Se hai da scrivere una cosa che deve essere pronta per 6 mesi fa, più tutta un’altra serie di robe per le quali hai anche degli amici che ti stanno aspettando, eppure non riesci a staccarti dalle pagine del libro che stai leggendo, vuol dire che ti sei imbattuto proprio in un grande romanzo. Per questo posso evitare di disperarmi e consolarmi con la lettura, una pagina dietro l’altra, ripromettendomi di sdebitarmi con il valore aggiunto che un libro del genere può regalare, in questo caso un bagaglio di sentenze, storie, situazioni al limite del paradossale e lezioni. Perché ce n’è davvero da imparare, a ogni riga e immagine costruita dalla macchina da scrivere di un autore di questa caratura.

Il libro in questione è L’ultimo vero bacio di James Crumley, anno di pubblicazione 1978, da poco ritradotto da Luca Conti per Einaudi. Un noir coi controfiocchi. Un romanzo accompagnato da strilli e annunci tanto importanti quanto impegnativi. E a 50 pagine dalla fine continua a mantenere le promesse. Per questo ne riparleremo senz’altro.

Le storie sono come istantanee, […] immagini che immobilizzano il tempo, dai margini nitidi e ben definiti. Ma questa era vita vera, e la vita comincia e finisce in una sporca pozza di sangue, dal ventre materno alla tomba, un unico grande casino, un barattolo di vermi lasciati al sole.

Abraham Trahearne

Nessuno vive in eterno, nessuno resta giovane abbastanza a lungo. Il mio passato sembrava bagaglio in eccesso, il mio futuro una serie di lunghi addii, il mio presente una fiaschetta vuota, l’ultimo vero drink che già mi faceva la lingua amara.

C.W. Sughrue