L’apofenia è, secondo la densissima descrizione che ne offre William Gibson ne L’accademia dei sogni, “la spontanea percezione di collegamenti e significati tra cose non correlate”. Uno scherzo giocato alla nostra mente, che si illude di poter ricondurre a uno schema preciso qualsiasi cosa. Un eccesso di confidenza con il caos, insomma, e non è un caso che Gibson ne parli in un romanzo originariamente intitolato Pattern Recognition, come quella branca dell’elaborazione dei segnali che si occupa di modelli, circuiti e algoritmi per il riconoscimento di forme e segnali.

Esempi del fenomeno si susseguono grazie al tam tam della stampa, giorno dopo giorno. L’ultimo caso riguarda questa suggestiva fotografia scattata dall’osservatorio spaziale Chandra, della nebulosa irradiata da una pulsar a 17.000 anni-luce di distanza dalla Terra. I falsi colori non si sposano di certo con il distacco e l’obiettività, e così i gas più caldi (in blu) sembrano assumere la forma di una mano intenta ad afferrare gli oggetti più freddi (in rosso), investiti dai raggi X emessi dalla stella collassata, denominata PSR B1509-58. E i giornali non potevano non sbizzarrirsi, cogliendo al volo l’opportunità di martellare con la Mano di Dio dopo che a febbraio ci avevano inquietati con l’ennesimo scatto in altissima definizione del presunto Occhio del Signore (in realtà la Nebulosa Helix).

Un retaggio persistente ci porta per qualche ragione ad associare al nome di Dio le manifestazioni più inspiegabili della natura. Ma la contemplazione della bellezza ne ha davvero bisogno? Magari, come dopotutto sostenevano i romantici, attraverso il divino cerchiamo solo una forma di partecipazione più intensa all’Assoluto che ci è negato, e questi casi potrebbero esserne l’ennesima testimonianza. Don DeLillo richiamava in Underworld la nozione ascetica di Nube della Non-Conoscenza. Se sostituissimo a Dio la verità, riusciremmo a raggiungere l’oggetto della conoscenza facendo a meno degli strumenti offertici dalla scienza? Quello che io ammiro del metodo, è che fa tranquillamente a meno delle scappatoie a cui ricorre la religione. Ma la difficoltà di ogni processo sottoposto alla sua legge, a quanto pare, mal si concilia al passo dei tempi, che si vorrebbe più progredito di quanto in realtà non sia.

[Il titolo di questo post è una rielaborazione arbitraria del titolo del romanzo di Samuel R. Delany Stars in my pocket like grains of sand, ancora inedito in Italia.]