Un interessante contributo alla storia dei fari nucleari ci è stato fornito dall’ing. Moskatomika: come mi ha fatto giustamente notare, sul sito dell’AIEA (l’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica) molte pagine sono dedicate agli RTG (Radioisotope Thermoelectric Generator) impiegati in fari polari e stazioni meteo remote, e al loro decommissioning.

Un documento assolutamente consigliato per comprendere la filiera di recupero e stoccaggio dei generatori nucleari è il rapporto RTG Master Plan Development Results and Priority Action Plan Elaboration for its Implementation, da cui si evincono i dati salienti dell’operazione: all’inizio del 2007, 582 RTG erano installati presso siti russi (di questi 218 lungo la Northern Sea Route, dall’arcipelago di Novaja Zemlja al distretto autonomo di Čukotka), in gran parte esposti al rischio di saccheggio, e già si era al corrente che il finanziamento di 130 milioni di dollari stanziato per il recupero e la messa in sicurezza delle installazioni non sarebbe bastato a coprirne lo smantellamento, come pure che il sito militare di Mayak, nel cuore della Siberia, avrebbe potuto offrire una capacità di accoglienza non superiore agli 80 pezzi all’anno.

In queste condizioni, non stupisce l’elenco degli incidenti principali che hanno riguardato gli RTG dal 1999 ad oggi. Generatori nucleari rimossi dalle loro sedi e abbandonati nei posti più impensabili: a una fermata dell’autobus (Leningrado, 1999), in un bosco (Georgia, 2002) o su una spiaggia (Mar Baltico, 2003). Come ci spiega quest’altra pagina, un RTG estrae la propria energia dai processi di decadimento di una sostanza radioattiva (come ad esempio lo 90Sr [i nuclei RHS (da Radionuclide Heat Source) di Stronzio 90 sono estremamente compatti e durevoli, essendo il tempo di dimezzamento di questo isotopo dell'ordine di 28 anni]), senza comportare l’innesco di ulteriori decadimenti che porterebbero alle reazioni a catena prodotte, invece, in maniera controllata all’interno dei reattori delle centrali nucleari.

Malgrado questo, tuttavia, gli RTG restano una fonte potenziale di contaminazione radioattiva: eventuali danni agli involucri, abbastanza frequenti nel caso di apparati abbandonati per decenni, possono rilasciare raggi beta con effetti nocivi sull’ambiente e la salute di soggetti esposti.

[Photo by Komatoz.]