Ho sempre avuto la massima ammirazione per la satira e per chi è arrivato praticamente a dedicare alla causa la propria vita, legandola ad essa in maniera indissolubile, perché da sempre ritengo che un esercizio di acume e sottigliezza richieda il massimo talento e la massima dedizione per riuscire. Ho insomma in gran considerazione chi pratica l’arte, sbattendoci in faccia i limiti della società in cui viviamo e, di riflesso, la nostra piccolezza nel tollerarli. Ma negli ultimi tempi mi pare che anche sotto questo punto di vista le cose funzionino un po’ meno bene di una volta.

Se Albanese continua a castigarci con la sua bontà nella cornice veltroniana della mediocrità faziesca, il tentativo di ritorno di Luttazzi è stato disinnescato qualche mese fa perfino nell’autonomissima La7. E anche Sabina Guzzanti, che un tempo apprezzavo al pari del fratello Corrado, da quando le hanno ridotto gli spazi di visibilità mi sembra calata un bel po’ di incisività. Meno brillante dei tempi d’oro, meno lucida, si concede affondi che fatico a comprendere cosa c’entrino con la satira e il principio di libertà di parola a cui non ha mai esitato ad appellarsi. Se battere sulle prestazioni sessuali di un ministro che incidentalmente è anche una donna è il massimo della satira che si riesce a fare sui tempi che attraversiamo e lo stato della nazione e della nostra società, allora mi sa che serve un’iniezione di realtà. E forse è bene ricordare che le summenzionate performance risultano documentate a quanto pare solo dalle allegre battute di spirito del suo partner, nonché presidente, alias il nostro Presidente del Consiglio, persona la cui affidabilità di giudizio è ben nota a tutti.

A differenza della Guzzanti e della satira, la pur bella on. Mara Carfagna, apprezzabilissima sulle pagine dei calendari, non mi è mai stata particolarmente simpatica, né mi ha mai ispirato altro che buona volontà per quanto riguarda il suo profilo politico-istituzionale. Come si diceva a scuola un tempo, a volte la buona volontà non basta. Ma se, nonostante questo, il clima di insulto gratuito alimentato nei suoi confronti dall’agguerrita Guzzanti arriva a ispirarmi un moto di solidarietà - e voi sapete quanto comunista mi senta nel cuore e nel cervello - e a indispettirmi per la percezione di una certa volontà (come di distrazione dell’attenzione dai problemi veri del Paese), allora forse potrebbe essere l’avvisaglia di qualcosa di più serio: magari qualcosa, nella strategia satirica, non sta funzionando come dovrebbe.

Dal punto di vista pratico, tutto quello che è riuscito a fruttare la sua satira alla Guzzanti è stata un po’ di visibilità sulla stampa (pochissima in TV) e una citazione da parte della Carfagna. Citazione alla quale la Guzzanti ha risposto con la dichiarazione che la carica istituzionale che il ministro ricopre alle Pari Opportunità è un’offesa inaccettabile per tutte le donne. Poi, tra le solite cose, ha aggiunto: “Non vedo l’ora di andare in scena con Vilipendio e cantargliele insieme a voi”. Solo che noi, per cantargliele al ministro con lei, dovremmo pagare il prezzo del biglietto (dai 20 ai 35 euro, posto a sedere). Il che lascia insorgere qualche altro sospetto sulla natura della satira nei tempi che corrono e potrebbe suggerire, restando nell’ambito dell’integrità e della coerenza, anche qualche interessante ma cupa riflessione sul mercimonio della cultura come contraltare di quello - tanto biasimato - del corpo. Avrei voluto già parlare da tempo dei risvolti economici delle attività culturali e le circostanze mi offrono oggi l’opportunità di lanciare un tema che mi riprometto di affrontare presto.

[Ci sarebbe poi qualcosa da aggiungere anche sulla forte carica erotica di un ministro, ma sull'argomento il compagno Fernosky ha scritto parole definitive e ballardiane, per cui mi astengo].

Dramatis Personae. Come faceva notare il buon McNab75 ormai qualche mese fa, la parabola di Mara Carfagna è illuminante e per certi versi non può che essere ammirevole. Quali che siano i risvolti della sua ascesa politica, è un fatto che lei sia passata dalle luci dello showbiz a una forma di impegno istituzionale, in netta controtendenza rispetto al resto delle sue concittadine.
I discussi nastri con le intercettazioni delle telefonate hot tra omissis e Berlusconi sono stati distrutti. Per lo meno, non sembrerebbe esserne sopravvissuta traccia, se non negli ammiccamenti tra i due amiconi riportati da tutta la stampa nostrana. Berlusconi presiede sempre il suo quarto governo. Mara Carfagna non ha abbandonato il suo incarico ministeriale.
Le loro immagini ripulite da tutto il fango mediatico.
A questo punto uno si domanda perché, in un discorso che vuole fare della tutela della dignità la sua bandiera, il ministro Carfagna continui a tollerare certo squallore, dopo quello che è stata costretta a subire. Ma alle domande senza risposta uno dopo un po’ finisce per abituarsi.