La questione dell’importanza della SF… Ne accennavo anche qui un po’ di tempo fa. Senza riscontro, purtroppo. Be’, è una vicenda particolarmente delicata, per cui ci voglio tornare sopra. Carmine Treanni aveva cominciato a lavorare a uno speciale per Delos SF, inoltrando un paio di domande a un po’ di autori italiani per sviscerare la questione dal nostro punto di vista. Siccome poi, per vicissitudini varie, non se ne è fatto più niente, riprendo qui il botta e risposta scambiato a suo tempo con lui. E invito chiunque fosse interessato (lettori, autori, critici, a partire magari dallo stesso Carmine e dagli altri blogger impegnati nel settore) a cercare una risposta a queste domande. Chi non avesse a disposizione un blog e fosse comunque interessato a intervenire, può farlo usando lo spazio dei commenti a questo post. Dal confronto potrebbe risultare uno spaccato utile per comprendere “dove stiamo volando”, o almeno qual è la rotta che ci piacerebbe seguire.


Illustrazione di Inga Nielsen: Looking Towards Home (via Fantasy Art Design).

A tuo avviso, quale deve essere oggi il ruolo della fantascienza? In altri termini, il genere ha ancora significato in un periodo storico in cui la società stessa sembra essere “immersa” nella science fiction?

Concordo con la brillante definizione della fantascienza data da Darko Suvin: “lo spazio potenziale di uno «straniamento» dirompente”. Attraverso la sua attitudine al cambiamento, all’esplorazione dello spettro delle possibilità, la fantascienza si ritrova a disporre degli strumenti più adeguati per analizzare tempi paradossali come quelli che ci troviamo ad attraversare: estremamente veloci per quel che concerne il fronte tecnologico e l’avanzamento scientifico, terribilmente lacunosi invece per quanto attiene alla sfera dei diritti civili, del progresso sociale, della tutela ambientale e della consapevolezza etica.
Viviamo in un mondo complesso, che cambia ad ogni giorno che passa, e quasi mai riusciamo a riscontrare una concordanza di direzione tra le due traiettorie. I generi nel loro complesso (dalla crime fiction alla science fiction), e la fantascienza in particolare, si ritrovano quindi a essere nelle condizioni ambientali più favorevoli per esercitare le loro prerogative e consolidare con orgoglio quella posizione di avanguardia che li contraddistingue rispetto all’odierno panorama culturale.
La fantascienza, poi, è tenacemente filtrata nel nostro immaginario collettivo, grazie a linguaggi popolari come cinema, anime, fumetti, musica e videogiochi. Con questi presupposti, dipende solo da editori e autori conservare la lucidità e lo slancio necessari per parlare al pubblico di una cosa complessa come il presente, attraverso una metafora potente come il futuro.

Il vecchio sogno del viaggio spaziale e gli altri cliché della fantascienza (viaggio nel tempo, incontro con gli alieni, etc.) sono spesso identificati come fantascienza tout court dalla gran parte dei lettori non avezzi al genere. Questo, a tuo avviso, è un danno per la fantascienza, o questi temi sono assolutamente validi ancora oggi?

Da quanto dicevo sopra si evince che proprio questi topoi impostisi nell’immaginario del Novecento e quindi ereditati dall’uomo del XXI secolo potrebbero rappresentare i cavalli di Troia utili alla presa cognitiva di questa fortezza psichica. Incontestabilmente, non si può parlare di frontiera spaziale, viaggi nel tempo, spazio interno e primo contatto come se fossero argomenti d’avanguardia. Ognuno degli archetipi della fantascienza ha alle spalle una lunga tradizione, ma altri autori in altri periodi hanno dimostrato di poterli rilanciare come veicolo di nuove riflessioni.
Per riuscirci oggi, a mio modo di vedere, non si può prescindere da due requisiti: a) una conoscenza delle precedenti applicazioni dei summenzionati luoghi comuni, da cui è facile convincersi dell’evoluzione che ne ha condizionato l’utilizzo attraverso tutto il Novecento; b) la capacità di osare: rendere attendibile un concetto paradossale come la macchina del tempo richiede uno sforzo non inferiore all’illustrazione del paradigma olografico; in questo senso la fantascienza non può fare a meno (se mai ne ha fatto a meno nel passato) di un lavoro di documentazione e aggiornamento scrupoloso e costante. La qual cosa, in un’epoca che ci concede ogni informazione possiamo desiderare a portata di mouse, non è poi nemmeno un sacrificio così insormontabile.