[Pubblicato sullo Strano Attrattore 1.0 il 18-06-2007.]

Si parla spesso di illuminazioni, di folgorazioni. Epifanie di luce che ci aiutano - magari per il breve volgere di un istante - a uscire dall’ombra dell’oblio, dalle tenebre della dimenticanza. Può un raggio di luce dirci chi siamo? Non credo, onestamente, ma a volte un raggio di luce può ricordarci da dove veniamo. Capita di rado, ma quando succede è come un trucco riuscito alla perfezione, un gioco di prestigio psichico.

A lasciarmi a bocca aperta ci è riuscito oggi IguanaJo. Il contrasto chiaroscurale di questo suo lavoro mi ha sbalzato quindici anni (sarò onesto, venti anni…) indietro. I raggi del sole che piovono dalle nubi portano la chiave d’accesso mnemonica verso un diverso piano dell’esistenza, quando le giornate erano troppo corte e i crepuscoli sancivano la fine dei giochi.

Le stagioni peggiori sono in quegli anni quelle in cui l’anno sgocciola via. Ottobre. Novembre. E poi dicembre, l’inizio almeno. Con l’arrivo delle feste si inizia già a intravedere un ritorno alla vita, e se non sarà subito primavera le nevicate offriranno piacevoli diversivi alle ore spente del giorno. Venti anni dopo, l’autunno è diventato il miraggio di un ristoro dei sensi, ma oggi come ieri resta la promessa della rinascita. La suggestione, invece, è diversa. Anche questo è un segno del tempo che passa. Dei giorni che fuggono via…