Una delle escursioni geografiche e immaginifiche più intriganti di Underworld è dedicata alle Watts Towers, “una stramberia nata dalle innocenti visioni anarchiche di qualcuno” in un sobborgo di Los Angeles.

Sabato Rodia, anche noto come “Simon”, conosciuto anche come “Sam”, un muratore ed emigrante italiano nato nel 1879, concepì questo sogno essenziale di metallo e vetro, di conchiglie e terracotta, nei primi anni ‘20, appena giunto a Los Angeles in fuga da una vita precedente. Si dedicò alla sua costruzione dal 1921 al 1954, quindi lasciò Watts e, a quanto si dice, non vi mise più piede. La sua storia filtrata dal racconto di Nick Shay/DeLillo assume sfumature tra la fiaba e l’elegia.

Le torri, le vasche per gli uccelli, le fontane, i pali decorati, i cocci vivaci, i colori familiari, il verde delle bottiglie di 7-Up e il blu del Milk of Magnesia, tutte le vivaci maioliche incastonate nel cemento, insomma tutto quel complesso di strutture, porte e pannelli costruito a mano, da un solo uomo, un immigrante di un posto vicino a Napoli, probabilmente analfabeta, che aveva lasciato moglie e famiglia, o forse erano stati loro a lasciare lui, non ricordavo bene, un uomo la cui storia era piena di lacune, la data di nascita incerta, eSabato che aveva finito per impiegare trentatre anni della sua vita a costruire quel colosso con verghe di ferro, cocci di terracotta, ciotoli, conchiglie, bottiglie di vetro e rete metallica, impastando il tutto con la malta, tremila sacchi di sabbia e cemento, un uomo che aveva trascorso tutti quegli anni con le mani e le braccia incrostate di scaglie di vetro e gli occhi infiammati dal pulviscolo di vetro, appeso a una cintura da lavavetri, penzolante dall’alto delle torri, con la tuta strappata e il cappello di panno polveroso, la faccia bruciata dal sole, e le lampadine appese ai raggi di ruota per poter lavorare di notte, a circa trenta metri di altezza, con Caruso di sotto sul grammofono.

Le torri di Watts sono un complesso di 17 strutture interconnesse, delle quali due raggiungono l’altezza di quasi 99 piedi (rispettivamente 30 e 29,5 metri) e una terza arriva a 16,76 metri. Un capolavoro di arte di strada che richiama esteticamente le più celebri forme della Sagrada Familia di Barcellona.

Camminai tra quelle torri che sembravano lavorate al traforo, tre alte, quattro più piccole, e vidi le maioliche che aveva inserito nell’intonaco sotto una volta, e il vetro fuso e la madreperla schiacciata sulla superficie dei mattoni cotti al sole. Nonostante la natura di scarto dei materiali, l’apparente improvvisazione, e nonostante il predominio dell’intuizione pura, l’uomo era sicuramente un grande costruttore. Il posto aveva una sua unità strutturale, dava l’impressione di temi ripetuti, di un abile lavoro d’ingegneria.

In quell’opera, Nick si convince di riconoscere l’opera di suo padre, scomparso anni addietro nel nulla. E la geometria delle torri, la squisitezza del lavoro artigianale in muratura, gli richiama alla mente un episodio sepolto nella sua memoria di bambino. Quanto al vero artefice dell’opera d’arte, questo Gaudì minore ingoiato nelle pieghe del Novecento…

Una volta finite le torri, Sabato Rodia diede via la terra e tutto il lavoro che c’era sopra. Lasciò Watts e andò lontano, disse, a morire. La sua opera è una specie di vortice spensierato di rumore, una cattedrale del jazz, e ciò che mi colpiva tanto, che mi turbava, era che mio padre, il padre-fantasma, viveva tra quei muri.

Le Watts Towers hanno tenuto al terremoto del 1994 e a una tempesta lo scorso anno. Anche se temporaneamente chiuse al pubblico, sono ancora in piedi dopo 55 anni e sovrastano lo sprawl circostante. E il fatto che a costruirle sia stato un manovale italo-americano, un emigrante nato nei dintorni di Napoli, è sicuramente un’altra bella connessione che potrebbe affascinare DeLillo con il suo sogno di transustanziazione del kipple in arte.