Con i consigli assolutamente non richiesti l’Italia ha una lunga tradizione, che ha toccato i suoi vertici internazionali con la promessa di Berlusconi al Presidente Eletto degli USA Barack Obama di dispensargli presto i suggerimenti dello zio, vecchio e saggio. Capita poi che la Repubblica si ritrovi anche un ex-Presidente che non perde occasione, da qualche anno a questa parte, di dimostrare la sua vecchiaia e la sua saggezza ad ogni movimento dell’apparato esofaringeo. Mi viene da pensare che ormai parte di questi movimenti rispondano a riflessi del tutto involontari, e involontarie siano anche le minckiate trascritte dai quotidiani. Altrimenti mi stupirei che i brividi corrano lungo la schiena solo mia, pensando a quello che in passato ha dichiarato il summenzionato ex-Presidente in merito alla stagione delle stragi e ad alcuni disastri accidentali occorsi per caso sopra cieli della Repubblica che ha avuto l’onore e il privilegio di rappresentare e - in teoria - servire.

L’ultima lettera aperta affidata ai posteri testimonia dei vertici insuperabili di saggezza ormai raggiunti dal Komandante della repubbliKa Kossiga. Dopo avere suggerito l’infiltrazione tattica dei cortei da parte di uomini delle forze dell’ordine (o, come sembrerebbe dimostrare l’accaduto di Piazza Navona, al soldo delle autorità), il K-cubo compie un passo avanti e ci regala una pagina esemplare di tattika kossighiana. Riprendo dal sito de La Repubblica:

“Un’efficace politica dell’ordine pubblico deve basarsi su un vasto consenso popolare, e il consenso si forma sulla paura, non verso le forze di polizia, ma verso i manifestanti.”

Un genio militare degno di Sun Tzu. Secondo il Komandante della Reppublika è stato un “grave errore strategico” reagire con “cariche di alleggerimento, usando anche gli sfollagente e ferendo qualche manifestante”. Uno si aspetterebbe, leggendo queste parole, che il presidente emerito volesse ispirare un po’ di moderazione, invocare un confronto nella logica dialettica che si addice alle istituzioni democratiche che un ex-Presidente dovrebbe conoscere bene. E invece ecco come possiamo inquadrare la nuova tattika kossighiana: disponendo che “al minimo cenno di violenze di questo tipo (quale tipo? NdX) le forze di polizia si ritirino”, a quel punto sarà solo questione di pazienza. Aspettare.

“[...] l’ideale sarebbe che di queste manifestazioni fosse vittima un passante, meglio un vecchio, una donna o un bambino, rimanendo ferito da qualche colpo di arma da fuoco sparato dai dimostranti: basterebbe una ferita lieve, ma meglio sarebbe se fosse grave, ma senza pericolo per la vita.”

Una pallottola in una chiappa? Uno sputo di saliva corrosiva in piena faccia? Il Komandante lascia margini di iniziativa. Ai manifestanti, penserete voi. E no, perché basta leggere quello che aveva detto poc’anzi sulle infiltrazioni, per capire a chi è demandato l’onere di far partire il proiettile accidentale. Metodi da repubbliKa democratiKa e da paese civile, insomma. Io propenderei per una raccolta di firme in cui la vittima sacrificale sia scelta tra una rosa di candidati attraverso regolari primarie in stile italiota. Eletto il Kossiga per decreto popolare, un plotone di lama modificati geneticamente per salivare acido urico purissimo provvederà a dispensargli il kastigo che si merita.