Archive for Novembre, 2008

Letture di fantascienza: qualche segnalazione

Posted on Novembre 12th, 2008 in Connettivismo, Fantascienza, Letture, Proiezioni, Sezione π² | 1 Comment »

Tempo di uscite succulente per gli amanti della fantascienza. Da questa settimana è disponibile in libreria e sul DelosStore l’atteso numero 55 di Robot. Un numero dedicato a Ken MacLeod e curato interamente da Francesco Lato per le ragioni contingenti che ci vengono illustrate, senza esitazioni, nel toccante editoriale del Direktor Vittorio Curtoni, un personaggio mitologico della nostra fantascienza, una persona deliziosa nel privato, a cui rivolgo i miei auguri nella convinzione che il prossimo Robot uscirà temprato come lui dalle fucine piacentine.

Compagno di scorribande del Curtoni è da tempo immemore un’altra istituzione della SF italica come Giuseppe Lippi. Esce in questi giorni la sua ultima impresa, dedicata a 2001 Odissea nello Spazio. Il volume, che si avvale di contributi d’eccellenza, può vantare un’impostazione inedita come può essere quella del dizionario ragionato. Per dirla con le parole dell’autore:

Avendo bisogno di un criterio che fosse, allo stesso tempo, un’idea, ho pensato alla formula del dizionario. In fondo, di monografie critiche o storiche su 2001 ne esistono già parecchie: non mi sembrava il caso di aggiungere altra carne a un fuoco che oltretutto, dovendo propagarsi nello spazio, si sarebbe estinto in men che non si dica. Il dizionario, invece, avrebbe goduto di un costante interscambio d’ossigeno con il lettore, lo avrebbe incuriosito e guidato attraverso l’avventura del film come una sorta di motore di ricerca.

Un appuntamento imperdibile per tutti gli amanti del capolavoro di Kubrick e della fantascienza a 360°.

E terminiamo questa panoramica editoriale con una segnalazione autoreferenziale. L’ultimo numero del CorsaroNero, Rivista salgariana di letteratura popolare diretta da Massimo Tassi, contiene una nutrita sezione di approfondimento dedicata alla fantascienza italiana. Irene Incarico ha voluto dedicare un occhio di riguardo al Connettivismo e al sottoscritto, con una lunga intervista e un dettagliato articolo sulle declinazioni nostrane del cyberpunk. In rete ho trovato questa bella presentazione che ne fa il solito Andrea Bonazzi. Visto che sono di parte, vi rimando al suo blog.

Insomma, se vi va, fateci un pensierino. La fantascienza italiana non ha bisogno di essere supportata. Ha bisogno solo di essere letta. L’angolo dei consigli per gli acquisti si chiude qui.

Progressive SF

Posted on Novembre 10th, 2008 in Connettivismo, Fantascienza, Graffiti | 3 Comments »

In occasione dell’uscita del nuovo numero di Delos SF, curato con la consueta maestria dal buon Carmine Treanni, mi soffermo con questo post sulle relazioni tra fantascienza e musica. Voglio dedicare questo post a due titoli tra quelli che, per ovvie ragioni di selettività, non sono stati citati nello speciale delosiano. Due titoli progressive che sono risultati determinanti in molti momenti della mia scrittura e che ancora adesso ascolto spesso per la loro carica evocativa e ipnotica.

Il primo è Eye in the Sky dell’Alan Parsons Project, una canzone del 1982 incentrata sull’ossessione del controllo. Echeggiando Philip K. Dick fin dal titolo (Eye in the Sky è un romanzo di Dick del 1957, uscito in Italia come L’occhio nel cielo), il pezzo declina il tema sull’onda delle suggestioni orwelliane e burroughsiane, prolungando nella musica la stagione fantascientifica della New Wave ormai conclusa da qualche anno, mentre all’orizzonte già si affacciavano i prodromi del cyberpunk.

Ecco un interessante montaggio recuperato via YouTube:

La seconda canzone vanta invece due particolarità. E’ una canzone progressive anch’essa (o che almeno mi sento di ascrivere come tale, nella mia ridottissima competenza musicale) benché sia uscita nel 2000, quindi fuori tempo massimo rispetto ai confini della stagione di massima fioritura del genere, ma in tempo per prendere parte al ritorno di interesse sul progressive rock registrato con l’inizio del nuovo millennio. Ed è una canzone italiana, scritta da uno dei gruppi storici della nostra canzone: la Premiata Forneria Marconi (per gli amici PFM). Sto parlando di K.N.A. - Kaleidoscope Neuronic Accelerator, dall’album Serendipity del 2000, probabilmente snobbato dai puristi per il successo che regalò al gruppo un po’ a sorpresa. Di K.N.A., che gioca nel titolo con gli acidi nucleici e il codice della vita, insieme alla magia del ritmo (imprescindibile nel progressive) incanta la sintesi tra inner space (”lampi di memoria tra le fragole“) e outer space (”cellule in partenza per le stelle“, “zero gravità senza più regole“) codificata nel testo, con un’allusione in apertura ai paradisi artificiali (”dolce nirvana sintetico“), l’inevitabile richiamo alla psichedelia (”spirito caleidoscopico“) e alcune suggestioni di matrice fantascientifica portate alla ribalta dall’immaginario cyberpunk (”cerco ricordi criptati di nuovi soldati da vincere“). Della “cronaca di un viaggio sottopelle” non ho trovato filmati in rete. Per cui mi limito a riportare qua sotto la trascrizione del testo.

Dolce nirvana sintetico
scioglimi in lacrime
Ho un rilevatore d’amore
che accelera il cuore più fragile

Imparerò, calcolerò finché sarò cosciente
Supertrasparente

Cerco ricordi criptati
di nuovi soldati da vincere
Combatterò, difenderò
finché sarò innocente

Libero evanescente
Libero no ma leggerissimo
per il tempo che si può

K.N.A. cronaca di un viaggio sottopelle
K.N.A. lampi di memoria tra le fragole
K.N.A. cellule in partenza per le stelle
K.N.A. zero gravità senza più regole

Spirito caleidoscopico
riducimi in briciole
Sposta ogni mio sentimento
in vapori d’argento invisibili

E pregherò e pregherò
di non sentire niente

Libero evanescente
Libero no ma leggerissimo
per il tempo che si può

K.N.A. cronaca di un viaggio sottopelle
K.N.A. lampi di memoria tra le fragole
K.N.A. cellule in partenza per le stelle
K.N.A. zero gravità senza più regole

Il consenso della paura

Posted on Novembre 9th, 2008 in Agitprop, Stigmatikos Logos | 3 Comments »

Con i consigli assolutamente non richiesti l’Italia ha una lunga tradizione, che ha toccato i suoi vertici internazionali con la promessa di Berlusconi al Presidente Eletto degli USA Barack Obama di dispensargli presto i suggerimenti dello zio, vecchio e saggio. Capita poi che la Repubblica si ritrovi anche un ex-Presidente che non perde occasione, da qualche anno a questa parte, di dimostrare la sua vecchiaia e la sua saggezza ad ogni movimento dell’apparato esofaringeo. Mi viene da pensare che ormai parte di questi movimenti rispondano a riflessi del tutto involontari, e involontarie siano anche le minckiate trascritte dai quotidiani. Altrimenti mi stupirei che i brividi corrano lungo la schiena solo mia, pensando a quello che in passato ha dichiarato il summenzionato ex-Presidente in merito alla stagione delle stragi e ad alcuni disastri accidentali occorsi per caso sopra cieli della Repubblica che ha avuto l’onore e il privilegio di rappresentare e - in teoria - servire.

L’ultima lettera aperta affidata ai posteri testimonia dei vertici insuperabili di saggezza ormai raggiunti dal Komandante della repubbliKa Kossiga. Dopo avere suggerito l’infiltrazione tattica dei cortei da parte di uomini delle forze dell’ordine (o, come sembrerebbe dimostrare l’accaduto di Piazza Navona, al soldo delle autorità), il K-cubo compie un passo avanti e ci regala una pagina esemplare di tattika kossighiana. Riprendo dal sito de La Repubblica:

“Un’efficace politica dell’ordine pubblico deve basarsi su un vasto consenso popolare, e il consenso si forma sulla paura, non verso le forze di polizia, ma verso i manifestanti.”

Un genio militare degno di Sun Tzu. Secondo il Komandante della Reppublika è stato un “grave errore strategico” reagire con “cariche di alleggerimento, usando anche gli sfollagente e ferendo qualche manifestante”. Uno si aspetterebbe, leggendo queste parole, che il presidente emerito volesse ispirare un po’ di moderazione, invocare un confronto nella logica dialettica che si addice alle istituzioni democratiche che un ex-Presidente dovrebbe conoscere bene. E invece ecco come possiamo inquadrare la nuova tattika kossighiana: disponendo che “al minimo cenno di violenze di questo tipo (quale tipo? NdX) le forze di polizia si ritirino”, a quel punto sarà solo questione di pazienza. Aspettare.

“[...] l’ideale sarebbe che di queste manifestazioni fosse vittima un passante, meglio un vecchio, una donna o un bambino, rimanendo ferito da qualche colpo di arma da fuoco sparato dai dimostranti: basterebbe una ferita lieve, ma meglio sarebbe se fosse grave, ma senza pericolo per la vita.”

Una pallottola in una chiappa? Uno sputo di saliva corrosiva in piena faccia? Il Komandante lascia margini di iniziativa. Ai manifestanti, penserete voi. E no, perché basta leggere quello che aveva detto poc’anzi sulle infiltrazioni, per capire a chi è demandato l’onere di far partire il proiettile accidentale. Metodi da repubbliKa democratiKa e da paese civile, insomma. Io propenderei per una raccolta di firme in cui la vittima sacrificale sia scelta tra una rosa di candidati attraverso regolari primarie in stile italiota. Eletto il Kossiga per decreto popolare, un plotone di lama modificati geneticamente per salivare acido urico purissimo provvederà a dispensargli il kastigo che si merita.

Holographic Blues: nella rete di Obama

Posted on Novembre 8th, 2008 in Accelerazionismo, Futuro, Nova x-Press | 3 Comments »

Ammettiamolo, l’Election Day ha monopolizzato queste trasmissioni nell’ultima settimana. Non meravigliamocene però: quale altro evento di portata analoga ricordate negli ultimi 10 anni? Personalmente me ne sovviene uno solo, e non era certo dei più felici, né capace di ispirare il sia pur minimo barlume di fiducia nel futuro. La musica sta cambiando.

Se ho diradato i post è stato anche per evitare la trappola dell’apologia a priori, che avrebbe corso il rischio di apparire acritica ed entusiasta senza ragioni. Ma ieri sera il Presidente Obama ha tenuto la sua prima conferenza stampa, continuando a bucare lo schermo così come gli era riuscito in campagna elettorale, concedendosi il lusso di ritardare quasi mezzora sulla tabella di marcia ed evitando accuratamente la trappola delle lungaggini, ispirando un profondo senso di prammatismo e convinzione. Senza mentire, cosa che gli è riuscita anche abbastanza facile perché il suo discorso è stato quasi interamente incentrato sul futuro. E, soprattutto, senza correre il rischio di sottrarre spazio istituzionale al presidente attualmente in carica, rivelando in questo un grandissimo ed ammirevole senso della misura e del rispetto delle istituzioni (così com’era stato per l’encomiabile discorso di McCain, inutile ogni paragone con l’Italia).

[Vi riporto qui la prima parte della conferenza, per il resto seguite i link suggeriti da YouTube.]

Il primo discorso ufficiale del 44esimo Presidente si è incastrato alla perfezione nel quadro della giornata di ieri: dopo l’apertura in ribasso delle Borse sfiduciate (permettetemi di dirlo: un ottimo segno che i mercati abbiano fiutato l’aria del Cambiamento), mezzora dopo la fine della conferenza Wall Street tornava su del 2,98%. Le ragioni di questo effetto immediato sono forse da ricercarsi nella trasparenza con cui Obama ha deciso di affrontare i suoi cittadini, nel giorno in cui era stato reso pubblico il nuovo tasso di disoccupazione USA (6,5%, il più alto negli ultimi 14 anni). E la glasnost obamiana dimostra una volta ancora che le parole hanno un peso. [En passant, nella sua conferenza il buon Obama ha anche risposto alle curiosità dei giornalisti, annunciando che manterrà la promessa fatta alle sue bambine durante la campagna per le presidenziali, prendendo loro un cucciolo che diverrà la nuova mascotte della Casa Bianca. Di che razza? Meticcio, ovviamente: una piccola rivalsa per tutti i cani senza pedigree.]

Nel pomeriggio erano state divulgate anche le foto delle ore decisive della notte del 4 novembre. Come fa notare Luigi Rosa, non le immagini artefatte ad hoc che tradiscono l’artificiosità della messa in scena. Qui - per anticipare gli scettici - se manomissione della realtà c’è stata, è stata condotta da una mano magistrale, che è riuscita a trasmettere l’istantaneità di un’attesa fibrillante, regalandoci la dimensione familiare e umana del candidato.

Adesso, non che voglia ammantare di ulteriore aura mistica la sua figura, anche perché a questo punto potrei comunque ben poco, ma le riflessioni su Black Pig blog unite a un po’ di memoria mi fanno tracciare un parallelo tra i tentativi di altri candidati (miseramente falliti) e questo uso disinvolto della Rete condotto dallo staff del candidato democratico. Prima di lui già Ségolène Royale aveva provato a battere i sentieri del web 2.0 per dare impulso alla sua campagna elettorale, sbarcando in Second Life. Stessa strategia adottata anche dal nostrano partito dell’Italia dei Valori, che se non altro è l’unico partito di opposizione che abbiamo in parlamento. Gli strateghi di entrambi (que)gli staff avevano così tradito tutta la loro incompetenza in materia: Second Life non è un bacino di voti perché, a prescindere da ogni considerazione sul merito (a più riprese ho rimarcato le potenzialità del mezzo, sfruttate soprattutto a fini di propagazione culturale o aggregazione “comunitaria”), risulta essere molto meno frequentato del resto della rete. Il vero fronte politico del web 2.0 è una fascia che abbraccia forum, blog e canali di discussione (luoghi elettronici in cui l’utente svolge un ruolo attivo e pro-attivo) e che trova i suoi ripetitori in YouTube e Flickr (che con le loro immagini alimentano la fame iconografica di questi tempi transrealisti).

Come chiusura di una campagna che ha salutato con la CNN anche la prima eclatante dimostrazione di massa delle possibilità olografiche della comunicazione, sembrerebbe che mai prospettive furono migliori per un riallineamento della politica e dell’informazione con la tecnologia che, in maniera interstiziale, sorregge ormai i tempi e la società in cui viviamo.

Obama: il futuro, adesso

Posted on Novembre 6th, 2008 in Accelerazionismo, Agitprop, Futuro | No Comments »

Un po’ di memoria, per ricordare come è cominciata…

Un po’ di speculazione, per pensare al futuro dopo la campagna elettorale più tecnologica mai disputata.

4 novembre

Posted on Novembre 4th, 2008 in Accelerazionismo, Futuro | 16 Comments »

Se mai un giorno del genere fu programmato nell’ordine degli eventi, questo è senz’altro il Giorno-in-Cui-Qualcosa-Potrebbe-Cambiare.

[Veduta della Terra dalla ISS. Foto da
http://www.jodcast.net/archive/200802Extra/.]

Sul tappeto di foglie illuminate dalla luna

Posted on Novembre 3rd, 2008 in Letture | 2 Comments »

Nel corso di una conferenza presso l’Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires, nel 1984, Italo Calvino parlò in questi termini di Se una notte d’inverno un viaggiatore: “L’impresa di cercare di scrivere romanzi “apocrifi”, cioè che immagino che siano scritti da un autore che non sono io e che non esiste, l’ho portato fino in fondo nel mio libro Se una notte d’inverno un viaggiatore. E’ un romanzo sul piacere di leggere romanzi; protagonista è il Lettore, che dieci volte comincia a leggere un libro che per vicissitudini estranee alla sua volontà non riesce a finire. Ho dovuto dunque scrivere l’inizio di dieci romanzi d’autori immaginari, tutti in qualche modo diversi da me e diversi tra loro: un romanzo tutto sospetti e sensazioni confuse; uno tutto sensazioni corpose e sanguigne; uno introspettivo e simbolico; uno rivoluzionario esistenziale; uno cinico-brutale; uno di manie ossessive; uno logico e geometrico; uno erotico-perverso; uno tellurico-primordiale; uno apocalittico-allegorico. Più che d’identificarmi con l’autore di ognuno dei dieci romanzi, ho cercato d’identificarmi col lettore: rappresentare il piacere della lettura d’un dato genere, più che il testo vero e proprio. Pure in qualche momento mi sono sentito come attraversato dall’energia creativa di questi dieci autori inesistenti. Ma soprattutto ho cercato di dare evidenza al fatto che ogni libro nasce in presenza d’altri libri, in rapporto e confronto ad altri libri” (la sottolineatura è mia).

Il Lettore e la lettrice (che ha un nome: Ludmilla) si ritrovano presto coinvolti in un gioco dai risvolti oscuri e potenzialmente pericoloso, un gioco che sembra proseguire (o anticipare) nella vita reale quelle che sono (o che saranno) le loro letture. Dietro la loro ricerca di un libro misterioso, che diventa presto un libro mutante per poi mutare l’intera quest nella caccia a uno scrittore seriale in crisi spirituale, si muovono gli ingranaggi di una lotta epocale tra l’OEPHLW (l’Organizzazione per la Produzione Elettronica d’Opere Letterarie Omogeneizzate) e l’APO (l’Organizzazione del Potere Apocrifo). La situazione è complicata dal fatto che l’APO è stata dilaniata da lotte intestine, sfuggendo di mano al suo fondatore (a sua volta un mezzo squilibrato) e scindendosi in due fronti contrapposti: “una setta d’illuminati seguaci dell’Arcangelo della Luce e una setta di nichilisti seguaci dell’Arconte dell’Ombra. I primi sono persuasi che in mezzo ai libri falsi che dilagano nel mondo vadano rintracciati i pochi libri portatori d’una verità forse extraumana o extraterrestre. I secondi ritengono che solo la contraffazione, la mistificazione, la menzogna intenzionale possono rappresentare in un libro il valore assoluto, una verità non contaminata dalle pseudoverità imperanti”.

Il passaggio che segue è un estratto dall’ottavo incipit, Sul tappeto di foglie illuminate dalla luna, il romanzo erotico-perverso che si finge scritto da Takakumi Ikoka, e rappresenta il culmine di uno dei brani più intensi del libro. Questo capitolo di romanzo è tutto giocato sul tentativo di cogliere l’essenza delle impressioni, imprimendo la sensazione sperimentata sulla tela del ricordo. Scongiurata ogni possibilità di comprendere la complessità del mondo - il caos verrà ribadito ancora nelle pagine che seguiranno - l’autore sembra voler suggerire di imparare ad apprezzare il momento. Ma non come attimo isolato, estrapolato dal reale, bensì come istante perfettamente incastonato nella spirale di pietre semipreziose del tempo.

“[...] la pioggia di foglioline del ginkgo è caratterizzata dal fatto che in ogni momento ogni foglia che sta cadendo si trova a un’altezza diversa dalle altre, per cui lo spazio vuoto e insensibile in cui si situano le sensazioni visive può essere suddiviso in una successione di livelli in ognuno dei quali si trova a volteggiare una e una sola fogliolina.”

C’è una compostezza stilistica in queste righe che risolve in un quadro di pace, serenità e certezze le pulsioni e gli istinti che trovano sfogo nelle pagine che le precedono. Le certezze verranno spazzate via subito dopo, ma per il momento si riesce a godere della pacificazione zen che l’autore (apocrifo) ha saputo toccare, dipingere e comunicare in questo frangente.

[Il tappeto di foglie di ginkgo è opera di Yos.]

L’Isola dei Morti

Posted on Novembre 2nd, 2008 in Connettivismo | 2 Comments »

Ecco un brano tratto da Ai Margini del Caos, romanzo di Franco Ricciardiello vincitore del premio Urania 1997, che prende le mosse dal celeberrimo dipinto di Arnold Böcklin e dall’ossessione nutrita per esso da Adolf Hitler: Die Toteninsel, ovvero L’Isola dei Morti (la riproduzione qui sopra rappresenta la V versione, del 1886, oggi conservata presso il Museum der bildenden Künste di Lipsia).

- Goebbels è il sintomo della crisi definitiva di una percezione lineare, visiva del mondo. La radio è invece il trionfo della percezione acustica, elettrica, il Lebensraum del nazionalsocialismo. E’ il mondo nuovo, la crisi [...] catartica della modernità. La percezione del mondo è sconvolta.

Vic finisce il caffè. - Vuoi dire che la potenza del fascismo radiofonico di Goebbels è tale da nascondere il fatto che la Guerra non è stata vinta dagli Alleati?

- Voglio dire che la vittoria dei sovietici ha significato la continuazione della percezione sequenziale della realtà. Gerarchia, alfabeto, cronologia: il predominio dell’emisfero sinistro del cervello. Al contrario, l’arte e l’immaginario collettivo alla fine del XX secolo sono ormai dominati dalla comunicazione elettrica dei mass media: prospettica, non lineare. Questo introduce una sorta di schizofrenia nell’individuo. [...] La Guerra non è stata la fine del mondo moderno, è stata al contrario l’inizio del Brave New World, il Mondo Nuovo postmoderno. Il fascismo di Hollywood e il fascismo di Hitler stanno proseguendo la lotta contro la modernità tramite la Guerra dei mass-media.

Il dipinto del pittore svizzero è ancora oggi, con la sua storia maledetta, fonte di un fascino inquietante, carico di suggestioni. Tra i molteplici lavori che nel tempo vi si sono richiamati, vi è anche questa sinfonia del compositore russo Sergej Rachmaninov, intitolata Op. 29: Isle of the Dead. Un’opera perfetta per il Giorno dei Morti.

Se una notte d’autunno…

Posted on Novembre 1st, 2008 in Connettivismo, Letture | 2 Comments »

Ieri sera, complice un tempo da cani e una giornata ancora peggiore, ho deciso di celebrare la vigilia di Ognissanti, che per tutto il mondo occidentale ormai è semplicemente Halloween, con la lettura di un libro in sintonia con l’atmosfera di questi giorni. Ho così ripreso in mano Il popolo dell’autunno (Something Wicked This Way Comes, 1962) che già in due diverse occasioni avevo provato a leggere, in tentativi che ragioni contingenti mi avevano sempre costretto a interrompere. Ho ritrovato così Jim Nightshade e Will Halloway, le loro scorribande per un paese che, con gli opportuni distinguo, potrebbe essere un qualunque paese di provincia del mondo, in USA come in Italia come in Francia. Le pagine di questo libro trasmettono un senso di nostalgia che stringe le viscere, una nostalgia che non è solo rimpianto per qualcosa che è fuggito via per sempre (come testimoniano certe reazioni degli adulti del paese), ma è soprattutto una nostalgia delle potenzialità, che fa presto a ingenerare nel lettore la percezione di una inquietudine strisciante, costantemente sul punto di tramutarsi in angoscia. Le pagine scorrono via veloci, dopo aver incontrato di nuovo il Venditore di Parafulmini, e la scrittura avvolgente di Ray Bradbury riesce a evocare dagli odori acri e i colori di una stagione, in rapide pennellate, il presagio di uno sconvolgimento incombente:

“E se è già il 20 ottobre e tutto odora di fumo e il cielo è color arancio e grigio al crepuscolo, sembra che Halloween non verrà mai, in una pioggia di manici di scopa e in un fiottare sommesso di lenzuola agli angoli delle strade.
Ma in un anno strano, buio, lungo e assurdo, Halloween venne in anticipo.”
 

 

Poi, mentre leggevo, ho notato la copertina di un altro libro che mi scrutava dalla scrivania, in mezzo agli altri libri lì depositati in attesa di essere letti, pronti per qualche occasionale sfogliata a caccia di uno spunto o in risposta a un impulso di curiosità. Il libro è Se una notte d’inverno un viaggiatore (1979) di Italo Calvino, che proprio l’altra sera avevo tirato fuori dalla libreria per rileggere un passaggio che mi era improvvisamente affiorato alla memoria. E così, nel volgere di qualche secondo, mi sono ritrovato ancora una volta nei panni del Lettore, che salta da un libro all’altro per effetto di un dispositivo narrativo diabolico, condannato a non poter terminare la sua lettura.

Calvino è stato e resta uno scrigno di pensieri e lezioni fondamentali per qualunque lettore vorace (e, ancor più, per chiunque voglia azzardarsi a imbrattare carte di inchiostro). La maestria con cui riesce ad avvincere, con le sue storie e con la sua tecnica, è tale che mi ha tenuto ancora una volta incollato alla pagina fino a notte fonda, e stamattina per prima cosa sono andato a riprendere il libro per ultimarne gli incipit rimasti in sospeso. Non è solo la forza dell’attacco, di cui ci imbottiscono la testa manuali e corsi di scrittura. Il segreto vero, come suggerisce proprio Calvino, è nello spettro di possibilità che si spalancano di fronte a chi scrive - come a chi legge - attraverso la finestra delle prime pagine di un libro. L’incipit è come la soglia di un intero universo: per convincerci a muovere un passo oltre questo immaginario limite (che poi è il confine tra la realtà, con i suoi rumori, e la storia, con le sue suggestioni) deve saperci intrigare adombrando le potenzialità di quello che verrà dopo.

Ci sarebbe poi da soffermarsi sul presunto intento totalizzante della scrittura di Calvino (eventualità da lui stesso disconosciuta nella presentazione che precede il romanzo nell’edizione Oscar Mondadori), sul variegato spaccato dei tipi di romanzo che l’autore propone al lettore. Ma è un piacere che si può cogliere solo addentrandosi nella lettura di un libro simile, capace di esercitare il suo potere magico al di là dell’intervallo delle sue pagine.

[Il tramonto d'ottobre è fotografato da Ann.]

Chi vuol esser piduista?

Posted on Novembre 1st, 2008 in Kipple, Stigmatikos Logos | No Comments »

Mi dispiace solo non captare le frequenze di Odeon TV, dove la TV italiana si accinge a segnare un nuovo primato sul kipplemetro delle trasmissioni-spazzatura. Ma almeno, appena il piano di rinascita andrà in porto (e di quale ordine fosse cavaliere il Cavaliere lo si evince dalle strategie evolutive), potremmo confortarci con il nuovo quiz-show a reti nazionali: Chi vuol essere piduista?  Conduce il Venerabile Gran Maestro. Connuce lo pubblico.

Per la gioia del compagno Fernosky, rilancio con un altro documento dal Caso Scafroglia.