cargovesselLa leggenda della nave-fantasma mi ha richiamato alla mente sia l’ossessiva presenza del W.A.S.T.E. e dei rifiuti nel primo Pynchon (1960-1963-1966, dal racconto Terre basse fino a L’incanto del lotto 49, passando per il romanzo d’esordio V., dove troviamo questa lapidaria formulazione: “La decadenza, la decadenza. Che cos’è? È solo un chiaro movimento verso la morte, per meglio dire, verso la non-umanità ), sia l’ultima deriva nella postmodernità di William Gibson, nel cui Guerreros torna una nave-fantasma il cui carico fa gola a molti, e che qualcuno ha voluto tracciare attraverso un sistema di localizzazione satellitare. In Pynchon troviamo un costante rapporto dialettico tra il dominio dell’uomo e quello spersonalizzato delle Forze Contrarie, che trova di volta in volta espressione attraverso i richiami all’entropia, ai rifiuti, alla schlemilizzazione, e che così già sembra superare attraverso la messa in scena della decadenza la dicotomia dickiana tra kipple e non-kipple (e la prima legge: “il kipple scaccia sempre il non-kipple“). A titolo di curiosità, per il New York Times Pynchon scrisse nel 1966 un resoconto di prima mano dei disordini di Watts: A journey into the Mind of Watts. Un bel cortocircuito.

Il tema del rivoltamento della prospettiva accomuna strettamente l’ultimo Gibson a Underworld, attraverso un’analisi delle dinamiche sociali correlate ai rifiuti condotta da Jesse Detwiler, un visionario teorico dei rifiuti che d’un tratto fa la sua comparsa nel romanzo per dispensare provocazioni e illuminazioni a Nick e ai suoi colleghi della Whiz Co.

Puente Hills Landfill

Ti dirò cosa vedo qui” annuncia Detwiler di fronte alla grandiosità di un cratere scavato per accogliere milioni di tonnellate di rifiuti. “Il panorama del futuro. L’unico panorama che resterà da guardare. Più i rifiuti saranno tossici, più aumenterà il livello di sforzo e di spesa che i turisti saranno disposti a tollerare per visitare il sito. Però credo che non dovreste isolare questi siti. Isolare i rifiuti tossici va bene. Li rende più grandiosi, più minacciosi e magici. Ma la spazzatura ordinaria dovrebbe essere piazzata nelle città che la producono. Esponete la spazzatura, fatela conoscere. Lasciate che la gente la veda e la rispetti. Non nascondete le vostre strutture. Create un’architettura fatta d’immondizia. Progettate fantastiche costruzioni per riciclare i rifiuti e invitate la gente a raccogliere la propria spazzatura e a portarla alle presse e ai convogliatori. Così imparerà a riconoscere la propria spazzatura. Il materiale a rischio, i rifiuti chimici, le scorie nucleari, tutto questo diventerà un remoto paesaggio all’insegna della nostalgia. Gite in autobus e cartoline, posso garantirlo“.

Ed è lui stesso a spiegare subito cosa intenda per nostalgia: “Non bisogna sottovalutare la nostra capacità di provare desideri complessi. Nostalgia per i materiali della civiltà messi al bando, per la forza bruta di vecchie industrie e vecchi conflitti“. Sul tema del ribaltamento torna il narratore poco più avanti: “La civiltà non era nata e fiorita tra uomini che scolpivano scene di caccia su portali di bronzo e parlavano di filosofia sotto le stelle, mente l’immondizia non era un fetido derivato, spazzato via e dimenticato. No, era stata la spazzatura a svilupparsi per prima, spingendo la gente a costruire una civiltà per reazione, per autodifesa. Eravamo stati costretti a trovare il modo di liberarci dei nostri rifiuti, di usare quello che non potevamo gettare, di riciclare quello che non potevamo usare. La spazzatura aveva reagito alla spinta crescendo ed espandendosi. E così ci aveva costretti a sviluppare la logica e il rigore che avrebbero condotto all’analisi sistematica della realtà, alla scienza, all’arte, alla musica e alla matematica“.

Yucca Mountain Federal Nuclear Waste Reposidory

Consuma o muori” ribadisce il guerrigliero della spazzatura Detwiler. “Questo è il dettato della cultura. E finisce tutto nella pattumiera. Noi creiamo quantità stupefacenti di spazzatura, poi reagiamo a questa creazione, non solo tecnologicamente ma anche con il cuore e con la mente. Lasciamo che ci plasmi. Lasciamo che controlli il nostro pensiero. Prima creiamo la spazzatura e dopo costruiamo un sistema per riuscire a fronteggiarla“. Un tono oracolare, siamo d’accordo. Ma chi ha detto che l’apocalisse non può passare per l’evangelizzazione?

Il confronto sul tema tra i manager dei rifiuti e il guru si conclude con una nota di inquietudine che finisce per estendersi all’intero sistema.

– Sei al corrente delle voci che corrono, Sims? Su quella vostra nave.
– Non è di mia competenza.
– Sta battendo tutti gli oceani del mondo nel tentativo di scaricare una sostanza infernale.
– Preferisco girarmi dall’altra parte, — disse Sims.
– Sarà meglio che ti rigiri. Ho sentito che sta tornando verso gli Stati Uniti.

Qualcosa, in definitiva, che annienta ogni speranza di redenzione in assenza di un impegno concreto e diretto.