Così titolavo un post sullo Strano Attrattore 1.0, alle prime avvisaglie (se così si può dire) della scorsa campagna elettorale. Parole profetiche? Non saprei, fatto sta che Wòlter Veltroni, dopo avere rubato e banalizzato il motto di Barack Obama (dimenticandosi che le primarie che Obama si stava giocando e che poi ha vinto lui qui in Italia le aveva truccate, o facendo finta di non ricordarsene, cosa in cui risulta particolarmente efficace), adesso si è fatto venire in mente che è a capo di una opposizione che si vorrebbe di centrosinistra. Volerlo è legittimo, per carità. Dimostrarlo è però un’altra cosa rispetto al desiderio.

Ma il frontman dei liberal chic nostrani ha bypassato il problema con una di quelle geniali manovre a sorpresa di cui è costellata la sua carriera (ricordate la sua promessa a Chetempochefa?). E così ha pensato a una Scuola per i democratici, evidentemente una scuola per ripetenti, come risulta fin dal nome: Scuola Estiva del Partito Democratico. Non per correggere gli errori del passato, sia inteso. Ma per somministrare un po’ di propaganda bianca alla base del Partito (ammesso che una base ci sia a chiudere con l’altezza delle vette dirigenziali e l’ipotenusa del consenso popolare il magico triangolo elettorale).

Il discorso che gli autori gli avevano preparato per il corso è uno spot perfetto, confezionato allo scopo di ammantare la figura del leader di un’aura di credibilità. Come testimonia la stampa bipartisan che si vorrebbe di controregime (tutti a volere, di questi tempi…), nel suo intervento Veltroni è riuscito perfino ad attaccare il Governo, cosa a cui da 9 mesi a questa parte avevamo perso un po’ tutti l’abitudine. Sarà stato per questo che la cosa non ha suscitato le reazioni che uno si sarebbe aspettato: fuochi d’artificio sulla stampa, post dai toni trionfalistici nella blogosfera di parte e contrattacchi stizziti dall’emi-blogsfera di colore opposto. E invece niente, le parole di Veltroni sono passate quasi inosservate, come se avessero espresso nient’altro che il dissenso di una corrente minoritaria interna alla maggioranza stessa. Dopotutto ci eravamo così bene abituati a vedere il PD dialogare con il PDL che ci sembrava davvero che quella L rappresentasse solo un orpello alfabetico o, al massimo, un refuso, e manco per sogno una discriminante.

 

Comunque, adesso che gli autori della segreteria personale hanno ridestato il leader dalla sua presunta amnesia, sarebbe bello che un meccanismo di opposizione venisse messo in moto. Se a fare le domande che ci volevano alla Festa Democratica ci fossero stati dei giornalisti e non dei paggi televisivi, forse adesso avrei avuto anche qualche risposta agli interrogativi che mi sarebbe piaciuto porgere alla dirigenza, nelle persone di Wòlter e del fido Conte Max, primo-ministro-ombra-nell’ombra del governo-ombra di Wòlter (ci siamo capiti…). Che sono, nella fattispecie, le seguenti:

1. Come avrebbero risolto loro la crisi rifiuti in Campania, mentre Berlusconi si indaffarava a nascondere la spazzatura sotto i tappeti?

1 bis. In caso di risposta alla prima domanda: perché non hanno intrapreso iniziative per farsi ascoltare, mentre tenevano in piedi il dialogo con il Governo?

1 ter. In caso di risposta alla prima domanda: hanno intenzione di mettere in atto qualche iniziativa, quando - molto presto, a prestare ascolto a certe voci - la stessa emergenza tornerà a crescere in tutta Bassitalia?

2. La soluzione Berlusconi al disastro dell’Alitalia è in realtà un’idea rubata al PD (magari trafugata da Colaninno)?

3. Le libertà tanto invocate che ci sarebbero state sottratte dal Governo Berlusconi, i diritti civili che ci sarebbero stati negati solo adesso, esattamente in quale periodo ci erano stati accordati?

3 bis. In caso di risposta alla domanda precedente: come mai questa carenza di informazione?

3 ter. In caso di mancata risposta alla domanda 3: come giustificano la difesa di quei diritti civili (o di almeno una parte di essi) di fronte alla componente teodem del PD?

4. Il Governo Berlusconi ha riaperto le porte al nucleare. La chiusura alle rinnovabili testimoniata da tante scelte del PD, soprattutto a livello locale, fa parte dello stesso disegno?

5. Per Wòlter: prima della sua uscita sulle leggi razziali, niente gli aveva dato ragione di sospettare delle posizioni di Alemanno?

6. Due parole sull’Abruzzo. A braccio.

7. Argomento a piacere.

Queste sono le domande a cui mi sarebbe piaciuto ottenere qualche risposta. Mi toccherà accontentarmi dell’illusione che gli interpellati avrebbero saputo darmela.