamento, che non saprei bene come interpretare. Se da un lato il monito sollevato da Fazarov è legittimo come ogni denuncia delle logiche di dominio e controllo che ci vengono imposte dall’alto, dall’altro la clip in questione presenta alcune caratteristiche che hanno immediatamente richiamato la mia attenzione, accendendo una costellazione di luci di allarme sul mio pannello di controllo da navigatore reduce del cyberpunk.

Ma procediamo con ordine. La sequenza in discussione è questa che segue:

Vi si vede chiaramente la registrazione di una serie di azioni da parte di un utente, TyrOne, che a distanza di qualche tempo ha aperto un blog per denunciare tutta la vicenda. Al suo primo post su Georemote ne è seguito un secondo, che tra le altre cose ha linkato un mio vecchio intervento sulle esche e le strategie di inganno applicate sul web.

La cosa che mi dà da pensare è l’estrema fluidità dell’azione registrata. Quasi che il protagonista sapesse come muoversi, dove andare a scovare il prossimo clic del mouse. E nella sequenza ritroviamo questo blog, beatingartery.blogspot.com, il cui dominio si richiama direttamente a un passaggio dell’unico post che vi troviamo pubblicato - arterie pulsanti sotto luci scialitiche - corredato dall’immagine da cui, a detta di TyrOne, tutto sarebbe partito. Un blog che è un vicolo cieco, una barriera contro cui il navigante incauto finisce per impattare, impossibilitato a commentare o interagire con il suo gestore in altra maniera che non siano la semplice lettura e la semplice visione, due processi inevitabilmente subordinati a una volontà terza, e quindi al controllo altrui.

L’intera situazione mi ricorda un po’ la trama delle sequenze pubblicate in Rete attorno a cui si sviluppa la caccia di Cayce Pollard, la cool-hunter di William Gibson in Pattern Recognition. Probabilmente è per questo che la trovo particolarmente suggestiva e abbastanza affascinante da tenermi avvinghiato ai suoi sviluppi. Una nuova forma di espressione potrebbe essere in agguato, oltre la barriera del marketing virale nei cui confini l’operazione sembrerebbe svolgersi. Una nuova modalità di meta-narrazione. Iperrealistica, forse. Di certo, si direbbe, intenzionata a tenere il passo dei tempi e per nulla intimidita dalle potenzialità della sperimentazione.

La sequenza si conclude su un secondo blog, chiamato undergroundubjects.blogspot.com. Anche qui un altro muro bianco, su cui troviamo incise le seguenti parole:

Laterali urne senza un’incisione o luce
Lungo tenebrose sospensioni alle viE

Come graffiti da decifrare, metafora forse dell’alba di una nuova lingua.