Nanotubi di carbonio per ristrutturare percorsi neuronali, ripristinare connessioni neurali danneggiate o predisporre un’interfaccia cerebrale tra le funzioni native della nostra psiche ed eventuali innesti artificiali (augmented intelligence). La nuova frontiera dell’integrazione uomo-macchina è un passo più vicina, con tutte le ricadute che potrebbe avere sulla nostra percezione/rappresentazione/fruizione del mondo (augmented reality). Grazie a uno studio congiunto di ricercatori svizzeri e italiani (via Le Scienze e Corriere.it).

“Ci sono tre ostacoli fondamentali allo sviluppo effettivo delle neuroprotesi,” ha affermato Henry Markram del Laboratorio di microcircuiti neurali del Politecnico di Losanna, uno degli artefici della scoperta. ”Il primo è l’interfacciamento stabile delle apparecchiature elettromeccaniche con il tessuto nervoso; il secondo è la comprensione di come stimolare il tessuto nervoso; e infine il terzo è la comprensione di quali segnali nervosi registrare affinché l’apparecchiatura decida in modo automatico e appropriato lo stimolo. La nuova tecnologia di interfaccia al nanotubo di carbonio, unita con le più recenti simulazioni delle interfacce cervello-macchina può essere la chiave per lo sviluppo di tutti i tipi di neuroprotesi, per la vista, l’udito, il gusto, il movimento, l’eliminazione degli attacchi epilettici, il bypass spinale e anche per la riparazione e perfino il miglioramento delle funzioni cerebrali.”