Negli ultimi giorni, complici le novità sempre più cupe che ci bombardano dai mercati finanziari, ho insistito molto sul tema della totale mancanza di prospettive per il domani, il senso di diffuso pessimismo o di cieca noncuranza che ho voluto etichettare come futuro zero. Che ci sia una segreta speranza che il crack delle Borse aiuti ad azzerare lo status quo, gettando le basi per un nuovo inizio, è in fondo percepibile. Ma tra le forze all’opera sotto la superficie c’è anche chi sarà pronto a cavalcare il malessere dei cittadini sempre più impoveriti dalla recessione, come racconta Elena Stancanelli sull’ultimo numero dell’Espresso.

Il suo reportage reca un titolo emblematico: Fascisti per caso. E parte col botto per chi ha familiarità con certe opere che ormai hanno trasceso i confini del genere che le ha partorite. Il confuso richiamo a Guy Montag come modello di anticonformismo e appello identitario è quanto meno discutibile, ma non lascia perplessi più di tanto dopo le precisazioni - assolutamente non richieste - rilasciate da Ray Bradbury lo scorso anno.

Mi era piaciuto convincermi di una mia personale interpretazione da lettore: pensavo alla resistenza segreta di Fahrenheit 451 come una rielaborazione e credevo che i protagonisti memorizzassero le trame, e dunque il messaggio, scindendo il contenuto dalla forma, in un continuo processo di rigenerazione della conoscenza e della cultura. Finché il buon S*ommo non mi ha fatto notare che le cose non stavano proprio così. Nel processo di meditazione che sempre segue le letture più efficaci, avevo finito per mappare le mie convinzioni e i miei valori su un libro che mi aveva affascinato. Nel tempo, con l’affievolirsi del ricordo della sostanza e la persistenza inerziale degli umori e delle sensazioni di lettura, la mia personale rielaborazione era prevalsa, andando a intaccare l’oggetto (un po’ come accade nella meccanica quantistica, dove l’osservatore partecipa suo malgrado all’esito della misura, determinando lo stato dell’oggetto sotto osservazione).

L’esperienza maturata in prima persona non basta però a dissipare gli orizzonti adombrati dall’articolo della Stancanelli. La cupa immobilità di un futuro senza dissenso, omologato, improntato all’autoritarismo dirigista dei migliori regimi, è pericolosamente dietro l’angolo. Lo denunciava pochi mesi fa William Gibson, in una delle interviste rilasciate durante il tour promozionale di Guerreros. Signori che non hanno mai negato la loro fede siedono in Parlamento, nell’unico stato d’Europa in cui il negazionismo non è ancora stato riconosciuto come reato. E nel guardare il video registrato al raduno di Forza Nuova, è impossibile resistere alla morsa del futuro stretta intorno alla gola. Percependola per quello che è. Un’ipoteca sull’avvenire. Di tutti noi.

[Immagine tratta dal film Kyashan - La Rinascita, diretto da Kazuaki Kiriya (2004). Ringrazio 3pad per il prezioso memento.]