[Pubblicato sullo Strano Attrattore 1.0 il 19-06-2007.]

Siamo solo granelli di sabbia abbandonati sulle rive dell’infinito, in ascolto di una risacca cosmica che manda segnali confusi ed equivoci, evocando immagini confuse. Immagini che attraggono. Immagini che respingono. Immagini destinate all’oblio. Nell’eco del tempo vissuto. Nel ricordo sfumato di quello sognato.

Non esiste nessuna caverna. Solo la volta notturna di un cielo stellato, sopra il nostro essere minerale. Una notte di velluto, trapunta di luci che ci raggiungono dopo un viaggio durato milioni di anni. E nella persistenza della memoria si compie l’illusione dell’istantaneità.

I ricordi sono solo porte su altre versioni meno aggiornate delle nostre personalità, una sorta di storico dell’individuo, che nella sua forma ultima è su quella spiaggia ai confini del tempo, che attende e si crogiola nella notte universale.

Siamo già vissuti e già morti. Siamo stati e sempre saremo. Come insegnavano i nostri amici di Tralfamadore.


La Galassia di Andromeda (M31), immortalata da Robert Gendler.