C’è poco da dire, il sito English Russia continua a rivelarsi una miniera di diamanti per tutti gli amanti come me delle linee evolutive interrotte e abbandonate della tecnologia del XX secolo. Già la storia dei fari nucleari dismessi sulla Northern Sea Route e caduti preda di saccheggiatori di RTG ci aveva regalato manciate di sense of wonder e più moderni brividi di inquietudine. Be’, siete pronti per un nuovo giro sulla giostra dell’immaginario? E allora torniamo in Siberia, per scoprire l’altrettanto suggestiva storia dei collegamenti ionosferici e delle radiostazioni a onde medie.

Facciamo un salto indietro nel tempo e torniamo a un’epoca antecedente alle comunicazioni satellitari. Gli ingegneri sovietici furono tra i primi a doversi confrontare con il problema delle comunicazioni su un territorio vasto e quasi completamente spopolato, con rarissimi avamposti umani (spesso militarizzati) sperduti a migliaia di chilometri l’uno dall’altro. Come metterli in comunicazione senza dover disseminare migliaia di ripetitori radio? Per una volta la risposta dell’ingegnere equivale a quella dell’uomo di Dio: semplice, chiedendo una mano al cielo!

Tra 90 e 150 km di quota sul livello del mare si estende uno strato atmosferico di gas ionizzati, la cui esistenza venne ipotizzata separatamente agli inizi del Novecento dall’ingegnere elettrico americano Arthur E. Kennelly (un collaboratore di Thomas Edison) e dal fisico britannico Oliver Heaviside (la cui attività spaziò senza limiti attraverso i campi elettromagnetici e l’elettrotecnica, ed è a lui che dobbiamo la coniazione di termini oggi familiari agli addetti ai lavori come: conduttanza, permeabilità, impedenza, induttanza, ammettenza ). Ma già nel 1899 Nikola Tesla (probabilmente il più sfortunato titano che la scienza abbia mai avuto, molto bello il ritratto fantascientifico trasmessoci dal film The Prestige, dove a prestargli le sue luciferine sembianze è nientepopodimenoché David Bowie), nel corso dei suoi leggendari esperimenti a Colorado Springs, si era accorto di qualche particolarissima peculiarità di questa regione della nostra atmosfera che verrà poi definitivamente rilevata solo nel 1924 dal fisico britannico Edward V. Appleton. I gas ionizzati di quello che verrà poi battezzato strato di Kennelly-Heaviside hanno una frequenza di risonanza che gli permette di riflettere le onde elettromagnetiche incluse in un determinato range di frequenze. Nella fattispecie, le comunicazioni radio in onde medie (usate per esempio nelle familiari trasmissioni AM) possono sfruttare questa proprietà per scavalcare l’orizzonte, utilizzando in pratica la ionosfera come uno specchio. Che è esattamente quanto fece Guglielmo Marconi (al pari di Tesla ignaro dell’esistenza dello strato di Heaviside) nel 1901, quando effettuò la prima comunicazione radio transoceanica dalla Cornovaglia a Terranova, coprendo un tragitto di 3.000 km (per cui ebbe bisogno di un doppio rimbalzo sulla ionosfera, a riprova del fatto che la classe non è acqua…).

Il principio adottato dai tecnici russi è lo stesso e le foto che ho ripreso da English Russia (che a sua volta le ha riprese dalla fonte russa tllrsever.org, per chi masticasse il cirillico) sono indicative del loro lavoro. L’Armata Rossa implementò questo network di antenne per link ionosferici in modo da comunicare pressoché istantaneamente su distanze fino a 10.000 km. All’epoca i giovani venivano mandati presso queste stazioni radio disperse nel nulla per il loro servizio di leva: due anni tra i boschi o nella steppa, a tenere d’occhio queste gigantesche antenne dalla forma bizzarra. Qualcuno oggi ricorda quei giorni con nostalgia, altri ringraziano che il tempo delle stazioni radio MW si sia compiuto. Alcune di esse sono state dismesse dopo l’avvento delle comunicazioni satellitari, altre sono state convertite alla nuova tecnologia.

Ma lo strato di Heaviside non è scomparso con queste stazioni. E’ ancora lì, a un’altezza compresa tra 90 km (quando, di giorno, la pressione del vento solare lo comprime sugli strati atmosferici inferiori) e i 150 km (quando, di notte, guadagna quota e permette alle trasmissioni notturne di sfruttare rimbalzi più lunghi e nella campagna del Maryland può capitare di cogliere una emittente di base a Città del Messico). Ma la sua posizione risente anche dell’attività solare e del ciclo delle stagioni.

Sullo strato di Heaviside la letteratura contiene pagine molto interessanti. Wikipedia cita il musical Cats (dove rappresenta una sorta di paradiso dei gatti… non chiedetemi di più) e i suoi nobili natali: il poeta e drammaturgo T.S. Eliot, che ne parlò anche in un suo copione sulla vita dopo la morte, The Family Reunion. Ed è possibile che, come altre cose, Thomas Pynchon abbia ripreso anche questa da Eliot. Quale modo migliore di salutarci che rileggere una delle sue pagine, non meno densa di dettagli e ricca di bellezza di migliaia di altre sue pagine? Il brano che segue è tratto dal racconto L’integrazione segreta (The Secret Integration, 1964, qui nella traduzione di Roberto Cagliero per l’edizione tascabile e/o del 2002 di Entropia, terza ristampa), l’unico racconto di Pynchon che abbia per protagonisti dei ragazzini, che per altro dimostrano di essere molto più intelligenti, razionali ed empatici dei loro genitori. Forse perché i fumetti e i tascabili di fantascienza che insieme ai film di serie B costituiscono la loro dieta sono molto più utili delle fatture e delle buste paga per conservare la presa sul senso del futuro…

[...] Grover era radioamatore. La ricetrasmittente e il pannello di controllo se li era montati da solo. Per via del cielo, e anche delle montagne, i segnali in arrivo erano capricciosi. Certe notti, quando Tim si fermava lì a dormire, la stanza di Grover col passare delle ore si riempiva di voci incorporee, che a volte arrivavano persino dal mare. A Grover piaceva ascoltare, lui però trasmetteva di rado. Teneva appese al muro delle cartine stradali, e ci faceva un segno ogni volta che sentiva una voce nuova, riportando anche la frequenza. Tim non l’aveva mai visto dormire. Poteva farsi vivo a qualsiasi ora, sicuro di trovarlo in piedi, a manovrare le sue manopole tenendosi schiacciata sulle orecchie un’enorme cuffia di gomma. C’era anche un altoparlante; a volte era acceso pure quello. Scivolando dentro e fuori dal sonno, Tim sentiva mescolarsi ai propri sogni poliziotti chiamati per incidenti d’auto, oppure semplici rumori, ombre che si muovevano là dove tutto avrebbe dovuto essere immobile, tassisti che aspettavano i treni notturni lagnandosi del caffè o facendo battute caustiche al centralinista del radio-taxi, un pezzo di una partita a scacchi, rimorchiatori che trascinavano una fila di chiatte cariche di ghiaia lungo l’Hudson, operai della manutenzione stradale che d’autunno e d’inverno lavoravano fino a tardi per sistemare barriere o per spalare la neve, e poi di tanto in tanto un cargo in mare, quando quella roba su nel cielo, lo strato di Heaviside, era favorevole - queste cose scendevano e filtravano tutte insieme a popolare i suoi sogni, così che al mattino non sapeva mai quali erano vere e quali il frutto di allucinazioni. Grover non gli era mai stato d’aiuto. Appena sveglio, mentre era ancora un po’ nel mondo dei sogni, Tim chiedeva: «Groovie, e il procione perduto? La polizia l’ha trovato?», oppure: «E quel boscaiolo canadese che risaliva il fiume su una casa galleggiante?». Grover rispondeva sempre: «Non mi ricordo». Etienne Cherdlu, quando si fermava anche lui a dormire, ricordava cose diverse da quelle di Tim: canzoni, gente con l’hobby di osservare i tassi, che faceva rapporto a una specie di quartier generale, oppure accese discussioni di football, mezze in italiano.

Due anni più tardi Pynchon riprenderà un’immagine simile ne L’incanto del lotto 49 (The Crying of Lot 49, 1966: “Solo dopo tre chilometri di strada si rese conto che i capricci della ricezione notturna avevano incanalato KCUF da Kinneset”), dove assisteremo a nuovi casi di compenetrazione con i sogni delle allucinazioni mediatiche (non più radiofoniche, ma televisive). E, naturalmente, torneranno anche i tassi. Ma questa è un’altra storia.