[Pubblicato sullo Strano Attrattore 1.0 il 05-04-2008]

La legge di Riepl è una di quelle chicche che resterebbero confinate nel campo specifico del loro settore di appartenenza se la letteratura non contribuisse al loro sdoganamento. Il caso in questione è di interesse ancora maggiore considerato che la letteratura che più di tutte ha contribuito alla sua diffusione (benché sotto mentite spoglie, quasi in incognito) è la fantascienza. La relativa voce di Wikipedia contiene quattro righe di notizie che sono la condensazione della voce tedesca da cui è stata ricavata. L’ultimo aggiornamento risale al primo aprile del 2007, ma non lasciatevi trarre in inganno dalla data.

Stiamo parlando di un’ipotesi avvalorata dalla fattualità empirica, parente stretta della più blasonata legge di Moore che da qualche anno corre sulla bocca di tutti. Quasi un secolo di strenua resistenza sul campo le è valso la promozione al rango di “legge”, ma ciò non implica che la sua validità si manterrà inalterata nel corso del tempo. Quello che possiamo dire è che fino ad oggi la sua efficacia generale non ha subito contraccolpi dall’incedere del progresso, resistendo fin dal 1913 quando a formularla fu il curatore del principale quotidiano del tempo di Norimberga, Wolfgang Riepl.

In un saggio sugli antichi mezzi di informazione (“Das Nachrichtenwesen des Altertums mit besonderer Rücksicht auf die Römer”) Riepl stabilì che i nuovi sviluppi risultati dal progresso non rimpiazzano mai del tutto i modelli esistenti, ma piuttosto determinano una deriva di questi ultimi verso nuove modalità di impiego e nuove nicchie di utilizzo. L’ipotesi di Riepl gode di una certa popolarità nel dibattito della comunità scientifica nei paesi mitteleuropei. In Occidente, l’opera di divulgazione più importante deve molto a due autori di fantascienza come Bruce Sterling (ispiratore del Dead Media Project, che prima di perdere slancio nel 2001 arrivò ad archiviare circa 600 articoli dedicati alle tecnologie estinte o spacciate) e William Gibson.

Nel suo racconto Academy Leader (1991, apparso su Cyberspace: First Steps a cura di Michael Benedikt, MIT Press, e da noi incluso nella raccolta Parco giochi con pena di morte, ed. Mondadori), Gibson riprende alcune note buttate giù in un pezzo del 1989 a metà tra narrativa e saggio (Rocket Radio, scritto per “Rolling Stone” e incluso in Italia nella raccolta citata). Ne riporto un brano:

Una volta perfezionate, le tecnologie di comunicazione raramente si estinguono del tutto; piuttosto, si riducono per occupare nicchie specifiche nella infostruttura globale. Si è suggerito di utilizzare radio a cristalli come mezzi per trasmettere i momenti ottimali per la semina a isolate tribù agricole. Il mimeografo, uno dei molti recenti dinosauri degli uffici urbani, brilla ancora con inalterato potenziale da samizdat megli angoli sperduti del secolo, risposta tardovittoriana all’impaginazione elettronica. Banche di innumerevoli villaggi del Terzo mondo conteggiano a manovella i loro totali su nere calcolatrici Burroughs, sbobinando metri di cifre azzurro chiaro su lunghe spirali di carta curiosamente allegre, mentre l’Unione Sovietica, non ancora entusiasta per i nuovi divertimenti tecnologici usa e getta, è divenuta l’ultima risorsa affidabile per le valvole elettroniche. Il formato a otto piste dei nastri sopravvive nei caffè ambulanti del Profondo Sud, come supporto per la musica country e per la pornografia viva-voce.

La Strada escogita i propri usi per le cose - usi che i fabbricanti non hanno mai immaginato. Il microregistratore, inizialmente concepito per dettature a braccio di qualche dirigente, si trasforma nel medium rivoluzionario del “magnetizdat”, permettendo la diffusione nascosta di discorsi politici banditi in Polonia e in Cina. Il cercapersone e il cellulare divengono strumenti economici sul mercato sempre più competitivo delle droghe illegali. Altri manufatti tecnologici diventano inaspettatamente mezzi di comunicazione… L’aerosol dà origine alla matrice dei graffiti urbani. I rockettari sovietici pressano in casa dischi flessibili usando vecchie radiografie del torace…

Dalla fantascienza alle tecnologie sorpassate, dalla calcolatrice Burroughs di nuovo alla fantascienza. E così il cortocirtuito si chiude, in un lampo di folgorazione capace di illuminare, nel domani, il nostro presente.


[In apertura un dagherrotipo di Daguerre. Nell'articolo: macchina calcolatrice di Burroughs. In chiusura: foto di IguanaJo, "Caged".]