L’altra sera, alla vigilia delle celebrazioni per il santo patrono della città più bistrattata al mondo, negli stessi minuti in cui il Napoli tornava in Europa dopo oltre un decennio di purgatorio, 25 km a nord-ovest del San Paolo una pioggia di piombo si abbatteva su sette extra-comunitari, davanti alla sartoria “Ob Ob exotic fashions” di Castel Volturno, al civico 1083 della statale Domitiana. 84 bossoli sono stati ritrovati sulla scena del crimine, e i corpi immersi in un lago di sangue. Una mattanza. La contrapposizione tra la festa della città e la violenza brutale dimostrata dai sicari è stridente.

Nella stessa serata, pochi minuti prima, un pregiudicato della zona era stato ucciso con la stessa ferocia a pochi chilometri di distanza, nella sala giochi che gestiva. Le autorità non ci hanno messo poi molto a collegare i due episodi. Ma a ben guardare i passi falsi commessi in poche ore non sono stati pochi. La stessa confusione che sembra regnare intorno alla vicenda nelle sedi della stampa è emblematica di una incertezza di fondo, mal dissimulata nell’eccesso di convinzione dimostrato fin dal primo momento. Basta leggere i due pur importanti servizi dedicati dal Corriere della Sera per farsene un’idea: mentre Far West tra Napoli e Caserta, 7 morti, uscito già nella tarda serata del 18 settembre con un titolo alquanto approssimativo dal punto di vista geografico, veniva rivisto nel corso del 19, veniva pubblicato un articolo che cominciava a rendere conto anche delle proteste degli extracomunitari della zona, Castelvolturno, rivolta degli immigrati dopo la strage di camorra. Il secondo pezzo corregge il tiro, ma restano imbarazzanti le discordanze interne al primo dei due articoli, in cui prima si colloca la sparatoria in una trattoria (noto “luogo di ritrovo per gli extracomunitari della zona”) e poi la si sposta nella sartoria di una delle vittime.

La spiegazione più attendibile (suggerita dall’assenza di firme a corredo dei pezzi) è che il Corriere non avesse nessuno in zona a rendere conto della strage e per questo in redazione si siano affidati ai dispacci delle agenzie stampa. Come è interessante notare dagli archivi dell’ANSA, fino alla tarda mattinata del 19 non erano in molti ad avere le idee chiare. Questa agenzia delle 00.30 del 19/9, per esempio, è emblematica: vi si parla di sette vittime, tutte nigeriane, mentre poi diverrà chiaro che tra le vittime nessuna era di nazionalità nigeriana, e che la settima fosse in realtà un italiano con precedenti per furto e rapina. Niente è invece emerso sui precedenti penali dei sei extracomunitari ammazzati. Converrete anche voi che un extracomunitario dalla fedina pulita ammazzato come un cane è cosa ben diversa da un delinquente extracomunitario fatto fuori in un regolamento di conti, ma il primo non serve agli scopi psico-terroristici di nessuno, mentre il secondo troverà sempre accoglienza come mostro in prima pagina. Gli errori capitano, per carità, ma quando vanno a costruire un quadro che avvalora l’ipotesi di ricostruzione avanzata senza esitazioni dagli inquirenti, qualche sospetto sulla buona fede degli organi di informazione diventa legittimo.

Dal pezzo del Corriere del 18/9, aggiornato il giorno dopo: “[...] la firma della camorra, nella terra dei Casalesi, è praticamente evidente, per gli inquirenti. Cento metri più in là inizia il comune di Napoli (Non proprio… NdR): la strage è avvenuta in un territorio popolato da extracomunitari - per lo più nigeriani e ghanesi - che portano avanti una fiorente attività di spaccio. Un rifiuto alla camorra, magari di fronte alla pretesa di una tangente supplementare, potrebbe aver innescato l’attrito fra extracomunitari e criminalità organizzata“.

La sartoria sarebbe così al centro di un “traffico di stupefacenti” (dal pezzo del 19/9), che giustificherebbe pertanto la relazione tra i due diversi agguati. Il 19/9 c’era stato senz’altro il tempo di effettuare i rilievi del caso sulle scene del crimine, come dimostrano i sigilli affissi dai magistrati sulla saracinesca sbarrata della “Ob Ob exotic fashions” mostrata in TV, e se l’ipotesi del traffico di droga fosse stata avvalorata dal riscontro delle perquisizioni, la ricostruzione operata dai giornali avrebbe avuto senza dubbio un altro senso. Invece non mi risulta ancora niente in questa direzione.

Il primo servizio utile è arrivato solo oggi, grazie a Marco Imarisio, autore sempre per le pagine del Corriere on line de Il clan dei giovani «impazziti»: l’eccidio, poi spari per fare festa, che oltre a contestualizzare storicamente l’episodio ne svela anche gli inquietanti retroscena (la reazione dei guappi locali, gli spari al cielo). Le indagini si stanno orientando verso una banda di reduci del clan Bidognetti (pionieri del business dei rifiuti come rivela il pentito Vassallo e affiliati con i famigerati Schiavone nella Confederazione dei Casalesi),  ansiosi di imporre la loro legge sul territorio dopo la decapitazione dei vertici. Ma viene comunque trascurato un elemento: la probabile - plausibile verrebbe da dire, considerate le circostanze - estraneità al crimine organizzato di 6 delle 7 vittime. Sei extracomunitari (di cui le grandi testate non hanno ancora onorato il nome), colpiti solo per il colore della loro pelle, forse per impartire una lezione alle organizzazioni nigeriane che contendono la zona ai Casalesi.

E viene allora da chiedersi perché non si sia scatenata una tempesta mediatica a copertura della veemente protesta degli extracomunitari della Piana del Volturno, umiliati dal caporalato e dagli abusi, stretti tra i due fuochi della mafia nigeriana (che magari starà anche cavalcando l’onda della protesta, questo paese dopotutto ha una lunga tradizione di infiltrazioni volte a pilotare i movimenti di massa) e dei signori di Gomorra. Il commento più arguto su quanto è successo e sta succedendo arriva ancora una volta da Giuseppe D’Avanzo, uno dei rari nomi capaci di nobilitare l’informazione qui da noi. Su Repubblica.it è uscito oggi il suo commento Il valore di quelle vite, che vi invito caldamente a leggere.

Castel Volturno è una città travolta dallo sviluppo dissennato che ha prodotto la fortuna dei Casalesi. In meno di quarant’anni ha più che decuplicato la sua popolazione, passando dai 3.661 abitanti del 1971 agli oltre quarantamila che oggi vivrebbero sul suo territorio comunale, tra costruzioni abusive e baraccopoli. Di questi la metà sarebbero clandestini e comunque non risultano censiti.

Scrive Imarisio nel pezzo citato: “La città conta ufficialmente 21 mila abitanti, ma accanto ad essi è come se fosse sorta una città gemella popolata solo da clandestini. Lo dice chiaro l’ammontare pro capite della tassa sui rifiuti. Il Comune paga esattamente il doppio di quello che dovrebbe produrre in base ai residenti registrati all’anagrafe. Ma Castelvolturno è soprattutto la città dei Casalesi. Il posto che contiene gli investimenti immobiliari a cinque stelle e i tuguri dei disperati nei quali pescare reclute a basso costo, i grandi progetti e i boschi dove si nascondono gli eroinomani da rifornire con la dose quotidiana. L’Alfa e l’Omega del loro atlante criminale, dentro al quale adesso si agita una scheggia impazzita. Un piccolo gruppo di camorristi giovani e imbottiti di cocaina, stanchi del limbo nel quale il clan dei Bidognetti è stato costretto da arresti e condanne, che ha deciso di rinegoziare ogni alleanza, e di alzare il prezzo con gli stranieri, per rivendicare il primato della camorra. Negli ultimi dieci mesi hanno firmato 16 omicidi. All’inizio erano 4-5 elementi, adesso sono già una dozzina. La violenza paga, fa proseliti. In questa Babele, è l’unico linguaggio riconosciuto“.

Navigando con Google Map si ha la possibilità di esplorare dall’alto la città e i suoi dintorni. Il sito indicato come Villaggio Coppola, fino a poco tempo fa, non risultava in nessun documento catastale. Ufficialmente al suo posto si trovava ancora una pineta, distrutta a partire dagli anni Settanta. Magari chi ha visto il film vi riconoscerà i luoghi di Gomorra, il film di Matteo Garrone tratto dal bestseller di Saviano, che avrebbe meritato di essere proiettato in tutte le scuole di Bassitalia a inaugurazione del nuovo anno scolastico.

[Le foto a corredo di questo articolo sono ANSA, tranne l'ultima che è opera di Luigi Caterino e ritrae Villaggio Coppola, a Castel Volturno (CE). Fate un salto sul suo blog e sul suo album Flickr. Meritano attenzione.]