Credo che non esista omaggio più grande alla visionarietà del compianto J.G. Ballard delle notizie che circolano sui giornali e fluttuano nell’etere e nel flusso-dati in questi giorni. Lo scorcio di Terzo Millennio che ci troviamo a vivere coglie e riflette le folgoranti intuizioni del grande autore britannico meglio di quanto potrebbero riuscirci centinaia di pagine di saggi critici. La qual cosa ci dimostra al di là di ogni dubbio quali siano le potenzialità insite in una scrittura e in una mente lucidamente protese verso il futuro.

La memoria del futuro che echeggia le visioni ballardiane parla, in questi giorni, delle avvisaglie di una nuova guerra fredda, di pirateria informatica e non, di detriti spaziali, di mappe globali dell’accessibilità. Il mondo in cui viviamo sembra davvero codificato dalle pagine di un romanzo di fantascienza. Qualche esempio?

Dal cyberspazio: echi di guerra fredda prossima ventura? Gli archivi del Pentagono sarebbero stati violati, a quanto riferisce il Wall Street Journal, da hacker che ne avrebbero trafugato informazioni della massima segretezza inerenti, tra le altre cose, il Joint Strike Fighter F-35 Lightning II di cui parlavamo un po’ di tempo fa (un progetto militare da 300 miliardi di dollari, finanziato da diversi paesi, tra cui anche l’Italia), e il sistema di distribuzione elettrica degli Stati Uniti d’America. Secondo alcuni ufficiali del Dipartimento della Difesa gli attacchi informatici, che starebbero subendo una vera e propria escalation da sei mesi a questa parte, sarebbero originati in gran parte dalla Cina. Echi di una nuova guerra fredda si profilano all’orizzonte. Ma, viene da chiedersi, cosa c’è di più sicuro e in grado di garantire la pace internazionale della conoscenza dei segreti della più sofisticata macchina da guerra mai progettata?

Dallo spazio: un nuovo sistema di monitoraggio e previsione per i detriti spaziali. 9.000 detriti di dimensioni superiori a 10 cm, altri 100.000 di dimensioni inferiori ma comunque considerevoli. A tanto ammonta la conta dei frammenti in orbita sopra le nostre teste. Rifiuti di varia tipologia: resti di precedenti missioni spaziali, parti di razzi e vettori, bulloni, guarnizioni e pezzi di satelliti. Residui di collisioni precedenti. Una pioggia di proiettili potenzialmente letali per le strutture orbitali. E’ la cosiddetta space waste o space junk. Space debris: detriti orbitali, gli ultimi originatisi dall’impatto di 2 satelliti, uno dei quali dismesso, lo scorso 10 febbraio a 789 km di quota sopra la Siberia. Lo scenario espone al rischio della cosiddetta Sindrome di Kessler: la possibilità che, con l’aumentare del loro numero, la crescente probabilità di collisione tra i detriti ne produca un aumento esponenziale. Il risultato di questo effetto domino sarebbe una cortina di spazzatura orbitale che si opporrebbe come una barriera a qualsiasi iniziativa di lancio, rendendo impossibile la messa in orbita di nuovi satelliti per le comunicazioni e inibendo qualsiasi eventuale tentativo di esplorazione spaziale per diverse generazioni. Un nuovo algoritmo è stato messo a punto dall’Università di Pisa per tracciare i movimenti di questi insidiosi oggetti.

Dal Corno d’Africa: un punto di vista obliquo. L’escalation di assalti operati dalla pirateria somala negli ultimi mesi ha costretto molti paesi e molte compagnie ad adottare contromisure forti. Ormai sono sempre meno le navi che si avvenuturano oltre il Golfo di Aden prive di scorta armata. Ma gli attacchi continuano. E l’occasione, al di là del dramma delle persone coinvolte, può diventare il pretesto per richiamare l’attenzione sul problema del rischio di collasso ecologico a cui le compagnie occidentali, in combutta con agenti locali, stanno esponendo quei settori dell’Oceano Indiano. Un servizio curato da Najad Abdullahi per Al Jazeera lo scorso ottobre ha riacceso i riflettori su traffico di rifiuti speciali (scorie tossiche, a volte anche radioattive) sversati lungo le coste somale nell’arco degli ultimi 20 anni. Da quando, cioè, la Somalia è precipitata nel caos dell’anarchia militare, preda di bande e di eserciti che si contendono il potere zona per zona. Una verità sommersa, e riportata a galla solo dallo sconquasso provocato dallo tsunami del 2004, che spinse sulle coste dell’Africa orientale le prove inequivocabili dello scempio perpetrato ai danni di quei mari. Lo scenario è da brividi e richiama, se possibile amplificandola, la Crisi Rifiuti vissuta da Bassitalia.

Mappa dell’accessibilità: come fuggire dal mondo in 48 ore. Ricercatori del Joint Research Center dell’Unione Europea hanno messo a punto delle mappe di accessibilità in cui stimano i tempi necessari per raggiungere ciascun punto del pianeta dalla più vicina città con almeno 50.000 abitanti. Uno studio che dimostra quale livello di urbanizzazione e antropizzazione si sia ormai raggiunto, che è stato ripreso anche dal New Scientist: per navigare la mappa, cliccate qui; mentre se volete scoprire qual è il posto più remoto della Terra, partite pure da qui. Viviamo in un mondo sempre più piccolo: dove correremo a rifugiarci la prossima volta che sentiremo il bisogno di starcene un po’ da soli? Ognuno ha il suo posto segreto, lontano dagli uomini. Sul Pollino ce n’è uno tra i più solitari d’Italia.

Questa rassegna estemporanea, raccolta il 21 aprile 2009, può servire da punto di partenza per l’esplorazione di quei territori che già Ballard ha attraversato - innumerevoli volte - nel corso delle sue ricognizioni cartografiche. C’è un mondo intero lì fuori da esplorare ed è un mondo mutevole, in magmatica trasformazione. E il mondo interno non è meno vario né meno complesso da decodificare.