“Radar, sensori all’Infrarosso, apparati elettro-ottici, scanner di emissioni formano una sfera intorno all’aereo che tiene tutto sotto controllo. “Assorbe gli impulsi, li elabora, li seleziona e fornisce al pilota solo le informazioni validate, ossia quelle rilevanti e verificate“, spiega il generale Nordio, responsabile del pool che coordina la presenza italiana del progetto. Vede tutto, ma pochi lo possono vedere: è stealth, disegnato in modo da far scivolare le onde radar e con motori che riducono il calore per non mettere in allarme i sensori infrarossi.”

Così lo descrive Gianluca Di Feo nel suo articolo uscito ieri sull’edizione on-line de L’espresso. Si tratta dell’F-35 Lightning II, nato in seno al progetto Joint Strike Fighter (JSF) indetto dall’aeronautica USA e da diverse altre aviazioni NATO per sostituire i caccia di “vecchia” generazione (Tornado, Harrier). Non mi interessa discuterne le caratteristiche tecniche, tanto più considerato che non sono un esperto in materia. Ma l’articolo ha catturato la mia attenzione in un periodo in cui vado documentandomi sull’argomento (molto a rilento, onestamente). Quello che mi ha colpito è il riferimento - piuttosto vago, a dire la verità - all’uso dell’intelligenza artificiale (IA) nel sistema di bordo.

Non so voi, ma dai tempi di Terminator provo un brivido di inquietudine quando il termine viene riferito a progetti militari. Come sosteneva Burroughs ci sono cose che sarebbe meglio se fossero a portata di mano di chiunque, piuttosto che custodite con gelosia dall’esercito. Tra le tante contraddizioni di una civiltà che aspira all’intelligenza artificiale, è innegabile che la guerra sia stata uno dei principali motori dell’avanzamento tecnologico del Novecento. Il progresso ha cavalcato tanto l’onda della guerra calda quanto le ansie della guerra fredda. Ora che la guerra, come dicono gli specialisti, diventa asimmetrica, ecco che nuove tecnologie e nuovi approcci entrano in campo.

Questo è il tempo della guerra netcentrica o, come dicono gli anglofoni, il Network-centric warfare. Assaggi cinematografici ci sono stati concessi negli ultimi anni da Tony e Ridley Scott. E presto l’F-35 potrebbe integrarsi nel sistema solcando i cieli del fronte invisibile della Terza Guerra Mondiale. O forse no: magari per una volta la diplomazia internazionale renderà obsoleti scudi spaziali e caccia-bombardieri di 5ª generazione. Ma come non pensare, con un brivido freddo, che la prima scintilla di intelligenza artificiale possa nascere nello spazio virtuale distribuito di una rete di unità da combattimento? Impossibile resistere alla tentazione di chiedersi cosa penserebbe di noi. Un gioco letterario, forse. Ma se i creatori portano allo stato dell’arte la distruzione e l’annientamento, come potrà essere il capolavoro forgiato dalle loro mani?

Abbiamo tutto il tempo, insomma, di autodistruggerci in tutta tranquillità nella maniera tecnologicamente più sofisticata possibile. Ma Vinge lo aveva già previsto come principale antidoto alla Singolarità.