Francesco Verso, autore del romanzo Antidoti umani da poco avvicinatosi al Connettivismo, continua a supportare il Movimento con grande impegno. Oltre al Villa Celimontana Jazz Festival che si terrà a Roma il prossimo luglio e all’imminente Fiera del Libro di Torino, dove i connettivisti approderanno grazie alla sua organizzazione, Verso si è dato da fare adesso anche con Wired.it, dove è comparsa ieri una sua interessante intervista sul futuro e la fantascienza.

Dal pezzo si evince come l’attendibilità dell’estrapolazione scientifica e tecnologica sia uno dei cardini del Connettivismo. Un po’ più oscura diventa la faccenda in merito alle implicazioni di un mondo e di un immaginario connessi, plausibilmente per via della scarsa dimestichezza dell’autrice con le nostre tematiche. L’intervento mi induce a un paio di considerazioni:

1. Ormai l’accostamento del Connettivismo alle avanguardie del secolo scorso mi suona sempre più labile e riduttivo. Il termine di confronto con futuristi, surrealisti, crepuscolari, etc. nasceva all’epoca (2004-2005) da una necessità di inquadramento della produzione poetica assimilabile al Movimento, ma ormai la massa critica della nostra produzione si è spostata altrove. Sono i romanzi e i racconti per il momento a giocare un ruolo preponderante, di conseguenza quell’assimilazione potrebbe adesso riuscire di ardua comprensione per chi scoprisse oggi il nostro lavoro o anche volesse solo avvicinarsi ad esso. Ricondurre il nostro immaginario al cyberpunk, se non altro in una logica di derivazione e accrescimento, continua invece a conservare una sua validità.

2. Ma abbiamo proprio bisogno di un Dan Brown connettivista? O ci vorrebbe, piuttosto, per restare nell’ambito dei pesi massimi, un Neuromante connettivista? La questione non è di poco conto.