[Pubblicato sullo Strano Attrattore 1.0 il 22-08-2007.]
Come ricordava Carmilla nei giorni scorsi, domani 23 agosto saranno 80 anni dall’esecuzione di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, due “anarchici bastardi” come ebbe a definirli il giudice Webster Thayer prima di condannarli a morte per un duplice omicidio che non avevano commesso, come avrebbe riconosciuto ufficialmente il governatore del Massachusetts Michael Dukakis nel 1977 (”Io dichiaro che ogni stigma ed ogni onta vengano per sempre cancellati dai nomi di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti“). All’epoca inutile fu la campagna pro Nick and Bart lanciata da importanti intellettuali d’oltreoceano, con l’appoggio della comunità italiana d’America.

Queste furono le ultime parole rivolte da Vanzetti al giudice Thayer: ”Io non augurerei a un cane o a un serpente, alla più bassa e disgraziata creatura della Terra — io non augurerei a nessuna di queste ciò che io ho dovuto soffrire per cose di cui io non sono colpevole. Ma la mia convinzione è che ho sofferto per cose di cui io sono colpevole. Io sto soffrendo perché io sono un radicale, e davvero io sono un radicale; io ho sofferto perché ero un Italiano, e davvero io sono un Italiano [...]

E come italiani e radicali, come anarchici bastardi e simboli delle peggiori ingiustizie perpetrate dal sistema, voglio ricordare questi due eroi del Novecento. Rileggendo le commoventi parole che ebbe per loro un grande come Kurt Vonnegut:

[...]Mi sembra strano, oggi, dover spiegare chi fossero Sacco e Vanzetti. Recentemente ho chiesto a Israel Edel, l’ex portiere notturno all’Arapahoe, cosa sapeva lui di Sacco e Vanzetti, e mi ha risposto senza esitazione che erano due giovani di buona famiglia che, a Chicago, avevano commesso un omicidio per provarne il brivido. Li aveva confusi, insomma, con Leopold e Loeb.
Perché dovrebbe sconvolgermi questo? Quand’ero giovane, ero convinto che la storia di Sacco e Vanzetti sarebbe stata raccontata tanto spesso quanto la storia di Gesù Cristo, suscitando altrettanta commozione. Non avevano forse diritto, i moderni - pensavo - a una Passione moderna come quella di Sacco e Vanzetti, che si concludeva sulla sedia elettrica?

(Un pezzo da galera, 1979)