In compagnia di Paul Di Filippo, un viaggio indimenticabile in una città talmente assurda da ricordarci le assurdità del nostro mondo.

[E, a proposito di ribaltamenti di prospettiva, non è curioso come, del tutto inconsapevolmente, abbia scelto un attacco che si trova su coordinate precisamente antipodiche rispetto a quello adottato da Martina Frammartino nella sua recensione (che, ci crediate o meno, scopro solo ora) per Fantasy Magazine? Visto che l'oggetto del romanzo è un gioco di specchi e di punti di vista, trovo la coincidenza davvero emblematica. Altrettanto inquietante è quella menzione di Ballard, in una recensione scritta solo il giorno prima della sua scomparsa. Il fresco ricordo della lettura di questo libro, che in qualche misura omaggia le sue visioni più surreali ed eccentriche, aiuta un po' a mitigare il senso di perdita con la consapevolezza che la staffetta che fu di JGB non è rimasta abbandonata al suolo. La corsa verso il futuro di un comune orizzonte interno continua.]