A volte ritornano. E’ impossibile tenere lontana la sensazione di trovarsi in un mondo cyberpunk, giorno dopo giorno. Il controllo delle menti esercitato attraverso i mass media, la politica sempre più invischiata con gli interessi dell’affarismo nazionale e internazionale, i teatri bellici in real-time, la prospettiva manomessa e schiacciata su una lunghezza da futuro zero, i tentativi di imbavagliare lo spirito critico anche nella dimensione della nuova frontiera digitale. Ma anche gli strumenti della Resistenza: campagne di marketing virale che esplodono lungo le direttrici neurali della Rete e, sull’orizzonte di pochi mesi, i primi passi concreti verso la rete ubiqua. Tra qualche anno, forse, nanotubi di carbonio interfacciati con i neuroni.

Era a questo che pensavo scrivendone qualche settimana fa (no, non sono in una bolla temporale, è solo che quell’articolo era pronto da un pezzo, prima della sua pubblicazione). E’ l’intero paesaggio tecnologico che sta ribollendo intorno a noi: i flussi di informazione tracciano scenari ogni giorno più simili alle pagine di Gibson, di John Shirley o di Tom Maddox. Poi, possiamo questionare quanto vogliamo sul merito intrinseco del cyberpunk nell’economia (pessima locuzione, ne convengo) della fantascienza e su quali e quanti autori abbiano esercitato la loro più o meno radicale influenza sui cyberpunk (Ballard, Disch, Delany e, andando un po’ più indietro, Dick, Bester e così via). Se la fantascienza è uscita dal ghetto e ha invaso il reale con immagini che l’uomo comune e profano non potesse ricondurre alla mitologia grottesca popolata di UFI e spade laser, lo dobbiamo al cyberpunk. E, volenti o nolenti, la sua estetica ha plasmato a sua immagine e somiglianza il mondo in cui viviamo.

Non stupisce quindi vedere di nuovo in libreria, a distanza di un decennio e più dalla sua uscita, un’antologia cult per la controcultura degli anni ‘80 e ‘90: Strani Attrattori (nessun conflitto di interessi). Come non stupisce l’uscita, a 14 anni dalla sua fantomatica apparizione (l’editore Synergon di Bologna chiuse proprio a ridosso dell’uscita del testo, lasciandolo praticamente orfano), di un libro divenuto una piccola leggenda metropolitana: La stanza mnemonica di Oscar Marchisio, che tornerà in libreria la settimana prossima grazie ai tipi di Socialmente con un titolo leggermente diverso, Meta-stanza, e un sottotitolo paradigmatico: La memoria del futuro.

Perché il cyberpunk ha svolto un suo ruolo non solo all’esterno, ma anche dentro la fantascienza. La consapevolezza della dimensione del futuro è passata per gli anni ‘80. Ed è da lì che muove i passi la fantascienza del nuovo millennio.