[Pubblicato sullo Strano Attrattore 1.0 il 29-07-2007.]

Sulla scorta di quanto detto e riportato nei giorni scorsi, mi avventuro nella mia definizione. Se avrete l’impressione che questa rimastichi le altre - ben più illustri - definizioni, la vostra impressione sarà corretta. Nulla si inventa e nulla si distrugge, come vedremo tra poco… Ma si tratta, come sempre, di un’ipotesi. E nulla è definitivo.

La fantascienza è la letteratura del mutamento, del possibile e del superamento. Mostra come, cambiando alcuni parametri della nostra realtà (società, storia, tecnologia), potrebbe diventare o avrebbe potuto essere il nostro mondo. E siccome il mutamento è al centro di ogni storia della letteratura che valga la pena leggere, il fatto che il mutamento sia la premessa per una storia di fantascienza rende automaticamente il genere una meta-letteratura, che si interroga sul mondo, sull’uomo e sul loro destino. La fantascienza è l’ultima frontiera dell’avanguardia culturale, artistica e civile. Un passo letterario verso l’escatologia.

Se qualcuno si sta chiedendo il perché della copertina di Babel-17… be’, parafrasando Mick Jagger potrei dire che “se cercate un altro nome per la fantascienza, potete chiamarla Samuel R. Delany“: ne incarna la quintessenza (avventura, speculazione, indagine sociale, sperimentazione, nostalgia del futuro e traslazione storica, tutto), quindi, avendo superato la prova dei dati preliminari, la mia ipotesi non può che essere smentita da una futura controprova. A voi il divertimento di scovarla…

E il connettivismo? Nei giorni scorsi, nella Lista di Fantascienza di Yahoo! Gruppi, azzardavo che:

Il connettivismo è un tentativo di coniugare l’indagine sociale con la speculazione scientifica, l’estrapolazione tecnologica e l’alternativa storica, realizzando una ideale fusione tra tradizione umanistica e attualità scientifica.

Ma, in fondo, c’è anche una definizione un po’ più larga, venuta fuori ad Anghiari:

Il connettivismo è la fantascienza degli scrittori nati nel tempo di internet.