[Pubblicato sullo Strano Attrattore 1.0 il 03-08-2008.]

Ieri mattina, 2 agosto 2007 a Bologna: 27 anni dopo la strage infame che interruppe 85 vite e ne segnò per sempe altre centinaia. Minuti di profonda comunione civile che scandiscono il cuore di una città ancora viva.

Nel 1980 non ero nemmeno ancora nato. C’erano 42 gradi quel giorno di mezza estate, la stazione era affollata di gente, adulti, bambini, ragazzi, anziani, in partenza per le vacanze o di passaggio, come in tutte le stazioni. Ci saranno stati dieci gradi di meno, ieri, su una piazza ancora più affollata per la gente confluita nel ricordo di chi, 27 anni prima, nello stesso posto si era visto cancellare un futuro. Anche stavolta, però, nel cielo terso di agosto risplende un sole accecante.

Quando arrivo c’è un’aria strana. Bolognesi, presidente dell’associazione che raccoglie i parenti delle vittime, sta parlando, sottolineando una volta (necessaria) di più, che chi è stato capace di mettere in opera un attacco così diabolico non può essere considerato alla stregua di un cittadino qualunque, che la logica del baratto ideologico dei prigionieri politici è un’altra anomalia italiana, che il nome dei mandanti resta ignoto. Ieri, in quella piazza, ogni parola sembrava avere un peso diverso. Un’eco che solitamente non è facile cogliere nelle profondità del nostro io e delle nostre coscienze. Qualcosa, un sapore, forse, di giustizia, che mi spinge a credere che ognuno di noi, prima o poi, debba passare su quella piazza, in pellegrinaggio laico sotto l’occhio vigile di un orologio fermo per sempre su un’ora: un minuto tra le 10:24 e le 10:26 di 27 anni fa, quando molti di noi non erano nemmeno ancora nati.

Il dipinto sopra è opera di Valentino Albini.