Archive for Dicembre, 2008

Cose dell’altro mondo

Posted on Dicembre 17th, 2008 in Agitprop, Stigmatikos Logos | No Comments »

E al di là di ogni immaginazione.

Due segnalazioni connettiviste

Posted on Dicembre 15th, 2008 in Connettivismo, ROSTA | 5 Comments »

I connettivisti ne saranno già al corrente. Agli altri amanti della fantascienza e dell’avanguardia che transitano attraverso quest’orbita caotica voglio segnalare due eventi che vedono protagonisti due amici e colleghi dell’underground.

Alex Tonelli, alias Logos, ha pubblicato sul suo blog un primo fotogramma dal corto che Alberto Rizzi sta ricavando dal suo racconto Lo Specchio e la Pistola. La storia, ricca di echi esistenziali che attraversano le dimensioni nella scia di paradossi quantistici, è apparsa nell’iterazione 04 di NeXT. A mio modo di vedere, è uno di quei lavori che meriterebbero una riproposizione anche al di fuori del giro della fantascienza.

7di9 ha invece messo in piedi il prossimo event di scrittura multimediale dei connettivisti, con traccia “Cadenze cosmiche ai margini di un’eclissi cibernetica”. L’appuntamento con la jam session è su SupernovaExpress Blog, alle ore 22,00 di martedì prossimo 23 dicembre.

Ultime dal fronte del futuro

Posted on Dicembre 13th, 2008 in Connettivismo, Fantascienza, Futuro | 2 Comments »

Scrivo queste righe dopo avere trovato nella mia casella postale la graditissima sorpresa della copertina di NeXT, così come avremo l’onore di presentarla - se riusciamo a scapicollarci senza rimetterci le penne - in quel di Fiuggi alla Deepcon/Eurocon prossima ventura. Il primo numero internazionale del bollettino di cultura connettivista si avvarrà di contributi di prima scelta di protagonisti della scena nazionale della SF e - forse - anche di qualche nome di rilievo internazionale. Vedremo come evolveranno le cose.

Di sicuro, da qualche giorno sono rientrato in una spirale gravitazionale di attività editoriali. Il tour de force si protrarrà come minimo fino ai primi giorni di febbraio. Nel frattempo, ovviamente, NeXT non potrà essere l’unica cosa che farò, perché un paio di scadenze ravvicinate per collaborazioni a cui tengo molto (e di cui vi informerò a tempo debito) mi terranno all’opera anche su almeno due racconti (la cui stesura, per la verità e con un certo sollievo, è già a buon punto).

Per forza di cose - e avendo in piedi, come sapete, tutta una serie di altre collaborazioni sulla rete e sulla carta - il movimento su questo blog potrebbe risultare nei prossimi tempi un po’ rallentato. E’ una decisione sofferta, perché lo Strano Attrattore è la mia residenza elettronica e mi ci sono trovato a mio agio fin dalla sua apertura. Lo dimostrano i 180 post pubblicati fino a oggi e gli oltre 13mila contatti degli ultimi 5 mesi. Per rispetto verso i 10-12 aficionados e verso i naviganti che capitano occasionalmente da queste parti (in cerca di mappe della Via Lattea o informazioni sulla scala di Kardashev, il caos, il futurismo, Sacco e Vanzetti, il luddismo, le fibre ottiche, San Francisco, i nomi delle vittime della strage di San Gennaro, e tutto il resto), mi sono sentito in dovere di spendere queste poche parole. Non per accampare scuse o giustificazioni (qualunque cosa vogliano far credere le voci petulanti della rete, chi fa questo mestiere - scrivere fantascienza e di fantascienza - oggi, in Italia, lo fa solo per passione, sforzandosi di dare sempre il meglio, in ogni singolo aspetto della faccenda, e oltre a questo ci sono il lavoro che ci dà da mangiare, la vita sociale o anche solo personale negli ultimi tempi pressoché azzerata, le piccole cose ingiustamente trascurate, and so on…), ma per proseguire in quella condotta di trasparenza a cui ho volunto improntare la trasmissione su queste frequenze fin dall’inizio.

[Nell'immagine: Feigenbaum Planet.]

Gli aggiornamenti del blog, quindi, si diraderanno. Una soluzione che si rende necessaria per non rischiare di compromettere il livello di approfondimento, attenzione o anche solo provocazione, che mi sono sempre impegnato a perseguire.

Per il momento, comunque, che non si dica che vi lascio senza alcunché da leggere. Con l’aggiornamento di Delos SF messo in linea ieri, sono accessibili:

• Uno speciale su Richard K. Morgan improntato sull’ultimo capitolo della serie di Kovacs, con un articolo inedito dell’Autore sulle origini non-letterarie di Tak, una panoramica delle commistioni tra noir e SF a cura di Marco Passarello, e due pezzi del sottoscritto.

• Una ripresa organica del lavoro del premio Nobel 2008 per l’Economia Paul Krugman sulla Teoria del Commercio Interstellare. (Ricordate? Anche di questo avevamo parlato a suo tempo)

And last but not least una intervista al leggendario Giuseppe Lippi, Curatore Eccelso di “Urania” e autore del Dizionario Ragionato di 2001, di cui abbiamo già parlato. Una chiacchierata sul film, la fantascienza al cinema e non solo, che dal mio punto di vista si è rivelata non poco illuminante e davvero molto arricchente.

Per il momento è tutto? No, non direi proprio. Ma di carne al fuoco ne abbiamo abbastanza: cominciamo a smaltire questa. Ci sentiamo sicuramente per gli auguri di Natale, e magari prima.

C’ya soon, cyberspace cowboys!

Gli anni del Kipple

Posted on Dicembre 12th, 2008 in Accelerazionismo, Agitprop, Futuro, Kipple, Nova x-Press | No Comments »

Il kipple chiama sempre altro kipple.
Seconda legge del kipple

Con ogni probabilità, la cosa migliore che capiterà a questi anni sarà che passeranno. L’illusione che possano scorrere via, dissolvere nell’oblio gli sciami venefici di tossine iniettati nelle nostre menti dall’interfaccia col sistema globale, è una speranza dolce. La microfrattura già incrinava la struttura della percezione del mondo, la sua degenerazione in crepa e quindi in faglia è stata solo una naturale evoluzione.

Esempi di devastazione culturale: la televisione, la propaganda imperversante, il dibattito politico, l’incapacità di coltivare i sogni e di spingerli oltre l’orizzonte, l’attitudine a esaltare surrogati di progetti destinati a disperdersi nel volgere degli istanti.

Esempi di pornografia: gli slogan ripetuti a oltranza dai rappresentati pubblici; il cieco indottrinamento; la meccanizzazione del nostro spazio vitale (scansioni imposte da norme, convenzioni o convenienza); il bestseller che ogni anno annienta il primatista dell’anno prima, il “capolavoro di questo scorcio di secolo” che immancabilmente arriva a contrapporsi al primatista commerciale per iniziativa/accordo dell’elite intellettuale. Una elite che riflette sempre più la spaccatura della politica dal tessuto sociale. Non è più la presunta classe pensante a fornire un faro e uno sprone alla classe politica. Il ritorno di fiamma ha investito in pieno i nostri Autori riducendoli in cenere. La contrapposizione solo per il gusto della contraddizione.

Esempi di perseveranza diabolica: l’anticonformismo spacciato per eversività; ogni tentativo di discussione/dibattito critico (culturale, etico, sociale, politico) vanificato sul nascere nel pendolo tra le alternative: l’indifferenza da un lato, la sovraesposizione dall’altro.

Siamo in un loop. Teniamo in vita il meccanismo alimentandolo con l’energia rubata dalle nostre esistenze.

Il dominio dell’entropia. Energia che degrada in kipple.

Qualcuno si domanda se l’ideale di una rivoluzione occasionale sia un sogno utopico e irraggiungibile. Qualcun altro si accontenta di guardare il tempo scorrere, le occasioni svanire come vapore quantico. Qualcuno attende paziente il Momento.

[Illustrazione di Zdzisław Beksinski.] 

Is it O.K. to be a Quellist?

Posted on Dicembre 10th, 2008 in Accelerazionismo, Agitprop, Connettivismo, Fantascienza, Letture, Transizioni | No Comments »

La tecnologia ci ha dato accesso a scansioni temporali che i nostri antenati potevano solo sognare. Dobbiamo essere pronti a usare quelle scansioni, a vivere in quelle scansioni, se vogliamo realizzare i nostri sogni.

Quellcrist Falconer

Le citazioni di Quellcrist Falconer che arricchiscono ogni nuova impresa letteraria di Takeshi Kovacs sono memorabili e rappresentano forse l’elemento più prezioso e ricercato dell’opera di Richard K. Morgan. Attraverso questi continui rimandi alla sua teoria e prassi rivoluzionaria, la figura di Quellcrist aveva assunto statura di personaggio autonomo ben prima di tornare sulla scena con l’ultimo capitolo della serie (a detta dell’autore, forse per sempre): Il ritorno delle furie. Un mio piccolo sogno è che queste citazioni vengano un giorno raccolte in volume, a comporre un manuale di resistenza civile e di disciplina rivoluzionaria, al giorno d’oggi ne avremmo bisogno. Ma è proprio questo che, sulla scia del venerando Thomas Pynchon, mi induce a domandarmi: possiamo dirci quellisti? E quanto è giusto, in questo tempo desolato e senza speranze (né vere, né false), sentirsi quellisti e vivere nel quotidiano i dettami di Quellcrist Falconer, alias Nadia Makita?

La dottrina politica di Quellcrist, comunemente nota come Quellismo, è figlia del suo tempo: un’epoca in cui l’umanità ha conquistato le stelle, anche grazie all’archeo-tecnologia predata a un’antica civiltà aliena, forse estinta, forse addirittura trasferitasi su un altro piano di esistenza. E ha avuto modo di svilupparsi in un contesto ambientale ben preciso, ovvero Harlan’s World: un pianeta a 200 anni-luce dalla Terra, sottomesso alla famiglia dello “scopritore planetario” Conrad Harlan, usualmente raffigurato in oloscultura con “una mano levata, l’altra a proteggere il viso dal bagliore di un sole alieno”, e ai vassalli delle Prime Famiglie. Una sorta di neofeudalesimo intrecciato ad aristocrazia industriale, mascherato di legittimità attraverso le strutture istituzionali di un governo globale eletto a suffragio universale. Strani intrecci di politica e finanza si svolgono sotto la superficie, e le principali organizzazioni criminali riflettono la composizione etnica della prima onda migratoria: mafia haiduci dall’Europa dell’Est e yakuza dal Sol Levante si spartiscono il mercato nero a ogni livello, dal contrabbando al fiancheggiamento politico agli interessi corporativi. E su tutto si muovono minacciosi gli orbitali lasciati in funzione dagli alieni: micidiali strumenti di guerra capaci di atomizzare all’istante qualsiasi oggetto volante troppo veloce o tecnologicamente avanzato, ma forse in grado anche di assolvere a compiti ben più sofisticati.

In questo scenario si sono formati Takeshi Kovacs, ex-gangster, ex-marine, ex-soldato speciale del Corpo di Spedizione, e Quellcrist Falconer, già Nadia Makita, poetessa, studiosa di demodinamica (una sorta di teoria del caos applicata alla sociologia, sebbene l’Autore non si profonda in spiegazioni sulla natura dello studio), attivista politica, rivoluzionaria. Esperienze diversissime quelle conosciute dai due nei rispettivi percorsi esistenziali, e per questo sorprende la straordinaria vicinanza delle rispettive filosofie. Filosofia di strada, quella di Kovacs: individualismo spruzzato di cinismo, con un sottofondo di nichilismo. Filosofia idealista eppure profondamente prammatica, quella di Quellcrist: teorica della rivoluzione occasionale, una miscela di anarchismo e nichilismo.

Proprio il nichilismo, che fornisce il background comune ai due, è l’interfaccia tra le rispettive esperienze che consente un confronto reciproco, un incontro che porta al reciproco arricchimento.

Anche se sul versante politico Bakunin sembra essere il modello di riferimento con la sua rivoluzione sociale e l’esaltazione della libertà (come si evince anche dalle interviste rilasciate da Morgan), molti sono i punti di contatto tra Quellcrist e Marx, a partire dalla impostazione della sua etica rivoluzionaria come esito di un processo di analisi critica delle precedenti posizioni rivoluzionarie. Ma fin dal titolo del suo lavoro di tesi, con l’esplicita miscela di motivi antropologici, elementi di psicologia e anticonformismo, Falle del ruolo sessuale e nuova mitologia, sono evidenti i richiami a Marcuse. Questa ideale costellazione di riferimenti derivata dalla nostra storia (o meglio dal fronte della resistenza alla disgregazione del tessuto sociale) ci consente di estrapolare la dottrina quellista, dispersa per bocconi nei romanzi della trilogia, e riconsiderarla nel contesto della nostra attualità.

Secondo Quellcrist Falconer:

i rivoluzionari moderni devono, se privati di nutrimento da forze oppressive, spandersi sulla terra come polvere di quellcrist, ubiqui e senza lasciare tracce ma portando in sé l’energia della rigenerazione rivoluzionaria dove e quando nuovo nutrimento possa crescere.

La quellcrist, nota anche come qualgrist, è una specie vegetale autoctona di Harlan’s World, “una specie d’erba acquatica da acque basse, di colore ocra, che si trova soprattutto nelle zone temperate”, e si distingue per un insolito ciclo vitale:

Se e quando si venga a trovare in zone prive d’acqua per lunghi periodi di tempo, i baccelli del vegetale si seccano, trasformandosi in una polvere nera che può essere trasportata dal vento per centinaia di chilometri. Il resto della pianta muore e imputridisce, ma la polvere, una volta tornata in contatto con l’acqua, si ricostituisce in microfronde dalle quali un’intera pianta può crescere nel giro di settimane.

E allora rileggiamo la citazione di apertura e proviamo a rispondere al quesito se ci si possa dire quellisti, qui e oggi. La tecnologia ci sta dando accesso a scansioni spaziali che i nostri antenati potevano solo sognare. Dobbiamo essere pronti a usare queste scansioni, a vivere in queste scansioni, se vogliamo realizzare i nostri sogni. Senza tradire l’energia della rigenerazione rivoluzionaria in noi, ma continuando ad alimentarla giorno dopo giorno, come si crescerebbe una pianta.

Su queste basi, nell’ambito del fronte più vasto dell’Accelerazionismo, da oggi si lavora a codificare l’ala quellista del Movimento. Come insegna Quellcrist, mettetela sul piano personale.

Get to the next screen…

Ultime dalla fine del mondo: Atene brucia!

Posted on Dicembre 8th, 2008 in Accelerazionismo, Agitprop, ROSTA | 2 Comments »

La Grecia in fiamme per un fatto che mi ricorda qualcosa e il TG1 delle 20.00 apre sulla Scala e lo pseudo-giallo del tenore ”pugnalato alle spalle”. Mi consola il pensiero che il mio ordine di priorità non coincida con quello di Riotta. Mi domando però gli italiani…

Il mercato d’inverno

Posted on Dicembre 7th, 2008 in Fantascienza, Letture, Transizioni | 3 Comments »

“Urania” questo mese ha voluto regalarci la prima parte della maxi-antologia Best of the Best, in cui Gardner Dozois ha raccolto i racconti più rappresentativi da lui selezionati nell’annuale panoramica dei racconti migliori, a partire dal lontano 1983. “Lontano” sembra essere una parola quanto mai appropriata: non solo per me, che all’epoca avevo 2 anni e altre preoccupazioni che non la fantascienza (sebbene la fissazione per missili e astronavi sarebbe scattata di lì a poco), ma per il genere stesso e, di riflesso, l’appassionato che negli ultimi 25 anni gli ha visto cambiare pelle, pelo e vizio. L’anno dopo sarebbe stato pubblicato Neuromante, che non mi stanco di considerare il romanzo più importante dell’ultimo quarto di secolo (e forse qualcosa in più), e niente sarebbe più stato come prima.

Il meglio della SF comprende anche un racconto di William Gibson, che forse è il miglior racconto in assoluto tra quei pochi (e quasi sempre eccellenti) che il padre del cyberpunk ha scritto dal suo esordio nel 1977 (proprio con un racconto, dal titolo paradigmatico e ormai leggendario: “Frammenti di una rosa olografica”). Si tratta de “Il mercato d’inverno” (The Winter Market, 1985), che nel profilo che tracciavo di Gibson qualche anno fa avevo etichettato come “piccolo capolavoro”. Come scrivevo allora, “è un racconto che riprende una situazione fantascientifica da un’angolazione molto mainstream” ed è forse il risultato più “letterario” raggiunto da Gibson (non a caso fu pubblicato originariamente in un contesto estraneo al genere, sul Vancouver Magazine, testata che si propone di “informare, guidare e intrattenere gli abitanti di una città dinamica e internazionale”).

“Il mercato d’inverno” è un racconto che si confronta con una molteplicità di tematiche, senza paura di muoversi su più livelli:

a) universale, come il rapporto con la “non abilità”, la persistenza del ricordo, la ricaduta della tecnologia sui rapporti personali, la natura del prodotto artistico;
b) attuale e contingente, come le dinamiche della società dello spettacolo, la frattura tra dimensione privata e immagine pubblica, l’alienazione;
c) circostanziale, come la rabbia, la solitudine dell’individuo e la tensione alla ribellione (che oggi, come forse accadeva da qualche parte già in quegli anni ‘80, potrebbero essere fatte ricadere nella seconda categoria);
d) fantascientifico, come l’estensione della vita, la trascendenza della carne attraverso la digitalizzazione della coscienza, le tecniche per l’estrazione di ricordi, esperienze e sogni direttamente dalla loro sede nei circuiti della memoria.

Direi una formula promettente, che Gibson riesce a portare allo stato dell’arte, mettendo a frutto la maturazione stilistica sperimentata attraverso le pagine decisamente più ambiziose di Neuromante.

In una certa misura, “Il mercato d’inverno” vive anche nel rapporto intertestuale con il romanzo, sebbene - diversamente dai racconti della mini-trilogia dello Sprawl: “Johnny Mnemonic”, “La notte che bruciammo Chrome”, “New Rose Hotel” - non sia direttamente connesso a quello scenario. Tuttavia è la rete di riferimenti, situazioni e caratterizzazioni, che echeggia gli scenari di Neuromante. A partire dall’incipit (giocato ancora una volta sul colore del cielo) per arrivare al nome del protagonista, Casey, che al di là del puro attributo anagrafico sembra un Case ancora più cinico e disilluso, ma costretto a vivere in una parvenza di integrazione con la società. A differenza del padre di tutti i cowboy della console, Casey però ha un lavoro, anche se mette le proprie capacità professionali al servizio dei capricci di Lise, l’essenza del nichilismo, alla disperata ricerca di una nuova frontiera esistenziale.

Le mie considerazioni pseudo-critiche potete trovarle nell’articolo già citato e linkato, uscito per Delos SF n. 100 e intitolato William Gibson: nessuna mappa per questi territori. In questo post voglio riprendere, come invito alla lettura, le prime folgoranti righe del racconto (nella traduzione di Nicoletta Vallorani):

Piove molto, quassù; ci sono giorni, in inverno, in cui il cielo non diventa mai veramente chiaro, solo di un grigio uniforme. Ma ci sono anche giorni in cui è come se si aprisse di colpo, per tre minuti, un sipario sulle montagne illuminate dal sole, sospese nell’aria: come il prologo di un film girato da Dio. Era così il giorno in cui telefonarono i suoi agenti, dal cuore della loro piramide di specchi sul Beverly Boulevard, per dirmi che lei era entrata nella rete, che era arrivata in cima e che I re del sonno era tre volte platino. Io ho curato la maggior parte dei Re, ho fatto il lavoro di rilevamento cerebrale, ho rivisto tutto con il modulo di cancellazione rapida, perciò mi spettava una parte dei diritti d’autore.

No, dissi, no. Poi sì, sì, e riappesi. Mi infilai la giacca e feci le scale tre gradini alla volta, entrai nel bar più vicino e mi procurai un black-out di otto ore, che finì su un cornicione, dove mi trovai a solo due metri dalla tenebra della mezzanotte. Le acque del False Creek. Le luci della città e la solita calotta grigia del cielo, più piccola adesso, illuminata dai neon e dalle lampade ai vapori di mercurio. E nevicava, grossi fiocchi ma non fitti, che quando toccavano l’acqua nera sparivano senza lasciare alcuna traccia. Mi guardai i piedi, e vidi che le punte sporgevano dal bordo di cemento bagnato. Indossavo scarpe giapponesi, nuove e costose, stivaletti in pelle morbida di Ginza con le punte in gomma. Rimasi lì a lungo, prima di fare il primo passo indietro.

Perché lei era morta, e io l’avevo lasciata andare. Perché adesso lei era immortale, e io l’avevo aiutata a diventarlo. E perché sapevo che mi avrebbe telefonato, la mattina.

[Foto: Vancouver Skyline.]

2001, dal Vangelo secondo Joe C. Kubrick

Posted on Dicembre 6th, 2008 in Fantascienza, Letture, Proiezioni, ROSTA | 1 Comment »

Abbiamo pubblicato l’altro giorno su Next-Station.org un divertito omaggio di Giuseppe Lippi a 2001 odissea nello spazio. Del capolavoro di Kubrick, Lippi ha da poco curato un imprescindibile Dizionario ragionato per l’Editore Le Mani, punto di transito obbligato per ogni riflessione critica sul tema. E proprio questo mese ”Urania Collezione” esce con un’antologia che è un omaggio alla narrativa breve di Arthur C. Clarke, scomparso lo scorso maggio. La stupenda copertina del volume, come il modello riprodotto qui sotto della stazione spaziale che si vede in 2001, è opera del sempre più bravo Franco Brambilla. Sembrerebbe già essere tempo di strenne… Be’, fidatevi: non avete ancora visto niente.

Propaganda e informazione

Posted on Dicembre 5th, 2008 in Accelerazionismo, Agitprop, False Memorie | 1 Comment »

In tema di macchinazioni più o meno oscure, con ammirevole tempistica è uscito oggi questo articolo su Repubblica.it che riesce a confermare i nostri peggiori sospetti, se mai ve ne fosse ancora bisogno. L’I.G.C.R. è solo questione di tempo, a questo punto. Resto convinto che l’importanza della tecnologia nel nostro mondo sia vincolata all’estensione senza precedenti delle reti di comunicazione, che ormai avvolgono il pianeta creando i presupposti per un’emancipazione globale. La Rete ha rivoluzionato le nostre vite, ma la nostra capacità di discernimento resta - temporaneamente - ancora ordini di grandezza indietro rispetto all’adattamento che siamo stati costretti a sviluppare nell’ambiente sempre più integrato che ci ospita.

D’altro canto, l’utopia di un progresso concreto guidato dallo sviluppo delle reti di informazione è costretta a fronteggiare giorno dopo giorno i colpi di forze ostili. Forze subdole, che operano con la ragione dei numeri (diluendo il composto potenzialmente esplosivo dell’informazione in una miscela innocua, omogeneizzato pronto all’uso per le nostre menti, nepente per la nostra rabbia), oppure con il diritto della ragion di Stato. E quest’ultimo assume sempre più spesso, come nel caso della storia della Guerra in Iraq riscritta dalla Casa Bianca, le sembianze di una ragion di coscienza di Stato, aspirando al paradosso di sublimare il più rozzo realismo lobbistico nell’ideale - tutto da dimostrare - del superiore interesse dell’America e del mondo intero e cercando, attaverso questo miracolo di pubbliche relazioni e di algebra politica, di pacificare le coscienze di cittadini, elettori o semplici spettatori.

La penetrazione interstiziale dei mezzi di comunicazione di massa nelle nostre vite subisce la costante strumentalizzazione della propaganda. La propaganda pervade ormai il nostro mondo, non l’informazione. La propaganda sostituisce la convenienza all’informazione e ne occupa i canali mirando alla saturazione della nostra banda sensoriale e cognitiva. L’obiettivo è il caro vecchio sogno del controllo globale: delle menti, dei gusti, dei comportamenti. Volenti o nolenti, vi siamo esposti tutti. Sta a ognuno di noi reperire l’opportuno antidoto.

Colpo in canna: complotti e dietrologie

Posted on Dicembre 4th, 2008 in Agitprop, Connettivismo, ROSTA | 5 Comments »

L’action writer Stefano Di Marino ha voluto ospitare un mio intervento sulle cospirazioni e l’ossessione del complotto all’interno della sesta puntata della sua rubrica “Colpo in canna”. La nota, pubblicata in concomitanza con l’avvio del Noir in Festival di Courmayeur (dove sullo stesso tema si pronuncerà il maestro Alan D. Altieri), è accessibile sull’angolo Facebook del Nostro. Ne riporto il testo in versione integrale a beneficio di chi non fosse ancora stato irretito dal social network e colgo l’occasione per ringraziare pubblicamente il Professionista. A tutti voi: buona lettura e, se vi va, loggatevi e dite la vostra. Qui.

Colpo in canna #6: COMPLOTTI E DIETROLOGIE, di Stefano Di Marino

“Il problema”, diceva un mio amico, “non è essere paranoici. Ma essere abbastanza paranoici”. E noi scrittori qualcosa ne sappiamo. Di dietrologie, persecuzioni, oscure manovre editoriali ne vediamo spesso anche dove non ce ne sono. Oppure è vero il contrario e ci sono forze misteriose (il marketing, gli invidiosi, i critici, i bloggers da strapazzo) che macchinano contro di noi. Di fatto chi scrive di thriller, di spionaggio e anche di un certo tipo di fantascienza, della teoria delle cospirazioni qualcosa ne sa. Vede collegamenti e dettagli che a molti sfuggono. Paranoia? Giudicate voi… però farsi delle domande è sempre indice di intelligenza. Il problema sono le risposte. Personalmente devo ammettere che la mia narrativa basata sull’intrigo, il doppio gioco, il tradimento, mi sta particolarmente bene addosso perché…è il mio modo di dar forma attraverso l’immaginazione al mondo che mi circonda. E non è che sia un mondo che mi piace molto. Ma far finta di non vedere delle connessioni, delle manovre che paghiamo con la nostra pelle, non mi sembra il metodo giusto. Nella spy-story rivedo la realtà e, come credo sia dovere di ogni narratore, cerco di filtrarla e riproporla al lettore in una forma che può anche essere intrattenimento, ma qualche interrogativo deve pur suscitarlo. L’intreccio dei giochi e doppi giochi, tradimenti, flussi di informazioni errate e aggiustate. Insomma alla fine non si capisce più bene dov’è il filo della storia. Eppure, basta fare un passo indietro e guardare il quadro con attenzione. Come il telaio di “Wanted”. Il filo fuori posto è una linea da seguire. E, alla fine, il messaggio è assolutamente chiaro. Anche se, spesso, non piacevole.
In questa occasione ospitiamo l’intervento di uno dei nuovi riconosciuti talenti della fantascienza italiana che, in materia di complotti, qualcosa da dire ce l’ha. Ascoltate attentamente l’intervento di Giovanni De Matteo.

I tempi che ci troviamo a vivere sono caratterizzati da un sentimento piuttosto indicativo del grado di fiducia che siamo disposti a riconoscere a chi ci governa: il dubbio. Questo atteggiamento è l’esito di un lungo processo storico, una graduale presa di coscienza da parte dei passeggeri della nave-Terra mentre il vascello si addentrava sempre più – per dirla con Don DeLillo – nella Nube della Non Conoscenza.
Il dubbio ci attanaglia e monopolizza le nostre vite. Ci paralizzerebbe in ogni scelta, ogni pensiero, se non avessimo escogitato una reazione alla sua dittatura, ricorrendo a quello che potremmo definire un sistema di filtraggio. Abbiamo così cominciato a orientare l’arte del dubbio verso un numero ristretto di bersagli. Privi degli elementi per poter condurre opportune valutazioni, tale selettività si è tuttavia rivelata spesso del tutto aleatoria. Il contagio del dubbio si è propagato lungo determinate direttrici. Su altre, le forze concentrate altrove hanno ceduto margine alla sospensione dell’incredulità. Con il risultato di una confusione ancora maggiore. Ad avvantaggiarsene sono proprio Loro, le Forze Contrarie che avevano ingenerato quel senso di diffidenza originario che adesso, come un peccato, ci si ritorce contro. La mappa della realtà si ritrova così a essere costellata di menzogne. E il rischio di paralisi torna a minacciarci.
In un passaggio significativo di Underworld, DeLillo scrive: “C’è una parola in italiano. Dietrologia. Sarebbe la scienza di quello che sta dietro a qualcosa. A un fatto sospetto. […] La scienza delle forze oscure. Evidentemente loro pensano che questa scienza sia abbastanza legittima da richiedere un nome”. Il contagio ha saputo attecchire altrove. La teoria del complotto è un leitmotiv di questi tempi, che spesso assolve a una funzione assolutrice di vocazione universale. Siamo affamati di complotti, ci ritroviamo ad esserne ossessionati. E allo stesso tempo ci ritroviamo disposti a liquidare una ipotesi impopolare inquadrandola in un più vasto scenario cospirativo. Se esistono degli accorgimenti per ricalibrare i filtri e recuperare il minimo necessario di pattern recognition per navigare a vista, vanno cercati nelle letture e nelle visioni opportune. L’onestà e la tenacia degli autori può aiutare ad esercitare il dubbio e mettere a fuoco il mirino del nostro senso critico. Di questi tempi, diventa una questione di sopravvivenza.