Rientrare da una con porta sempre con sé un senso di straniamento, che grosso modo coincide con l’impatto con la realtà quotidiana. Riuscireste a immaginare qualcosa di meno fantascientifico delle scartoffie da ufficio, delle bollette (l’oggetto in sé, intendo, non le tariffe applicate), o dei mille piccoli problemi che siamo soliti includere sotto l’accezione di routine quotidiana? Ecco, appunto…

Non che a una con si trascorra il tempo con alieni, replicanti e telepati, ma insomma, la disponibilità di argomenti da affrontare annaffiandoli di opportune dosi di alcol e caffè (il caffè, soprattutto, è un ingrediente fondamentale nella dieta del partecipante che voglia vivere fino all’ultimo minuto la giornata - minuto che solitamente sconfina ampliamente nella pancia della giornata successiva, come da imprinting del trio Cola-Jarok-Proietti), la disponibilità di argomenti - dicevo - e di altri appassionati con cui discuterne fanno sì che tra l’acquisto di un libro usato (maledetto sia Jarok, che ha cominciato a calibrare sulle mie preferenze il materiale che espone con il suo Bazaar) e quello di una novità capitino come minimo un paio di opportunità per scambi di informazioni e divertimento.

Lo stesso risultato, convengo, potrebbe essere raggiunto incontrandosi comunque tra amici e appassionati dello stesso immaginario, senza tutto il contorno di terme che da qualche anno a questa parte è sinonimo di Deepcon e quindi di Italcon. Ma in quel caso sarebbe più rara l’opportunità di fare nuove conoscenze, utili per confrontare i punti di visti e mettere in discussione la propria visione del mondo. Al nucleo ormai consolidato di amici fantascientisti che sono abituato a incontrare a Fiuggi (non li cito perché altrimenti compilerei una sorta di registro alternativo degli iscritti, a cui quindi vi rimando), quest’anno si sono aggiunti tre appassionati di medio-lungo corso, ma neofiti del mondo-con: il compagno Fernosky, Franco Brambilla (ehi, nel gruppo c’è un Premio Europa! Qui in alto ne vedete il lavoro per la quarta di copertina di NEXT… potevo lasciarmi scappare l’occasione?) e l’Iguana.

Adesso, a me viene difficile definire bene quello che si respira a una con, almeno quanto riuscirebbe difficile a un pesce descrivere l’acqua in cui nuota: l’atmosfera è intrisa di fantascienza, le battute sul fantasy si sprecano (ma quest’anno qualcuno cercava di seminare zizzania con Gibson… segno che i tempi stanno proprio cambiando, oppure solo che l’Italia è davvero un mondo a parte, non è vero Otrebla?) e i soldi vengono investiti nei due beni materiali più importanti del mondo: la birra e i libri. Per tre giorni si dorme una media di tre ore a notte e le giornate corrono veloci anche quando il programma sembrerebbe volere offrire una giornata di relativo riposo (a testimonianza del fatto che in una con niente è come sembra). Per capirlo occorrerebbe quindi sentire il loro parere, e in parte il compagno Fernosky ci ha già offerto il suo punto di vista. A tenere lontani i più temo che sia una sorta di pregiudizio legato all’inevitabile gap generazionale. In effetti, di giovani in giro non se ne vedono poi moltissimi (ma questo potrebbe anche dire che l’appassionato medio si porta male i suoi anni, ogni riferimento al sottoscritto è puramente casuale). Ma auspico davvero un ricambio, non forzato, semplicemente obbligato: quando si smetteranno di fare con, il fandom avrà tirato il suo ultimo fiato. A quel punto sarà solo questione di tempo prima che anche la coscienza del genere si estingua.

La passione è la vera linfa che tiene in vita la fantascienza e che spinge gli appassionati - periodicamente - a incontrarsi in questa specie di rito laico che è una messa officiata in maniera più o meno serrata da un capo all’altro del continente. And beyond. Come mi testimoniava Thomas Recktenwald, vincitore con Andromeda Nachrichten del premio Europa per la miglior fanzine del continente, ce n’è da macinare chilometri. Thomas, che mi profilava una situazione di crisi anche nella sua Germania, mi ha fornito numeri che farebbero invidia a ogni fanzine ed editore nostrano, cercando di consolarmi ricordandomi che il suo paese ha un bacino demografico ben più ampio dell’Italia. Se l’argomento non mi ha convinto sul piano del confronto di cifre, mi ha invece sinceramente contagiato il suo mix per nulla teutonico di dedizione ed entusiasmo.

Insomma, gente come lui o come Ian Watson può capitare di incontrarne anche altrove, lontano da una convention, non ne dubito, ma in una con ce n’è una concentrazione atipica, pre-singolare. Tra i momenti clou dell’Eurocon 2009 sarà da ricordare proprio la performance che Watson e Roberto Quaglia hanno regalato a una platea in delirio, arrivando a coinvolgere nel loro gioco un divertito Bruce Sterling. Watson ha anche trovato una geniale definizione per i suoi racconti e romanzi, che recita a grandi linee che si tratta di capsule per immagazzinare permanentemente le informazioni che finiranno rimosse dalla memoria dell’autore. Niente di più vero. Watson ha anche spiegato la differenza tra la mafia scozzese e quella italiana (mentre gli italiani ti fanno proposte che non puoi rifiutare, la mafia scozzese ti farebbe una proposta che non puoi capire), ma questa durante la presentazione mi era sfuggita e l’ho appresa attraverso Ernesto Vegetti, in forma di minaccia (a testimonianza di quanto le menti dei veterani siano ancora non solo ricettive all’apprendimento, ma anche disponibili all’insegnamento!). A Watson e a Sterling ho avuto il piacere di consegnare personalmente una copia della rivista, in occasione di due contatti fugaci che hanno incluso anche l’autografo sui titoli della loro produzione che per me hanno significato di più: L’anno dei dominatori e - naturalmente - La Matrice Spezzata.

La sorpresa è arrivata ieri, con la scoperta che Sterling aveva segnalato sul suo blog il booktrailer de L’algoritmo bianco di Dario Tonani e caricato integralmente la versione 2.0 del Manifesto del Connettivismo. Una sorpresa che mi ha lasciato letteralmente a corto di parole, come si sarà capito.

A conti fatti, mi sentirei di poter annunciare che NEXT International (di cui nel frattempo abbiamo caricato la pagina-vetrina su Next Station) ha assolto egregiamente al suo ruolo. Se il buon giorno si vede dal mattino, compagno sir, ci tocca solo tornare al lavoro. Quello che facciamo con più piacere. Cosa c’è di meglio?

La faccia di un veterano delle con (S*, nel giro dal 1980). Nel 2009,
in occasione del triplice ruolo della
con (Deepcon-Italcon-Eurocon),
la famiglia Sosio non ha rinunciato alla tentazione e ha inizializzato
all’universo-con anche il neonato
Esse-minuscolo-asterisco.

La faccia di uno a metà del guado (X, nel giro dal 2006).
Non ancora pentito (almeno, non del tutto). Beata incoscienza.

La faccia di un neofita delle con (il compagno Fernosky, 2009).
Le segnaletiche sono di
Giorgio Raffaelli. Su tutte ristagna un’ombra
di inquietudine. Ma chi c’era lo sa: correvano i giorni del Fuco.

Il prossimo anno sarà, per il momento, l’ultimo appuntamento a Fiuggi. Dal 2011, per almeno un paio d’anni, la Italcon separerà il suo cammino dalla Deepcon. Per l’ospitalità e la qualità, un ringraziamento è come sempre dovuto a Flora Staglianò e al club DS1.