Credo che a questo punto sarebbe opportuno che qualcuno si decidesse a compiere un’indagine accurata e servita dai più sottili strumenti critici per comprendere la situazione politica e sociale italiana sul finire di questi fottuti anni Zero. Dopotutto deve pure avere un suo interesse accademico il consenso crescente accordato a un Premier palesemente inadeguato, pluri-condannato, colluso e oggetto di accuse pesantissime da parte della donna che lo ha sposato ed è rimasta al suo fianco per più di un… ventennio. Un Premier che non ha pudore nel contraddirsi un giorno sì e l’altro pure, una figura istituzionale con lo spessore di un foglio di carta velina, un miliardario che ha trasformato il Paese nel suo parco giochi personale. Il privato è privato e il pubblico è pubblico, ma come firme più autorevoli hanno già chiarito il nostro è stato il primo Premier nella storia repubblicana a mettere sotto i riflettori la propria vita (imprenditore di successo, capofamiglia attento e amato, istrione e cabarettista), per cui sarebbe stato lecito attendersi quanto meno un contraccolpo di qualche tipo dopo tutto il piombo mediatico riversato sull’elettorato. E invece niente. Nada. Zero.

Potrebbe essere il sintomo di una coscienza civile e sociale ormai anestetizzata ad vitam, condannata all’EEG piatto. Flatline, per dirla come piacerebbe ai cyberpunk. La dittatura è morbida, direbbe qualcun altro. Non ci sono le squadre in divisa, ma per il momento le ronde scalcagnate suppliscono alla meglio. Non abbiamo la negazione di ogni libertà di espressione, ma qualcuno ha capito che la disinformazione può dare risultati ben più efficaci e duraturi. E, nell’assenza di un’alternativa plausibile, sembrerebbero del tutto senza effetto, al momento, le denunce che arrivano dalla stampa italiana d’opposizione (finalmente ridestata, la Dormiente, ancora una volta grazie a Giuseppe D’Avanzo) e dai media esteri. Il culto della personalità, invece, sembra praticamente lo stesso che avvolgeva il Duce e che continua a essere esercitato, nel disprezzo della Costituzione, verso la salma inumata a Predappio.

Il dizionario già ci offre tutta una terminologia sufficiente a descrivere questo stato di cose: neofascismo, neofeudalesimo, regime. Vivere oggi sotto questa egemonia culturale e psicologica non depone a favore del nostro futuro. Siamo succubi di una volontà agiografica che non conosce precedenti nelle democrazie moderne. Il problema forse è proprio che siamo un popolo senza memoria, e malgrado questo nostalgico. Contraddittorio, in questo, come chi ci governa. Non ricordiamo nulla del passato, ma quel passato lo rielaboriamo nella nostra immaginazione come un polpettone fantasy, nel rimpianto di una Aurea Aetas che non è mai esistita. Come sarebbe stato possibile maturare un qualsivoglia senso del futuro in un simile rifugio immaginario?

Aspettiamo quindi che qualcuno prenda in considerazione la possibilità di uno studio simile. Potrebbe aiutarci a capire un po’ meglio come siamo fatti e se è inevitabile un’eutanasia collettiva per questa Italietta da cabaret.