Ammettiamolo, l’Election Day ha monopolizzato queste trasmissioni nell’ultima settimana. Non meravigliamocene però: quale altro evento di portata analoga ricordate negli ultimi 10 anni? Personalmente me ne sovviene uno solo, e non era certo dei più felici, né capace di ispirare il sia pur minimo barlume di fiducia nel futuro. La musica sta cambiando.

Se ho diradato i post è stato anche per evitare la trappola dell’apologia a priori, che avrebbe corso il rischio di apparire acritica ed entusiasta senza ragioni. Ma ieri sera il Presidente Obama ha tenuto la sua prima conferenza stampa, continuando a bucare lo schermo così come gli era riuscito in campagna elettorale, concedendosi il lusso di ritardare quasi mezzora sulla tabella di marcia ed evitando accuratamente la trappola delle lungaggini, ispirando un profondo senso di prammatismo e convinzione. Senza mentire, cosa che gli è riuscita anche abbastanza facile perché il suo discorso è stato quasi interamente incentrato sul futuro. E, soprattutto, senza correre il rischio di sottrarre spazio istituzionale al presidente attualmente in carica, rivelando in questo un grandissimo ed ammirevole senso della misura e del rispetto delle istituzioni (così com’era stato per l’encomiabile discorso di McCain, inutile ogni paragone con l’Italia).

[Vi riporto qui la prima parte della conferenza, per il resto seguite i link suggeriti da YouTube.]

Il primo discorso ufficiale del 44esimo Presidente si è incastrato alla perfezione nel quadro della giornata di ieri: dopo l’apertura in ribasso delle Borse sfiduciate (permettetemi di dirlo: un ottimo segno che i mercati abbiano fiutato l’aria del Cambiamento), mezzora dopo la fine della conferenza Wall Street tornava su del 2,98%. Le ragioni di questo effetto immediato sono forse da ricercarsi nella trasparenza con cui Obama ha deciso di affrontare i suoi cittadini, nel giorno in cui era stato reso pubblico il nuovo tasso di disoccupazione USA (6,5%, il più alto negli ultimi 14 anni). E la glasnost obamiana dimostra una volta ancora che le parole hanno un peso. [En passant, nella sua conferenza il buon Obama ha anche risposto alle curiosità dei giornalisti, annunciando che manterrà la promessa fatta alle sue bambine durante la campagna per le presidenziali, prendendo loro un cucciolo che diverrà la nuova mascotte della Casa Bianca. Di che razza? Meticcio, ovviamente: una piccola rivalsa per tutti i cani senza pedigree.]

Nel pomeriggio erano state divulgate anche le foto delle ore decisive della notte del 4 novembre. Come fa notare Luigi Rosa, non le immagini artefatte ad hoc che tradiscono l’artificiosità della messa in scena. Qui - per anticipare gli scettici - se manomissione della realtà c’è stata, è stata condotta da una mano magistrale, che è riuscita a trasmettere l’istantaneità di un’attesa fibrillante, regalandoci la dimensione familiare e umana del candidato.

Adesso, non che voglia ammantare di ulteriore aura mistica la sua figura, anche perché a questo punto potrei comunque ben poco, ma le riflessioni su Black Pig blog unite a un po’ di memoria mi fanno tracciare un parallelo tra i tentativi di altri candidati (miseramente falliti) e questo uso disinvolto della Rete condotto dallo staff del candidato democratico. Prima di lui già Ségolène Royale aveva provato a battere i sentieri del web 2.0 per dare impulso alla sua campagna elettorale, sbarcando in Second Life. Stessa strategia adottata anche dal nostrano partito dell’Italia dei Valori, che se non altro è l’unico partito di opposizione che abbiamo in parlamento. Gli strateghi di entrambi (que)gli staff avevano così tradito tutta la loro incompetenza in materia: Second Life non è un bacino di voti perché, a prescindere da ogni considerazione sul merito (a più riprese ho rimarcato le potenzialità del mezzo, sfruttate soprattutto a fini di propagazione culturale o aggregazione “comunitaria”), risulta essere molto meno frequentato del resto della rete. Il vero fronte politico del web 2.0 è una fascia che abbraccia forum, blog e canali di discussione (luoghi elettronici in cui l’utente svolge un ruolo attivo e pro-attivo) e che trova i suoi ripetitori in YouTube e Flickr (che con le loro immagini alimentano la fame iconografica di questi tempi transrealisti).

Come chiusura di una campagna che ha salutato con la CNN anche la prima eclatante dimostrazione di massa delle possibilità olografiche della comunicazione, sembrerebbe che mai prospettive furono migliori per un riallineamento della politica e dell’informazione con la tecnologia che, in maniera interstiziale, sorregge ormai i tempi e la società in cui viviamo.