L’action writer Stefano Di Marino ha voluto ospitare un mio intervento sulle cospirazioni e l’ossessione del complotto all’interno della sesta puntata della sua rubrica “Colpo in canna”. La nota, pubblicata in concomitanza con l’avvio del Noir in Festival di Courmayeur (dove sullo stesso tema si pronuncerà il maestro Alan D. Altieri), è accessibile sull’angolo Facebook del Nostro. Ne riporto il testo in versione integrale a beneficio di chi non fosse ancora stato irretito dal social network e colgo l’occasione per ringraziare pubblicamente il Professionista. A tutti voi: buona lettura e, se vi va, loggatevi e dite la vostra. Qui.

Colpo in canna #6: COMPLOTTI E DIETROLOGIE, di Stefano Di Marino

“Il problema”, diceva un mio amico, “non è essere paranoici. Ma essere abbastanza paranoici”. E noi scrittori qualcosa ne sappiamo. Di dietrologie, persecuzioni, oscure manovre editoriali ne vediamo spesso anche dove non ce ne sono. Oppure è vero il contrario e ci sono forze misteriose (il marketing, gli invidiosi, i critici, i bloggers da strapazzo) che macchinano contro di noi. Di fatto chi scrive di thriller, di spionaggio e anche di un certo tipo di fantascienza, della teoria delle cospirazioni qualcosa ne sa. Vede collegamenti e dettagli che a molti sfuggono. Paranoia? Giudicate voi… però farsi delle domande è sempre indice di intelligenza. Il problema sono le risposte. Personalmente devo ammettere che la mia narrativa basata sull’intrigo, il doppio gioco, il tradimento, mi sta particolarmente bene addosso perché…è il mio modo di dar forma attraverso l’immaginazione al mondo che mi circonda. E non è che sia un mondo che mi piace molto. Ma far finta di non vedere delle connessioni, delle manovre che paghiamo con la nostra pelle, non mi sembra il metodo giusto. Nella spy-story rivedo la realtà e, come credo sia dovere di ogni narratore, cerco di filtrarla e riproporla al lettore in una forma che può anche essere intrattenimento, ma qualche interrogativo deve pur suscitarlo. L’intreccio dei giochi e doppi giochi, tradimenti, flussi di informazioni errate e aggiustate. Insomma alla fine non si capisce più bene dov’è il filo della storia. Eppure, basta fare un passo indietro e guardare il quadro con attenzione. Come il telaio di “Wanted”. Il filo fuori posto è una linea da seguire. E, alla fine, il messaggio è assolutamente chiaro. Anche se, spesso, non piacevole.
In questa occasione ospitiamo l’intervento di uno dei nuovi riconosciuti talenti della fantascienza italiana che, in materia di complotti, qualcosa da dire ce l’ha. Ascoltate attentamente l’intervento di Giovanni De Matteo.

I tempi che ci troviamo a vivere sono caratterizzati da un sentimento piuttosto indicativo del grado di fiducia che siamo disposti a riconoscere a chi ci governa: il dubbio. Questo atteggiamento è l’esito di un lungo processo storico, una graduale presa di coscienza da parte dei passeggeri della nave-Terra mentre il vascello si addentrava sempre più – per dirla con Don DeLillo – nella Nube della Non Conoscenza.
Il dubbio ci attanaglia e monopolizza le nostre vite. Ci paralizzerebbe in ogni scelta, ogni pensiero, se non avessimo escogitato una reazione alla sua dittatura, ricorrendo a quello che potremmo definire un sistema di filtraggio. Abbiamo così cominciato a orientare l’arte del dubbio verso un numero ristretto di bersagli. Privi degli elementi per poter condurre opportune valutazioni, tale selettività si è tuttavia rivelata spesso del tutto aleatoria. Il contagio del dubbio si è propagato lungo determinate direttrici. Su altre, le forze concentrate altrove hanno ceduto margine alla sospensione dell’incredulità. Con il risultato di una confusione ancora maggiore. Ad avvantaggiarsene sono proprio Loro, le Forze Contrarie che avevano ingenerato quel senso di diffidenza originario che adesso, come un peccato, ci si ritorce contro. La mappa della realtà si ritrova così a essere costellata di menzogne. E il rischio di paralisi torna a minacciarci.
In un passaggio significativo di Underworld, DeLillo scrive: “C’è una parola in italiano. Dietrologia. Sarebbe la scienza di quello che sta dietro a qualcosa. A un fatto sospetto. […] La scienza delle forze oscure. Evidentemente loro pensano che questa scienza sia abbastanza legittima da richiedere un nome”. Il contagio ha saputo attecchire altrove. La teoria del complotto è un leitmotiv di questi tempi, che spesso assolve a una funzione assolutrice di vocazione universale. Siamo affamati di complotti, ci ritroviamo ad esserne ossessionati. E allo stesso tempo ci ritroviamo disposti a liquidare una ipotesi impopolare inquadrandola in un più vasto scenario cospirativo. Se esistono degli accorgimenti per ricalibrare i filtri e recuperare il minimo necessario di pattern recognition per navigare a vista, vanno cercati nelle letture e nelle visioni opportune. L’onestà e la tenacia degli autori può aiutare ad esercitare il dubbio e mettere a fuoco il mirino del nostro senso critico. Di questi tempi, diventa una questione di sopravvivenza.