La mattina del 25 febbraio si è spento nella sua casa di Peoria Philip José Farmer, uno degli ultimi sopravissuti tra i giganti che hanno fatto la storia della fantascienza. L’ho appreso ieri mattina da Salvatore Proietti e conosco modi migliori di cominciare una giornata di lavoro. Nel 1952, con il suo racconto di esordio (The Lovers, respinto dalle principali riviste dell’epoca e infine approdato alla pubblicazione sulle pagine di Startling Stories), Farmer fece scalpore per il tema dell’amore tra un terrestre e un’aliena e si guadagnò il premio Hugo come “giovane scrittore più promettente”. Ma Farmer ebbe una carriera tutt’altro che facile, prima del decollo che cominciò dalla metà degli anni ‘60.

Uno dei primissimi libri di fantascienza che lessi poco più che bambino fu Gli anni del precursore (A Woman a Day, 1960), nella sua edizione per i Classici di “Urania”. Ricordo di averlo preso perché accoppiato a Mr Lars, sognatore d’armi di Philip K. Dick, e conservo bene in mente il ricordo di quell’estate di metà anni ‘90. Dick era già una mia ossessione, ma più delle guerre psichiche tra gli weapon designers dei due Blocchi, in quei pomeriggi di luglio a proiettarmi in uno stato di straniamento persistente furono le opprimenti visioni/ossessioni di Farmer. Il libro, collegato all’universo del citato Gli amanti di Siddo, non è un capolavoro. Ma i temi della sessualità e della religione affrontati in maniera così disinvolta da Farmer non possono passare inosservati davanti agli occhi di un adolescente.

Per me, quell’estate persa nelle nebbie di un altro secolo (un mondo senza internet e senza cellulari, in cui anche solo imbattersi in un tascabile di fantascienza poteva assumere i connotati sovrannaturali di una ierofania), fu una piccola grande fortuna ritrovarmi tra le mani un libro di uno degli ultimi autori pulp del nostro genere senza mai avere nemmeno sentito nominare Kilgore Trout. Una fortuna che dovrebbe toccare in sorte a tutti i giovani lettori, in quel preciso-indeterminato periodo delle loro vite.

Anche per questo: buon vento, Signor Farmer, in arte Trout! Ci rivedremo magari un giorno sulla riva del Fiume, scambiandoci aneddoti apocrifi su Tralfamadore.

[Qui il necrologio di Silvio Sosio su Fantascienza.com e qui il mio su Urania Blog.]