Archive for Febbraio, 2009

Le ricadute del futuro

Posted on Febbraio 9th, 2009 in Connettivismo, Fantascienza, Futuro | 1 Comment »

Esiste un fraintendimento di fondo per cui dai non addetti ai lavori si guarda alla fantascienza con la sufficienza che si riserverebbe a una persona poco affidabile o del tutto priva di credibilità. L’equivoco scaturisce dall’erronea convinzione nutrita da molti che, essendo letteratura rivolta al futuro, la science fiction abbia facoltà di previsioni e debba esercitare queste doti con una certa infallibilità.

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Risorse umane: rapporto di minoranza

Posted on Febbraio 7th, 2009 in Agitprop, Futuro, Nova x-Press | 3 Comments »

Ormai siamo numeri: quante volte ci siamo sentiti ripetere questa canzone da amici e conoscenti, quante volte l’abbiamo ripetuta a nostra volta? Numeri, statistiche di consumo e gusti di gradimento. Due effetti immediati coinvolgono la televisione e la politica, i due campi più efficaci nel donarci un ritratto dell’italiano con un piede nel Nuovo Millennio e l’altro nella fossa. La legge dell’audience descrive lo spaccato dell’Italia nel 2009, fotografandola nei suoi reality show lobotomizzanti delle aree del senso critico e del buon gusto, perfetta sintesi tra i medicine show degli imbonitori itineranti dell’Old Far West e le atrocity exhibition rilanciate dalla postmodernità di massa. Le reazioni politiche al disagio ormai cronico dell’italiano sia medio che un-po’-più-che-medio si esplicano invece su due fronti: sobillando i più fragili contro i più deboli (a Napoli contro i rom come a Roma contro i romeni), continuando l’opera di livellamento rappresentativo con la connivenza trasversale del Parlamento. Che sia di natura religiosa, ideologica, politica o etnica, appartenere a una minoranza nell’Italia di inizio XX secolo è una maledizione.

Insomma, non deve essere un caso se, come fa notare L’espresso in edicola da ieri, grazie allo sbarramento al 4% molto probabilmente resteranno fuori dall’Europarlamento proprio i pochi eletti che negli ultimi anni sono stati a Strasburgo per lavoro, invece che per svernare. Non è solo questione di eliminare le voci di dissenso e chiamare quel che resta democrazia. Ma di fare qualcosa per cambiare le cose. Almeno un minimo. Giusto quanto basta per riportare l’Italia al passo coi tempi.

L’egemonia culturale inseguita dalla nostra classe politica e dispensata in comode dosi omogeneizzate attraverso i canali della TV di Stato e di Regime continua invece a somministrare pillole di saggezza. Il dramma di Eluana Englaro ce ne sta regalando saggi memorabili. La guerra totale per il controllo dello spazio culturale non si combatte più solo sul campo psichico, a colpi di slogan e propaganda. Anche i nostri corpi sono diventati obiettivi di manovre militari condotte con il crudele distacco strategico dei grandi condottieri. E come ci hanno ormai abituati il paradossale sfiora il ridicolo: come il Leader autoproclamato della Nuova Alleanza per la Libertà che, non soddisfatto della perla confezionata ieri in conferenza stampa, oggi si lancia nella pindarica contrapposizione tra una logica di vita e libertà e una logica di morte e statalismo. Questa è arte, genio.

Logica del dominio.

E’ il trionfo della mediocrità estrinsecato a tutti i livelli, l’apoteosi del Controllo. Una logica a cui non mi sottraggo nemmeno io con questo post da due centesimi. Sarebbe meglio non parlarne e a volte concordo con chi invita a evitare queste fin troppo facili tentazioni. Dopotutto, nella soppressione di ogni dinamica dialettica a cosa può servire accogliere una provocazione? Ma poi altre volte capita che mi lasci sopraffare da quel vecchio ideale utopico del confronto. E così questo intervento non esula nemmeno da un’ancor più vile logica da esposizione.

Confido però di risollevare il tenore del discorso con una segnalazione utile e una personale.

La prima: sul loro blog Bioetica Chiara Lalli e Giuseppe Regalzi stanno dedicando un’attenzione seria e costante al caso Englaro.

La seconda: il mio testamento biologico. Nel caso dovesse essere necessario, sparate a vista contro politici, preti e stregoni che volessero avvicinarsi al mio letto di morte. E sbrigatevi a staccare la spina.

Singolarità Universali

Posted on Febbraio 5th, 2009 in Accelerazionismo, Connettivismo, Fantascienza, Futuro, Postumanesimo, Sezione π², Transizioni | 2 Comments »

L’annuncio della fondazione della prima università dedicata alla Singolarità, sovvenzionata addirittura con i fondi di Google e NASA, ha acceso reazioni in fin dei conti prevedibili, come accade ogni volta che questo meme viene tirato in ballo. In effetti, di questi tempi, negli ambienti di discussione on-line il concetto di Singolarità risulta tra i più opportuni per innescare polemiche durature: ha un potenziale in apparenza inesauribile.

La Singolarità è ormai peggio del Comunismo. Ovunque se ne parli, gli animi s’infuocano. Non sorprende, considerando che i due concetti hanno imboccato traiettorie fin troppo simili. Con l’unica differenza che, in maniera bizzarramente pertinente con l’idea di sviluppo che prospetta, la nozione di Singolarità ha ripercorso la parabola utopica/distopica del Comunismo in tempi decisamente più “accelerati”.

A partire dalla sua elaborazione a opera di Vernor Vinge, abbiamo assistito a un numero ormai incalcolabile di riletture del concetto, che hanno portato a nuove versioni alternative, varianti di successo ed estremizzazioni di convenienza. Mutuando dal lessico della memetica, potremmo parlare di un’idea a bassissima inerzia e a elevatissimo potenziale di deriva. Se da un lato questa molteplicità di interpretazioni è il chiaro e inequivocabile segnale della mancanza di uno stampo dogmatico, dall’altro le continue rielaborazioni hanno alimentato un’impressione sempre più magmatica della Singolarità, qualcosa in corso di continua ridefinizione. E una conseguenza di queste condizioni è stata la progressiva affermazione di un approccio metafisico, un’ansia quasi messianica.

La cosa non deve essere piaciuta allo stesso Vinge se nel 2007 (a circa quindici anni di distanza dal suo storico articolo) decise di mettere in discussione la prospettiva della Singolarità Tecnologica delineando tre scenari alternativi. Il contenuto del suo discorso sul Long-Term Thinking (15 febbraio 2007, da cui sono ripresi i grafici che accompagnano questo articolo) sembra studiato apposta per demistificare l’attesa acritica e quasi religiosa di un evento da lui evocato come una semplice – per quanto promettente – ipotesi sul futuro della nostra società (e civiltà). Le tre opzioni alternative alla Singolarità a cui si richiama lo scrittore americano sono: il ritorno alla follia (con la regressione dell’umanità a uno stadio a bassa tecnologia per effetto di una catastrofe globale), un’età dell’oro decisamente più rassicurante (una sorta di surrogato di Singolarità) e, per finire, una ciclica alternanza tra periodi di splendore e intervalli di oscurantismo (il modello della ruota del tempo). Un tentativo, questo di Vinge, finalizzato a ricondurre la teoria nel solco originario dell’estrapolazione.

Ho già accennato alla volatilità delle sue implicazioni. Vinge ipotizzava in origine due possibili scenari principali come punti di transizione verso il postumano, che prospettavano un’esplosione di intelligenza artificiale (IA) o, alternativamente, un incremento esponenziale delle facoltà cognitive umane ottenuto mediante manipolazioni tecnologiche (dall’intelligence amplification all’augmented intelligence). Ripresa di volta in volta, la Singolarità ha assunto forme molteplici: l’emergere di autocoscienza dai programmi (Ricambi di Michael Marshall Smith), dalla Rete (Terminator nei suoi recenti sviluppi televisivi e cinematografici, ma l’intuizione viene già accennata da William Gibson en passant – praticamente buttata lì, come per caso – in Aidoru) o dalla materia stessa (il computronium di Stross in Accelerando, dove per altro l’esplosione di intelligenza e potenza di calcolo coinvolge l’intero pianeta). La Singolarità Universale è un miraggio. Ogni autore che ne ha scritto ha avuto le proprie idee e convinzioni sulla Singolarità Tecnologica. In Sezione π² immagino per esempio qualcosa di analogo a una Convergenza NGR, la cooperazione dello sviluppo integrato di nanotecnologie, genetica, intelligenza artificiale, computazione quantistica e cibernetica a delineare un panorama tecnologico profondamente integrato e soggetto a una continua evoluzione (in grado di rendere obsoleti strumenti che solo il giorno prima rappresentavano lo stato dell’arte).

Ma è bene ricordare che si tratta sempre di scenari virtuali. Per quello che mi riguarda, la Singolarità è una metafora tra le più potenti oggi a disposizione di chi scrive fantascienza. È un orizzonte degli eventi storico, al di là del quale possiamo concederci una o due licenze in più per guadagnare qualche metro utile nel punto di vista sul reale. E incarna meglio di qualunque altro concetto forte in circolazione l’idea della rivoluzione, dello stravolgimento dell’ordine costituito, del superamento di un certo immobilismo ormai consolidato al di fuori della sfera della tecnologia e della conoscenza. La Singolarità, insomma, è uno strumento: estremamente utile per vettoriare la densità di informazione che può associarsi a un punto di rottura e di non ritorno. Ma come tutti gli strumenti di potenza analoga, il suo uso non è esente da rischi.

Personalmente non so se nel futuro dell’uomo c’è una Singolarità, né quale aspetto assumerà eventualmente. Le IA sembrano ancora piuttosto lontane, sui nostri radar, ma l’incombente ubiquità della Rete potrebbe portare a effetti anche più radicali sulle nostre vite, andando a considerare lo sviluppo parallelo delle interfacce elettroniche e neurali, come prospettato da Gary Stix nel suo articolo “Il download della mente” (titolo molto morganiano), sullo scorso numero de Le Scienze. E sono certo che il futuro saprà essere tremendamente più strano di quanto oggi possiamo immaginarlo.

La Singolarità, in quest’ottica, assume una sua valenza metaletteraria che trascende il semplice contesto diegetico. L’estasi per i postmoderni che amano la fantascienza, verrebbe da dire, parafrasando Ken MacLeod. Che poi ci siano anche enti come la NASA e imprese come Google pronte a finanziare corsi di studio sulle sue implicazioni, come dice il compagno Fernosky, non può far altro che darci da pensare.

Clandestineria

Posted on Febbraio 4th, 2009 in Agitprop, Stigmatikos Logos | 1 Comment »

Rassegna stampa del 3-2-2009.

“Per contrastare l’immigrazione clandestina non bisogna essere buonisti ma cattivi, determinati, per affermare il rigore della legge”. Così il ministro degli Interni Maroni. Perché la legge evidentemente è cattiva, spietata. E poi dicono che non viviamo in un Far West.

Stesso fronte, più o meno: l’on. Paolo Guzzanti annuncia le sue dimissioni dal gruppo parlamentare del PDL, lamentando lo scarso rispetto dei meccanismi della dialettica politica e il servilismo della maggioranza tutta al Presidente del Consiglio e - ohibò! - del Presidente del Consiglio al Grande Amico Russo Vladimir Putin. Eh… immagino che deve essere stato davvero un colpo per Guzzanti scoprire questi risvolti segreti della personalità di Silvio!

E chi se lo aspettava?

Un po’ la stessa sorpresa che deve aver colto il primo cittadino di Roma Gianni Alemanno di fronte ai raptus di violenza xenofoba che stanno facendo il solletico a questa italietta di delinquenti, grandi e piccini. “C’è un clima difficile, - ha ammesso Alemanno, - che ha creato una spirale di violenza.” Ma lui ha almeno il rigore della fede: “Io credo che il Governo sia stato sempre molto chiaro nel distinguere le responsabilità personali dei reati”.

Duri e puri. Come la miscela di qualunquismo e fascismo di questi tempi ci insegna.

Aeolus Airship: il dirigibile a pedali

Posted on Febbraio 3rd, 2009 in Futuro | 2 Comments »

A proposito di blimp: aerodinamica accattivante, ecocompatibile, agile e confortevole. Per chi vuole concedersi una crociera di lusso senza privarsi del gusto dell’intimità. A emissioni zero.

Non è una meraviglia? Da Treehugger. Via William Gibson Blog.

Storia di transiti, amori e dirigibili

Posted on Febbraio 1st, 2009 in Fantascienza, Letture, Postumanesimo, Transizioni | 1 Comment »

About McIntyre’s Superluminal:

Biotecnologie, conflitti sociali, nuovi mezzi di comunicazione e nuove lingue, come la vera lingua parlata dai tuffatori o la stupefacente lingua di mezzo che condividono con i cetacei. E ancora: oceanografia e lampi di matematica. Tutto questo e molto altro ancora è possibile trovare in Superluminal, un romanzo dalla vocazione universale (mimetica, diremmo oggi, capace di infrangere le barriere dei generi coniugando romance, avventura e fantascienza) e al contempo sorprendentemente in anticipo sui tempi.

È un grosso merito della collana Nuova Galassia e del suo curatore Salvatore Proietti (anche traduttore del testo in questione) averlo finalmente presentato ai lettori italiani, a distanza di un quarto di secolo dalla sua uscita. Se da un lato è importante la sua valenza storica, con i prodromi del cyberpunk già codificati nelle invenzioni che costellano queste pagine (innesti protesici, ingegnerizzazione genetica, il richiamo agli ultraleggeri che si addensano nelle pagine di quella rivoluzionaria stagione di scrittura, presagi di un paesaggio ad altissima penetrazione informatica e — addirittura — messaggi spazzatura a saturare la banda dei comunicatori personali dei protagonisti e filtri anti-spam per contrastarne l’invasività), dall’altro Superluminal stupisce per la lucidità critica con cui analizza tematiche come l’evoluzione, la scoperta di nuovi confini per una ridefinizione del concetto di appartenenza, che trascendono la fantascienza e che negli ultimi anni abbiamo ritrovato con una incidenza crescente nelle opere del cosiddetto filone postumanista.

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