Abbiamo già affrontato l’argomento delle possibili evoluzioni future della rete, presentando gli studi che ne interessano funzionalità, organizzazione e modalità di accesso e recupero delle informazioni (in Semantica delle immagini) e l’interazione con l’utente e l’ambiente (Anytime, Anywhere e La Rete, il futuro). Ma cosa possiamo dire sulla sua infrastruttura?

Di sicuro la transizione che tutti noi auspichiamo verso la frontiera spaziale, che se si compirà non potrà prescindere da un utilizzo pervasivo della tecnologia (e per pervasivo intendo tanto al livello della manipolazione biologica quanto dell’integrazione cibernetica), porterà a ricadute non trascurabili sulla concezione stessa della rete. Assodato che il vincolo ultimo alla trasmissione dei dati è rappresentato dalla velocità di propagazione delle onde elettromagnetiche (la luce nel vuoto viaggia a poco meno di 300.000 km/s), la sensazione di istantaneità che oggi sperimentiamo in un qualsiasi collegamento (connessione permettendo) non sarà più replicabile sulla scala dei link interplanetari o comunque spaziali: per colmare la distanza che separa la Terra dalla Luna ci vorrà come minimo un po’ più di un secondo, per trasmettere un’e-mail da Marte alla Terra si andrebbe - in caso di collegamento diretto - da un minimo di 3 minuti e qualche secondo fino anche a più di 20 minuti nei casi di massima divergenza orbitale.

Lo spazio solleva problematiche anche (anzi, soprattutto) dal punto di vista della trasmissione delle informazioni, non solo delle attività commerciali. Citando il professor Ronald N. Bracewell da una epigrafe de Gli Ascoltatori di James E. Gunn, “gli articoli più interessanti che si possono trasferire da stella a stella sono le informazioni e un tale scambio si può realizzare attraverso le onde radio“. E la ricerca sembra che si stia orientando verso soluzioni che richiamano alla mente scenari non alieni all’appassionato di fantascienza: la cosiddetta Internet Interplanetaria, una rete di internet basata su connessioni wireless e modalità store and forward nell’invio dei dati. Qualcuno ricorderà le sfere-dati planetarie ideate da Dan Simmons nei suoi Hyperion Cantos: nodi di una rete policentrica che abbraccia tutti i mondi dell’uomo. Ma i precedenti, è il caso di dirlo, si sprecano. Un progetto congiunto della NASA e di Google, con una partecipazione della famigerata DARPA, ha dato ieri i suoi primi frutti. L’approccio fa capo alle cosiddette Delay Tolerant Network (o Disruption-Tolerant Network), reti concepite per tollerare i ritardi nella trasmissione dell’informazione e interruzioni dell’ordine di diversi minuti dovute alle cause più disparate: rumore, occultamento dei nodi, interferenze.

Finora le comunicazioni spaziali sono sempre state condotte nel protocollo ormai preistorico della linea diretta: ogni comunicazione costretta a transitare dal centro di controllo a Terra. Ma con l’aumento degli oggetti in orbita e del traffico già oggi stiamo avanzando verso uno scenario decisamente più complesso di quello per cui una simile soluzione si rivela accettabile. Satelliti, stazioni spaziali, sonde e, chissà, tra qualche anno forse anche presidi scientifici sulla Luna o su Marte. Un panorama del genere richiede un approccio che tenga conto della sua composizione e dei suoi già citati vincoli strutturali dovuti alle distanze. Ed è da questo ordine di considerazioni che è emerso il sistema Delay Tolerant Network a cui ha dato il suo contributo anche Vinton Cerf, uno dei pionieri di Internet.

Dell’esperimento hanno parlato sia il Corriere della Sera che Vittorio Zambardino sul suo blog. In estrema sintesi: sono stati scambiati file di immagini con una sonda in viaggio a 32 milioni di km dalla Terra verso la cometa Hartley-2, in un contesto di simulazione che comprendeva altri 9 nodi sul pianeta. L’esperimento ha verificato il meccanismo di archiviazione automatica dei dati da parte del trasmettitore (tx) in attesa della disponibilità del ricevitore (rx), dove tx e rx non sono necessariamente mittente e destinatario del messaggio ma due nodi qualsiasi della rete. L’esperimento è stato ripetuto per un mese, confermando la validità del DTN.

Un passo importante è stato compiuto verso la rete del futuro. Resta in sospeso il problema del limite fisico della velocità di trasmissione. Ma magari anche su questo fronte la fantascienza verrà in aiuto degli scienziati. Nel vertiginoso scenario cosmico de La Scala di Schild dipinto da Greg Egan, si immagina che interi pianeti si sottopongano a un processo di ibernazione di massa (rallentamento delle attività informatiche e cognitive fino quasi alla stasi) per ovviare ai ritardi delle comunicazioni interstellari. Ottenendo quindi dalla percezione soggettiva quello che oggettivamente ci è proibito.

[L'immagine riprodotta appartiene al Broadband Wireless Network Laboratory del Georgia Institute of Technology.]