[Pubblicato sullo Strano Attrattore 1.0 il 04-06-2007. Rimando al vecchio blog per l'interessante dibattito che scaturì da questo post. A distanza di poco più di un anno, la mia posizione resta la stessa.]

Una delle aspirazioni più saldamente radicate nell’animo umano è il desiderio di immortalità, che si estrinseca a diversi livelli dall’istinto biologico della procreazione “pilotato” dal software genetico (e non c’è bisogno che ricordi che in greco antico “timoniere” era kybernetikos), all’ossessione culturale per l’eternità che guida le civiltà occidentali (o più in generale, andando a ritroso, mediterranee), dalle dinastie faraoniche all’odierna civiltà dell’immagine, in una dinamo a ciclo continuo che ha caricato le batterie del sogno attraverso i secoli, attraverso il duro lavoro di uomini di cultura (come Dante e il dolce stil novo, finalizzato a regalare l’eternità alla donna bramata dal poeta, oppure i Romantici che recuperano il potere della poesia come strumento per appagare il loro anelito all’infinito) e di stato. Meno vincolate a questa logica appaiono alcune tradizioni non esclusivamente orientali: gli Etruschi, per dire, non usavano il marmo per le loro costruzioni (non solo funebri) perché la sua durevolezza mal si adattava alla caducità di tutte le cose, e non a caso di tutte le antiche civiltà dell’Europa occidentale gli Etruschi restano la più oscura, quasi avessero cercato di portare nelle loro tombe ogni traccia del loro passaggio. Inutile richiamare poi il concetto del Nirvana, proprio dell’Induismo per cui indica un’assenza di stimoli che mantengano in vita il desiderio, ma ripreso dal Buddhismo che ne fa un fine ideale, la liberazione dal dolore, il naufragio nel non-essere: un’eterna sospensione nell’atarassia e nell’aponia.

In questi tempi di accelerazione verso il futuro, è naturale che il sogno dell’immortalità alimenti le prospettive degli uomini, almeno quelli abbastanza attenti da accorgersi che il nostro presente è sempre più prossimo al dominio probabilistico del domani. Il longevismo si è così attestato come una delle colonne portante del movimento transumanista: in esso ricadono tutti quei settori che cercano di estendere la durata della vita biologicamente (attraverso tecniche di manipolazione genetica o chirurgia dei trapianti) oppure tecnologicamente (attraverso la messa a punto si sistemi di archiviazione dei dati di capacità idonea a contenere tutte le esperienze della vita o a supportare una riproduzione elettronica - digitale oppure quantistica - della stessa mente umana, oppure attraverso la cibernetica, gli impianti prostetici, etc.). L’obiettivo finale resta l’abolizione dell’ultima barriera: la morte.

So che con questa mia riflessione sfiderò il senso comune e probabilmente muoverò un ulteriore passo verso una certa eresia che potrebbe scandalizzare i propugnatori duri e puri del progresso, ma della vita eterna non saprei che farmene. La prospettiva di secoli e magari millenni da riempire in qualche modo mi atterrisce, mi spaventa visceralmente, mi fa orrore. Tremo al solo pensiero. Potrei vedere il futuro con i miei occhi, certo, magari partecipare con un ruolo attivo alla sua perpetua ri-costruzione, ma questo in una certa misura mi priverebbe anche di quel sacro fuoco che anima chi sa di avere davanti a sé un tempo limitato: è risaputo che qualcuno rende meglio sotto la spada di Damocle delle scadenze, e io probabilmente sono tra questi. Ma una domanda che mi perseguita (e che probabilmente mi renderà estremamente impopolare) è la seguente: che cosa avrà la gente di tanto importante da fare da desiderare un tempo infinito per farla?

Me lo chiedo sul serio, e non riesco a trovare una risposta plausibile. Inoltre, mi sembra che in qualche misura chi si appiglia a sogni simili tende a perdere di vista una certa attualità che invece non dovrebbe sfuggire a chi si proclama progressista o futurista o transumanista (o magari connettivista): man mano che il progresso accelera, entrano nella nostra portata possibilità inconcepibili fino a pochi anni prima. Ogni nuovo anno incasso la conferma che negli ultimi 12 mesi ho compiuto più progressi e terminato (o messo in piedi) più progetti di quanti ne abbia concepiti nei 12 mesi precedenti. Andare avanti su questa strada mi basta. E’ questo il mio sogno per il futuro: proseguire questo percorso sempre più denso, compatto, veloce, finché sarà possibile.

Dopo, la speranza di aver lasciato un bel ricordo (non necessariamente un segno, ma una traccia di qualche tipo) mi basterà. Tutto quello che potrei chiedere a quel punto sarebbe solo un riposo eterno. Un eterno naufragio, lontano dagli atomi, dalla carne, dalla coscienza, dal mondo degli uomini e della materia. Un nirvana, sei piedi sotto terra.


Necropoli etrusca a Marzabotto (BO). Foto di Mauro Pavan (1990).
Foto di apertura: necropoli di Tarquinia (VT), particolare dalla
Tomba dell’Orco.