I am the eye in the sky
Looking at you
I can read your mind
I am the maker of rules
Dealing with fools
I can cheat you blind
Alan Parsons Project - Eye in the Sky

Dallo scorso settembre c’è un occhio elettronico in più che scruta la Terra dall’orbita. Si tratta dell’obiettivo del satellite GeoEye-1, realizzato nell’ambito di un progetto di collaborazione che vede coinvolti Google e la National Geospatial-Intelligence Agency (NGA). Lanciato il 6 settembre dalla base di Vandenberg, in California, da ottobre è attivo il downlink con la base norvegese che raccoglierà le immagini scattate dal satellite. La prima fotografia scattata mostrava il campus della Kutztown University (Pennsylvania) e, come potete verificare voi stesso cliccando sul link, è una prova eloquente delle potenzialità del nuovo obiettivo, capace di cogliere dettagli con una separazione di 41 cm. A questo indirizzo potete invece gustarvi intere gallerie di dettagli terrestri colti dall’orbita.

Un po’ di dettagli tecnici per i più curiosi, in parte estrapolati dal sito della SIC: GeoEye-1 pesa 1955 kg, orbita a 684 km di quota, a una velocità di 7,5 km/s (vale a dire 27.000 km/h), portando quindi a termine un’orbita completa nel giro di 98 minuti. Il collegamento con la Terra sfrutta una banda fino a 740 Mbps e può essere utilizzato in modalità store and forward o con downlink in tempo reale. Il centro delle operazioni è Dulles, Virginia, sede della Orbital Sciences Corporation. Il suo funzionamento permetterà di rimappare la superficie terrestre con una precisione migliore rispetto a quella del suo predecessore, Ikonos, e insieme ad esso e al futuro GeoEye-2, previsto per il 2012 e forte di caratteristiche ancora migliori, sarà parte integrante di una costellazione capace di fornire una vista senza precedenti.

Le leggi americane proibiscono tuttavia di scendere al di sotto del mezzo metro di risoluzione, a tutela della privacy dei cittadini. GeoEye-1, ovviamente, non violerà la legge, e funzionerà - diciamo così - a regime ridotto. Le immagini che verranno caricate su Google Maps e Google Earth non potranno avere una risoluzione maggiore dei 50 cm. Ma il coinvolgimento della citata NGA è finalizzato all’utilizzo del satellite anche per finalità di sicurezza nazionale, e questo sembrerebbe avere toccato i nervi scoperti dell’opinione pubblica mondiale. Riserve sono state espresse, per esempio, sia su Boing Boing che sul Corriere della Sera da chi si è occupato della vicenda.

Perplessità che mi lasciano un po’ disorientato. Per due motivi.

Primo: per quel poco che sono riuscito a imparare dalla storia, la “tecnologia pubblica” è solitamente distaccata di una lunghezza o due dalla “tecnologia riservata”, tenuta segreta dai militari. Insomma, personalmente non credo che le scene viste in Nemico pubblicoBlack Hawk Down o Nessuna verità si discostino poi molto dalla realtà. Se non hai vincoli legali o finanziari è molto più facile arrivare a certi risultati. Se poi a spingere è proprio il governo che ti sovvenziona, il risultato non è più una conquista tecnica ma un obbligo.

Secondo: potrei definirlo pariteticamente argomento Guantanamo ovvero argomento Tskhinvali. Il famigerato Patriot Act ha portato a una serie di limitazioni della libertà individuale, oltre che a soprusi belli e buoni, che al nostro sopraccitato nervo scoperto occidentale hanno fatto, diciamo così, il solletico. Siamo stati disposti a tollerare Guantanamo, non so se mi spiego: anni rubati a gente che ha avuto la disgrazia di avere la nazionalità sbagliata annotata sul passaporto, con contorno di torture e di sevizie, mentre qualcuno con la stessa nazionalità nel frattempo decollava su voli speciali coperti dal governo. La Legge che doveva tutelarci, insomma. Mentre la tecnologia, questa gran nemica delle libertà individuali, ha permesso di denunciare le dimensioni dell’intervento russo in Ossezia, quando lo scorso agosto il Caucaso ci regalò il brivido freddo di un allargamento del fronte mediorientale verso la Terza Guerra Mondiale. Per rinfrescarci la memoria, ecco la pagina di Wikipedia sulla guerra dei 5 giorni e il video di Amnesty International.

Poi, come dicono abbia sentenziato Clint Eastwood, le opinioni sono come le palle…

Risorse in rete
• L’articolo su Punto Informatico, con interessanti contenuti extra.
• I siti GeoEye: CorpSite e LaunchSite.
• Alcune foto catturate da satellite dopo il conflitto tra truppe russe e georgiane in Ossezia.