Questa mattina, all’età di 78 anni, J.G. Ballard è passato - come si dice in queste circostanze - a miglior vita. Non credo di avere mai avuto tante difficoltà con un necrologio come in questo caso. Ballard ha segnato la mia scoperta di così tanti aspetti della fantascienza che prima non avrei nemmeno saputo come immaginarli. Il suo impatto sull’immaginario - mio, ma non solo - resterà indelebile. E proprio per questo qualsiasi ulteriore parola rischia di essere inutile e di suonare retorica.

Con l’irriverenza che da sempre lo ha contraddistinto, all’uscita della sua autobiografia Miracles of Life, lo scorso maggio, Ballard aveva annunciato di essere affetto fin dal 2006 da un cancro alla prostata, ormai in fase terminale. La malattia ha fatto il suo corso e stasera mi sento un po’ come i suoi personaggi alienati, sopraffatti da un asservimento psicologico in grado di proiettare nella sfera della mitologia - un olimpo postmoderno, affollato di celebrità e icone della società dello spettacolo - l’oggetto delle proprie ossessioni.

Oggi abbiamo perso un pezzo di storia vivente. Anche se da tempo Ballard aveva preso le distanze dal mondo della fantascienza.

Ai margini della mostra delle atrocità, vedo con la coda dell’occhio Ballard seduto al fianco di James Dean, sul sedile del passeggero della sua Porsche 550 Spyder. “Little Bastard” è tirata a lucido. L’asfalto è segnato dalle crepe aperte dal surriscaldamento termonucleare e la configurazione dei segni lascia presagire la forza psichica dell’impatto imminente. Nel cielo sopra di noi lo Space Shuttle Challenger esplode 73 secondi dopo il lancio, mentre a 46mila piedi di quota si avvicina a Mach 2. Siamo tutti naufraghi su una spiaggia terminale alle prese con le equazioni del futuro. Un po’ più soli nel deserto del reale.

Risorse in rete:
Qual è la strada per lo spazio interiore? Il manifesto dell’inner space con cui Ballard cambiò per sempre la storia della fantascienza (e la letteratura del Novecento)
James G. Ballard e l’algebra del cielo interno, una rilettura della Mostra delle Atrocità, scritta con Fernando Fazzari.
Let’s talk about… inner space (20-10-2008)