Nel corso di una conferenza presso l’Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires, nel 1984, Italo Calvino parlò in questi termini di Se una notte d’inverno un viaggiatore: “L’impresa di cercare di scrivere romanzi “apocrifi”, cioè che immagino che siano scritti da un autore che non sono io e che non esiste, l’ho portato fino in fondo nel mio libro Se una notte d’inverno un viaggiatore. E’ un romanzo sul piacere di leggere romanzi; protagonista è il Lettore, che dieci volte comincia a leggere un libro che per vicissitudini estranee alla sua volontà non riesce a finire. Ho dovuto dunque scrivere l’inizio di dieci romanzi d’autori immaginari, tutti in qualche modo diversi da me e diversi tra loro: un romanzo tutto sospetti e sensazioni confuse; uno tutto sensazioni corpose e sanguigne; uno introspettivo e simbolico; uno rivoluzionario esistenziale; uno cinico-brutale; uno di manie ossessive; uno logico e geometrico; uno erotico-perverso; uno tellurico-primordiale; uno apocalittico-allegorico. Più che d’identificarmi con l’autore di ognuno dei dieci romanzi, ho cercato d’identificarmi col lettore: rappresentare il piacere della lettura d’un dato genere, più che il testo vero e proprio. Pure in qualche momento mi sono sentito come attraversato dall’energia creativa di questi dieci autori inesistenti. Ma soprattutto ho cercato di dare evidenza al fatto che ogni libro nasce in presenza d’altri libri, in rapporto e confronto ad altri libri” (la sottolineatura è mia).

Il Lettore e la lettrice (che ha un nome: Ludmilla) si ritrovano presto coinvolti in un gioco dai risvolti oscuri e potenzialmente pericoloso, un gioco che sembra proseguire (o anticipare) nella vita reale quelle che sono (o che saranno) le loro letture. Dietro la loro ricerca di un libro misterioso, che diventa presto un libro mutante per poi mutare l’intera quest nella caccia a uno scrittore seriale in crisi spirituale, si muovono gli ingranaggi di una lotta epocale tra l’OEPHLW (l’Organizzazione per la Produzione Elettronica d’Opere Letterarie Omogeneizzate) e l’APO (l’Organizzazione del Potere Apocrifo). La situazione è complicata dal fatto che l’APO è stata dilaniata da lotte intestine, sfuggendo di mano al suo fondatore (a sua volta un mezzo squilibrato) e scindendosi in due fronti contrapposti: “una setta d’illuminati seguaci dell’Arcangelo della Luce e una setta di nichilisti seguaci dell’Arconte dell’Ombra. I primi sono persuasi che in mezzo ai libri falsi che dilagano nel mondo vadano rintracciati i pochi libri portatori d’una verità forse extraumana o extraterrestre. I secondi ritengono che solo la contraffazione, la mistificazione, la menzogna intenzionale possono rappresentare in un libro il valore assoluto, una verità non contaminata dalle pseudoverità imperanti”.

Il passaggio che segue è un estratto dall’ottavo incipit, Sul tappeto di foglie illuminate dalla luna, il romanzo erotico-perverso che si finge scritto da Takakumi Ikoka, e rappresenta il culmine di uno dei brani più intensi del libro. Questo capitolo di romanzo è tutto giocato sul tentativo di cogliere l’essenza delle impressioni, imprimendo la sensazione sperimentata sulla tela del ricordo. Scongiurata ogni possibilità di comprendere la complessità del mondo - il caos verrà ribadito ancora nelle pagine che seguiranno - l’autore sembra voler suggerire di imparare ad apprezzare il momento. Ma non come attimo isolato, estrapolato dal reale, bensì come istante perfettamente incastonato nella spirale di pietre semipreziose del tempo.

“[...] la pioggia di foglioline del ginkgo è caratterizzata dal fatto che in ogni momento ogni foglia che sta cadendo si trova a un’altezza diversa dalle altre, per cui lo spazio vuoto e insensibile in cui si situano le sensazioni visive può essere suddiviso in una successione di livelli in ognuno dei quali si trova a volteggiare una e una sola fogliolina.”

C’è una compostezza stilistica in queste righe che risolve in un quadro di pace, serenità e certezze le pulsioni e gli istinti che trovano sfogo nelle pagine che le precedono. Le certezze verranno spazzate via subito dopo, ma per il momento si riesce a godere della pacificazione zen che l’autore (apocrifo) ha saputo toccare, dipingere e comunicare in questo frangente.

[Il tappeto di foglie di ginkgo è opera di Yos.]