Quanto possiamo arrivare a disprezzare una persona? A che punto può spingersi la nostra repulsione, il nostro disgusto? Il nostro odio? Non mi capita poi spesso di interrogarmi su questi argomenti. Non più, almeno. Ho paura che una parte consistente della mia rabbia giovanile sia andata perduta per sempre e me ne rammarico. Ma poi mi succede di leggere l’ennesima assurdità, l’ennesimo aborto psichico rilasciato alla massa elettorale, spacciato come prelibatezza intellettuale e, subito dopo lo scandalo, prontamente seguito dall’immediata smentita pre-confenzionata. Storia vecchia: ci siamo abituati, ormai. Meglio: siamo assuefatti.

La puttanata sparata dal Presidente del Consiglio che ha fatto incazzare a morte il popolo argentino sta facendo in queste ore il giro del mondo. Potete leggere una ricostruzione sul Corriere on-line, che riprende la storia dalle pagine del Clarín. Ormai tanto siamo allo sfinimento psicologico, all’esaurimento di ogni scrupolo morale. Per cui un bit di immoralità ulteriore non aggraverà più di tanto la nostra generale, inesorabile lobotomizzazione (anche se magari ci avvicinerà alla fine).

Per capire perché l’ennesima cazzata architettata dal Presidente del Consiglio - nonché corruttore ormai certificato - mi mandi in bestia devo risalire con la memoria qualche anno indietro nel flusso del tempo, alla scoperta di un fumetto di fantascienza che con il tempo si è attestato di diritto come uno dei classici argentini più celebri al mondo. Il primo contatto avviene a Buenos Aires nello studio di un autore di fumetti, dove compare dal nulla un uomo che si presenta come Khruner, “il vagabondo dell’infinito”: un pellegrino che attraversa il tempo alla ricerca della sua epoca perduta, strappatagli da una tremenda (quanto silenziosa, almeno nelle decisive fasi iniziali) invasione aliena. Juan Galvez (nell’originale Juan Salvo) aveva una famiglia, aveva una vita. Poi l’orrore fece irruzione nella quotidianità e tutto cambiò. Da allora è costretto a vagare in lungo e in largo attraverso i continuum, dove tutti lo conoscono semplicemente come L’Eternauta.

Raramente mi è capitato di leggere - dentro e fuori dalle mie frequentazioni fantascientifiche - un’opera tanto struggente. E devo il privilegio alle idee e alla penna di uno sceneggiatore di nome Héctor Oesterheld, che nel lontano 1957 s’inventò questa malinconica e tormentata figura così distante dal cliché dell’eroe tutto d’un pezzo. Il 21 aprile del 1977 Oesterheld sarebbe stato prelevato dalla sua abitazione da una squadra armata per andare incontro al medesimo destino che già era toccato a due delle sue figlie, scomparse l’anno prima. A novembre dello stesso anno scomparirà anche la terza figlia, incinta di otto mesi. Ancora un mese e la Guerra Sucia porrà la sua croce sulla famiglia Oesterhed, uccidendo l’ultima delle figlie sopravvissute. Uno sterminio familiare, una delle tante storie di ordinario orrore scritte col sangue e consegnate all’eterno oblio del presente dalle dittature militari.

In Argentina tra le vittime del processo di Riorganizzazione Nazionale (El Proceso, 1976-1983) ci furono 30.000 desaparecidos, svaniti nel nulla, inghiottiti dall’oceano al culmine dei famigerati vuelos de la muerte, i voli della morte a cui nei giorni scorsi ha fatto riferimento con tanta eleganza il Presidente del Consiglio. 30.000 persone accusate di sovversione, arrestate, detenute per periodi imprecisati, sottoposte alle sevizie e torture più inumane che la mente umana sia riuscita a concepire (con una violenza psicologica che toccava il culmine quando le torture venivano inflitte alla presenza dei familiari) e, infine, traferite sui camion per le fosse comuni o sugli aerei della prefettura con destinazione il mare aperto. Con l’unico conforto di una dose di pentothal. Un libro che ne parla da un’ottica fantascientifica è la novella Dalle mie ceneri di Giampietro Stocco (recensita di recente). Una testimonianza eccezionale della procedura messa in atto dagli squadroni della morte è il film Garage Olimpo di Marco Bechis (1999), intitolato proprio come uno dei Centri Clandestini di Detenzione della rete di repressione della Giunta Militare.

Le immagini ritraggono graffiti urbani a Buenos Aires.

Uno dei gruppi paramilitari più attivi, la Triple A (da Alianza Anticomunista Argentina), obbediva agli ordini di José López Rega detto el Brujo per via della sua passione per l’esoterismo, già segretario personale di Perón e affiliato al gruppo di potere massonico facente capo alla Loggia P2. Scorrendo la lista degli appartenenti alla P2 rinvenuta nel 1981 presso la residenza del Gran Maestro Licio Gelli, potreste imbattervi in qualche nome noto.

Qualsiasi lettore si sia invece imbattuto nelle pagine de L’Eternauta è diventato Khruner a sua volta e, una volta viaggiato attraverso i continuum, sarà destinato a restarlo per sempre, fino alla fine dei tempi. Ecco perché tutto quello che possiamo fare è resistere senza perdere la sacrosanta attitudine all’indignazione, anche se ormai ho cominciato a credere che attraversare le dimensioni per urlare la propria rabbia possa non essere più utile come poteva esserlo una volta. Ma l’Eternauta mi viene in soccorso per rispondere alla domanda di apertura. Dobbiamo imparare a ripulire dall’odio le nostre vite. L’odio appartiene a Loro, gli invasori che allungano le loro dita nell’ombra, che dall’ombra muovono i fili. E si tratta di un odio di portata cosmica, a cui possiamo opporre solo un’umanità altrettanto cosmica per tenere in vita la speranza del riscatto e della giustizia. Pro-memoria per il futuro:

La nostra resistenza deve essere, prima di tutto il resto, una resistenza di natura morale.

Se non per noi, por todos los hombres que combatieron, e per tutti gli innocenti inghiottiti nel Nulla. Affinché la loro memoria risplenda sul nostro domani.