Il grande Lino Aldani, universalmente riconosciuto come il padre della fantascienza italiana, ci ha lasciati stanotte. Il futuro è oggi un po’ più lontano e più vago. Ricordiamolo con queste sue lucidissime parole, raccolte da Giuseppe Lippi:

Gli anni 2000 sono arrivati a vuoto, inutilmente; tante cose che avrebbero dovuto mettersi a posto, invece si sono aggravate. 2002, 2003, 2004, un anno vale l’altro… Qui non si muove niente, è questo il grave. Non so dirlo con precisione, ma non siamo pronti a gestire il futuro. Ci siamo capitati in mezzo e non ce la facciamo. Negli anni Sessanta e Settanta c’è stato un ottimismo della volontà che ci ha fatto sperare, ma col passare degli anni ha avuto la meglio il pessimismo della ragione. A meno di non cambiare radicalmente il nostro atteggiamento in direzione bioetica, il mondo andrà incontro a un’immane distruzione di risorse, capacità e forme di vita. Non vedere questo equivale ad essere perduti. Una delle cose che l’umanità non vuole assolutamente capire è che da quando è iniziato un certo tipo di sviluppo, non abbiamo fatto un momento di pausa. Stiamo continuando ad andare avanti in progressione geometrica, prosciugando tutto quello che avremmo dovuto conservare per il futuro. Le attese socialiste, che condividevamo in tanti, non si sono verificate. Sì, ci ho creduto a lungo, ma ormai l’unica rivoluzione che possiamo fare consiste nel coraggio di sopportare l’attuale situazione. E’ già un pensiero rivoluzionario, perché non vuol dire condividere ma sopportare un certo stato di cose.
“Scrivere science fiction ha ancora un senso? Sì, ma solo a patto di mettere in risalto la
pars destruens, non la pars construens. Altrimenti ci limiteremmo ad andare avanti solo perché siamo nel campo e la conosciamo”.

Per entrare nell’universo immaginifico di Aldani, vi consiglio questa bella intervista di Selene Verri per la rivista francese Lunatique.