Sono sempre stato convinto che uno dei pregi fondamentali della fantascienza risieda nella sua ampiezza di vedute, qualità esaltata dalla prospettiva che ogni vera storia di fantascienza può concedersi, staccandosi dalla soggettività e dal momento contingente per aspirare - senza che questo ne implichi forzatamente il raggiungimento - a un’oggettività quanto mai distante dal nostro vissuto quotidiano. La fantascienza NON è questo, siamo intesi, ma possiede QUESTA facoltà tra le sue prerogative. Può farlo, insomma, e quando ci riesce esercita anche un’utile funzione pedagogica: la tolleranza, il rispetto, l’umanità, escono rinvigorite da quel punto di vista altro che la fantascienza può concedersi. Il che forse potrebbe essere addotto anche come causa concorrente nella mancanza di popolarità che ha sempre contraddistinto la fantascienza scritta.

Non voglio farla troppo retorica, ma per me la fantascienza ha sempre incarnato un sogno di libertà e uguaglianza. Per questo ieri mattina sono rimasto sbigottito davanti alla home page di Carmilla, che si apriva con l’intervento di Jean-Daniel Brèque, traduttore francese di Dan Simmons, su un increscioso episodio verificatosi sul forum dell’autore americano. Estrapolo un brano dal suo articolo:

Negli ultimi tempi sono stato turbato, rivoltato e anche depresso dai commenti dei partecipanti al forum del sito, e dall’autore stesso, che vomitavano fiumi di odio contro i democratici, gli arabi, gli omosessuali, gli ecologisti ecc.
L’11 gennaio scorso, la goccia che ha fatto traboccare il vaso: Dan Simmons ha incitato un internauta a denunciare alla FBI una giovane palestinese che studia negli Stati Uniti, che gli aveva confidato la sua collera davanti ai massacri di Gaza e il suo desiderio di vendetta.

La prova di quanto afferma Brèque è sotto gli occhi di tutti, sul forum ufficiale di Simmons. Vicenda paradossale, assurda, che sconfinerebbe nel grottesco se non fosse per il risvolto orrido di bieco opportunismo che nasconde. Uno dei massimi autori viventi di genere (attivo sui fronti più disparati, dalla fantascienza all’horror, dal thriller al giallo) invita un suo lettore a denunciare all’FBI una sua collega per le frasi buttate lì nel corso di una conversazione. Roba da DDR ai tempi ingloriosi della temutissima Stasi.

La discussione è andata amabilmente avanti per qualche giorno, tra offese gratuite un po’ a tutti, dai democratici ai palestinesi (secondo l’ormai consueta logica Palestina = Jihad), fino agli europei che invocavano la sospensione dei raid israeliani e dell’Operazione “Piombo Fuso”. Finché oggi - probabilmente per la risonanza suscitata dalla vicenda dopo il “licenziamento” di Brèque e la solidarietà testimoniatagli dai colleghi - Dan Simmons ha deciso di chiudere a tempo indeterminato il suo forum. Curiosamente, adducendo le motivazioni che lo hanno spinto a questa decisione, Simmons dimostra di non rendersi conto bene della gravità delle sue stesse affermazioni, assumendosi invece la responsabilità degli altri in un cortocircuito espiatorio che è un esercizio brillante di equilibrismo.

Probabile che l’agente gli abbia fatto notare  un paio di punti in cui la condotta civile era stata trasgredita, elementi che avrebbero potuto indisporre il meglio disposto degli editori. Cosa ancor più deplorevole, a pensarci bene, con un libro in uscita (Drood, annunciato per il prossimo febbraio) e il sito che ormai cominciava a essere inquadrato negli ecoscandagliometri di idiozia di mezza rete. [Mi piace credere che la Rete abbia giocato un ruolo di primo piano nella vicenda, fungendo prima da ripetitore per i rancori repressi di Simmons e dei suoi compagni di merende, e susseguentemente da cassa di risonanza e amplificatore di tali insulsaggini.]

In definitiva, Simmons ha deciso di chiudere il suo bar elettronico, almeno per il momento. Così anche il sito segnerà l’EEG flatline, come è capitato negli ultimi giorni al suo amministratore.

Postilla personale: Sono reduce dalla lettura dell’impegnativo ma toccante Gli uomini vuoti (The Hollow Man, 1992), ristampato da ”Urania” a fine 2007, che non faticherei a citare tra le migliori letture dell’anno appena concluso. In esso Simmons imbastiva - tra le esplosioni di rabbia e nichilismo che condiscono la discesa agli inferi del protagonista - anche una riflessione sull’umanità che solo adesso mi accorgo quanto fosse in realtà ambigua: dopo averlo letto come un apologo sull’empatia come facoltà fondante di ogni rapporto umano, mi trovo costretto a rileggerlo alla luce dei recenti sviluppi come un requiem per il mio sogno personale sulla fantascienza. Da un po’ di tempo ho tra le letture di scorta che mi accompagnano di mese in mese (potrei parlare di slow reading o long reading, a seconda dei punti di vista) anche Il canto di Kalì. Non so davvero se a questo punto lo riprenderò in mano. Dopo questa storia assurda, concedere a Simmons la sospensione dell’incredulità sarebbe un po’ come invitare a cena un cannibale.