Nei giorni scorsi ho finito un racconto per una antologia di racconti matematici (di cui non cito editore e curatore per non correre il rischio di bruciare il progetto, non si sa mai). Era da un po’ che raccoglievo materiale sui numeri primi, per ragioni non esclusivamente legate a una ipotetica applicazione narrativa. I numeri primi mi hanno sempre affascinato, come si evince da soggetto de La 31esima ora, e per un certo tempo anch’io mi sono dilettato con la loro magia. Il sogno inconfessato da studente era di decodificarne l’enigma, la speranza di riuscire a strapparne almeno un segreto. I libri non contengono tutto e, soprattutto, come me un numero enorme di altri dilettanti appassionati di matematica si erano intrattenuti e continuavano a intrattenersi con la sequenza magica. Nel 2004, sulla Rete, c’era molto meno materiale di quanto non sia possibile trovarne oggi, se non altro in inglese e italiano. Per cui anche se alcune delle proprietà che mi balzavano all’occhio sulla loro distribuzione erano dati già acquisiti, l’esserci arrivato con le mie gambe mi riempiva di un entusiasmo infantile, che poi è la forma più pura di gioia che esista a questo mondo.

Quando mi è stato chiesto un racconto a tema matematico, non ho avuto esitazioni nella scelta del tema. Ma un certo timore reverenziale e l’infatuazione per i frattali che era sopravvenuta nel frattempo (complice, anche qui, l’esplosione di risorse disponibili in Rete: cominciare da Wikipedia per credere, senza trascurare i link correlati e, soprattutto, le pagine inglesi) ho finito per deviare, optando per una soluzione che mi era parsa di più facile stesura. Gli errori di valutazione capitano anche agli imbrattacarte, non solo agli aspiranti matematici della domenica. Così, alla fine, mi sono ritrovato alle prese con una storia per un romanzo breve da concentrare in 15 cartelle. Impresa impossibile, soprattutto se a doverla mettere in atto è un logorroico impenitente come me. E quindi, a inizio dicembre, mi sono visto costretto a fare dietro front e tornare al proposito ideale. Quella che all’inizio mi era parsa una montagna insormontabile, alla fine si era ridimensionata davanti ai miei occhi alla statura di una sfida sostenibile.

Il racconto ha finito per alimentarsi anche delle suggestioni frattali maturate nel frattempo. Insieme a una notizia di attualità scientifica sui nanotubi di carbonio ancora abbastanza calda da scottare le dita. Il risultato è stata una spy-story dai risvolti techno-thriller, che mette in scena un complotto internazionale (a pensarci bene, anche il cospirazionismo di cui si andava discutendo qualche settimana fa deve avere esercitato il suo influsso), richiamando un personaggio già noto preso di peso dalle pagine di un racconto di qualche annetto fa. Una cosa che mescola cyberpunk e ipotesi di Riemann con le suggestioni di Mandelbrot e di Feigenbaum, cercando di rispondere al quesito: che cosa accadrebbe se un cervello ingegnerizzato appositamente si addentrasse nella complessità delle equazioni del caos? Cinematograficamente parlando, la cosa più vicina che mi viene in mente resta il memorabile cult di Darren Aronofsky π - Il teorema del delirio. Se non è connettivismo questo…

Comunque, vi terrò informati sul progetto appena verranno fuori notizie ufficiali. Nel frattempo torno al lavoro sul racconto frattale degenerato in romanzo breve. E, parallelamente, restano da scrivere le battute finali di un altro racconto che tratta di antenne cosmiche, radiomessaggi alieni, internet interplanetaria e linee temporali. Quanto a carico di lavoro, sono tempi in cui non posso lamentarmi.